Patrignani (Confcommercio): "I commercianti sono i nuovi poveri"

"I commercianti non sono per caso destinati a diventare nuovi poveri e a rinfoltire il numero degli ottomila disoccupati del territorio?"

“I commercianti cesenati che chiudono bottega a causa della crisi ma anche della mancanza di condizioni ambientali favorevoli a chi fa impresa (alte tasse locali, burocrazia opprimente, inadeguatezza delle politiche a favore del commercio, traffico e sosta non al servizio delle esigenze dei cittadini) non sono per caso destinati a diventare nuovi poveri e a rinfoltire il numero degli ottomila disoccupati del territorio?”: lo chiede provocatoriamente Corrado Augusto Patrignani, presidente Confcommercio cesenate.

“Ho posto questa domanda retorica - con risposta affermativa evidentissima in partenza - al sindaco Lucchi al confronto Vox Populi organizzato da Confcommercio con i candidati sindaco la settimana scorsa, quando il sindaco uscente ha rimarcato che poveri e famiglie in difficoltà sono in testa all'agenda politica per la prossima legislatura”

“Giusto considerare la povertà crescente una priorità a cui far fronte, non c'è dubbio. Altrettanto giusto, però, prevenire che si manifestino altre forme di povertà, provenienti ad esempio da un settore come il commercio dove chi chiude l'esercizio è privo di ammortizzatori sociali e rischia di precipitare nella fascia delle persone economicamente non attrezzate, per di più con prospettive di pensione lontanissime e i ristrettissime. Meglio prevenire che curare, dunque”, è il monito di Patrignani.

“Allora preveniamo! La difesa del commercio e della rete distributiva al dettaglio, attraverso provvedimenti concreti e coerenti, è non solo per Confcommercio e per le imprese ma oggettivamente per tutti e prima ancora per il bene della città un obiettivo prioritario da conseguire: per non svuotare le vetrine, per non sguarnire di servizi la città, per evitare che si formino sacche di altri disoccupati espulsi dal commercio. La crisi morde ancora, interminabile, ma si può fare qualcosa (e non poco), anche a livello locale”.

Le proposte di Patrignani sono queste: “Abbassare l'Imu per le attività produttive. Abolire la tassa di occupazione su suolo pubblico: bar e ristoranti che forniscono servizi aggiuntivi ai clienti fanno un favore anche alla città e già, anche senza Cosap, pagano tasse alte. Abolire inoltre anche l'imposta di soggiorno: perchè è inospitale fare pagare ai turisti che scelgono Cesena quello che pagherebbero andando in città italiane di primissimo livello e di appeal internazionale. Non perdiamo il senso delle proporzioni! Se vogliamo far decollare la Grande Malatestiana non possiamo e non dobbiamo rendere esose le nostre pretese sui turisti con un'assurda imposta di soggiorno che danneggia gli alberghi e più in generale l'immagine della città turistica ancora tutta da concretizzare, fra l'altro”.

“Una sfida cruciale per i candidati sindaco e le loro liste in lizza alle amministrative è ridurre le tasse, abolirne alcune spiegando agli elettori e dove verranno trovate le risorse attraverso la spending review. Anche per salvare il commercio come bene supremo, essenziale della città, attivando inoltre politiche di rilancio che scaturiscano anche da una visione più liberale di traffico e sosta, che vanno messi al servizio dei cittadini, e non il contrario”, conclude Patrignani.

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