Coldiretti: "Contro le truffe promuovere la filiera corta"

Per prevenire e bloccare alla fonte questi pericolosi raggiri occorre accelerare l'entrata in vigore dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime

Bene i controlli 'dal campo alla tavola', perché consentono di smascherare truffe che mettono a rischio la salute dei consumatori, inquinano il mercato e danneggiano i produttori, ma per prevenire e bloccare alla fonte questi pericolosi raggiri occorre accelerare l’entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime e soprattutto puntare su di un modello di sviluppo "a filiera corta e tutta italiana". Così Filippo Tramonti, presidente Coldiretti Forlì-Cesena, commenta l'ingente sequestro di false mozzarelle made in Italy portato a termine con perquisizioni e sequestri, effettuati anche sul territorio provinciale dal Corpo Forestale.

“Per combattere e stroncare tali inganni - sostiene Tramonti - occorre sì vigilare ma anche investire in qualità e trasparenza. Valori che ben si riassumono e ritrovano nel concetto di km zero e filiera corta". Proprio sul territorio locale, nel triangolo Forlì-Cesena-Rimini, è nato nel novembre 2010 uno dei primi esempi di filiera corta tutta italiana e perfettamente rintracciabile, quella che ha dato vita al progetto del pastificio Ghigi. Il progetto in questione si basa sulla creazione della prima filiera corta in Italia nel settore del frumento: un modo per assicurare agli agricoltori, attraverso la mediazione dei Consorzi Agrari, la giusta remunerazione e il controllo sulla produzione della materia prima ma anche per garantire al consumatore finale un prodotto ottenuto esclusivamente da grano duro italiano. E questo è un esempio molto importante, perchè è l'unico pacchetto di pasta oggi in commercio che riporta sulla confezione la provenienza del grano duro ed in più ogni pacchetto di pasta è "firmato" e garantito dai produttori agricoli”.

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