Collina e montagna abbandonate dai residenti, aumenta il rischio frane

Secondo le elaborazioni di Coldiretti regionale sui dati del censimento agricoltura in venti anni le aziende agricole delle zone collinare e montane si sono più che dimezzate, passando dalle oltre 64 mila dell’inizio degli anni Novanta alle 27.420 del 2010

Una vera e propria fuga dalla collina e dalla montagna dell’Emilia Romagna quella fotografata dall’Istat tra il 1990 e il 2010. Secondo le elaborazioni di Coldiretti regionale sui dati del censimento agricoltura in venti anni le aziende agricole delle zone collinare e montane si sono più che dimezzate, passando dalle oltre 64 mila dell’inizio degli anni Novanta alle 27.420 del 2010. Per evitare un ulteriore abbandono, Coldiretti ha scritto al presidente della Giunta regionale, Vasco Errani, all’assessore alla Sicurezza territoriale e Difesa del suolo, Paola Gazzolo e all’assessore all’Agricoltura, Tiberio Rabboni una lettera in cui l’organizzazione dei coltivatori afferma che “è necessario una forte azione per reperire le risorse necessarie per ripristinare le situazioni gravemente danneggiate dalle frane di questi giorni”.

“Prendiamo atto con soddisfazione – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – della tempestività con cui l’amministrazione regionale ha raccolto i dati per dichiarare lo stato di emergenza, evidenziando i danni alle opere pubbliche e alla viabilità, ma è necessario dare un segnale di presenza attenta di tutte le istituzioni a fianco dei cittadini dell’Emilia Romagna, ancora una volta colpiti da eventi eccezionali e imprevedibili”.

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"Lo spopolamento nelle zone interne con il calo del presidio agricolo – commenta Coldiretti – si avverte soprattutto in situazioni come quelle di questi mesi in cui nel solo mese di marzo è piovuto oltre il triplo della media del periodo. Il venir meno della cura dei terreni e dei fossi, con l’aumento dei territori incolti, ha contribuito non poco alle frane che in questi giorni interessano tutta la dorsale appenninica. Ad essere colpite – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – sono soprattutto le aziende agricole che operano sul territorio".

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