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Cronaca

Da 120 anni nel commercio di combustibili: "Sta speculando chi estrae il petrolio. Di questo passo la benzina a 4 euro al litro"

"Mi dispiace molto che i nostri clienti possano pensare che siamo noi, rivenditori finali, a lucrare e a speculare sulla situazione attuale di guerra"

Opera da 120 anni nel settore del commercio di combustibili e ne ha viste un po' di tutte, dalla crisi della seconda guerra mondiale all'austerity del 1973, e per questo motivo la "Bronchi Combustibili" di Panighina di Bertinoro, azienda storica della Romagna - per voce del suo amministratore commerciale Guido Bronchi - vuole spiegare ai suoi clienti in cosa consistono gli aumenti, ormai quotidiani, del carburante e del combustibile da riscaldamento che sono costretti a imporre sui loro prodotti.

"Mi dispiace molto che i nostri clienti possano pensare che siamo noi, rivenditori finali, a lucrare e a speculare sulla situazione attuale di guerra, e aumentare i costi dei combustibili per l'agricoltura, per la pesca o della benzina in genere - spiega Bronchi - Vorrei spiegare che non è così. Qualcuno pensa che approfittiamo del fatto che, essendoci la guerra, abbiamo cresciuto i prezzi. No, non è assolutamente così. Noi siamo un mezzo, un tramite. Non siamo quelli che guadagnano. Chi ci guadagna è chi estrae il petrolio (e infatti aumenta il costo del petrolio al barile) e chi, in questo momento, ne sta accantonando in gran quantità sottraendo del prodotto al mercato per poi tirarlo fuori quando magari ce ne sarà ancora meno. Purtroppo è il mercato e noi siamo, come i clienti, gli ultimi a decidere".

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Ma avete problemi anche voi?

Per adesso no. Ma è una situazione rischiosa anche per noi. Non è escluso che prima o poi qualche ditta di autotrasporti con grandi importi a debito non riesca a pagarci e allora sì che diventano problemi. Ma non solo, uno dei primi problemi che abbiamo subito avvertito da quando è iniziata la guerra è che sono calati i consumi, la gente sta più attenta a utilizzare carburante e gasolio per riscaldarsi. In più noi non riusciamo più a comprare gli stessi quantitativi di prodotto. Se prima acquistavamo 10 ora acquistiamo 3 e mezzo perché non c'è più prodotto in giro. C'è qualcuno che ne acquista in grandi quantità togliendolo dal mercato. E quando sul mercato il prodotto cala, il prezzo aumenta.

Come sono gli aumenti?

Beh, noi siamo stati abituati ad aumenti a una cifra, di un centesimo al massimo, ora ogni giorno ci sono aumenti a 2 cifre, di 10 o 20 centesimi. Se continua così il prezzo del petrolio potrà andare anche a 200 dollari al barile che significa la benzina a 4 euro al litro. Non ci voglio pensare...

Come se ne esce?

Secondo me bisogna chiedere aiuto all'America, che spinge molto sulle sanzioni alla Russia, o ai Paesi Arabi che hanno petrolio e chiedere di vendercelo a prezzi normali, come quelli di prima della guerra, altrimenti non ne usciamo. Del resto è iniziato tutto con la guerra perché noi acquistiamo petrolio dalla Russia per il 30% e metano per il 40%. Il problema è tutto lì, il mercato è in fibrillazione per le sanzioni e qualcuno sta facendo scorte provocando gli aumenti quotidiani che colpiscono il cliente finale.

Il consiglio che può dare ai suoi clienti?

Innanzitutto li vorrei rassicurare, perché ci tengo molto, che non siamo noi a guadagnare. Di quegli aumenti noi non vediamo nemmeno un centesimo in più. Poi vorrei ricordare loro che siamo qui da 120 anni, il nostro supporto è di non lasciare a piedi nessun cliente e di dare sempre il miglior prezzo possibile sul mercato.

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