Cronaca

"Ci ammaliamo di Covid e di stress", lo sciopero degli infermieri provati davanti al ritorno del virus

"Abbiamo raggiunto il punto di non ritorno. Siamo arrivati alla presenza del Covid stanchi, frustrati e delusi dalla politica"

"Abbiamo raggiunto il punto di non ritorno" queste le parole con cui Francesca Batani, un'infermiera del Bufalini, apre una lettera scritta col cuore in mano in questo periodo durissimo e pesante soprattutto per gli operatori sanitari. Per questo motivo lunedì 2 novembre gli infermieri di tutto il territorio nazionale incroceranno le braccia e faranno sciopero per 24 ore. Francesca Batani, infermiera del sindacato Nursing Up lavora al Bufalini da 32 anni. Come molti suoi colleghi si è spostata in vari reparti conoscendo a fondo la macchina operativa. Ha lavorato in psichiatria 8 anni, in malattie infettive 15 anni, in medicina interna 7 anni come case manager e da 2 anni è in ambulatorio vulnologico. Nel periodo Covid è tornata in medicina (trasformata in reparto covid) per l'intera durata del periodo peggiore dei ricoveri per il virus.

Questa la sua lettera. "Abbiamo raggiunto il punto di non ritorno. Siamo arrivati alla presenza del Covid stanchi, frustrati e delusi dalla politica, dai sindacati generalisti, dall’ordine degli Infermieri, e anche da taluni cittadini. Ci siamo presentati davanti al mostro con un esercito dimezzato da oltre 20 anni di scelte scellerate (mancano 60mila infermieri) paragonabile alla battaglia delle Termopili, noi ovviamente siamo i greci, stanchi e frustrati abbiamo comunque affrontato il nemico gettando il cuore oltre l'ostacolo e lo abbiamo fatto senza avere neppure l'armatura e le armi, ma ci siamo stati fino all'ultimo respiro (e purtroppo a volte non metaforico). Non siamo stati pagati, non siamo stati ascoltati. Liquidati con una parola: Eroi. E poi ciao. Poi c’è stata la pausa estiva, per noi del mestiere assolutamente da cogliere come momento per organizzarci per l’autunno/inverno quando si sapeva che la "Bestia" sarebbe tornata più feroce di prima....e invece il nulla, le istituzioni nella veste dei loro rappresentanti, non ci hanno permesso di recuperare le forze non ci hanno consentito di elaborare il dolore non ci hanno supportato in nulla, l'unica cosa che ci hanno chiesto è di tornare immediatamente operativi come nulla fosse accaduto perché bisognava recuperare le liste d’attesa, gli interventi saltati le diagnostiche non effettuate le terapie sospese....spremendoci ancora una volta un midollo che ormai non v’è più, ma nonostante ciò siamo rimasti in piedi e abbiamo continuato a lavorare, nel frattempo anche parte dei cittadini sono tornati ad offenderci ad aggredirci negli ospedali, e noi siamo rimasti lì ad assisterli non perché siamo missionari, non per altruismo, ma perché siamo professionisti con la P maiuscola. Si diceva l'estate è finita e la bestia come volevasi dimostrare è tornata violentemente, ma questa volta questo l'esercito è straprovato. Ripiombare in ciò che abbiamo vissuto mesi fa è troppo per la nostra psiche per il nostro fisico....e mentre continuiamo a rispondere ai bisogni dei cittadini e nessuno prende in mano i nostri bisogni, gli infermieri si ammalano sempre di più e non solo di Covid, ma anche di depressione post traumatica da stress, e se ci ammaliamo noi nessuno si prenderà cura di voi e una volta per tutti deve essere chiaro che nei reparti H24 e nei servizi H12, l’unica figura presente sempre è l’infermiere. Significa che la vostra vita è nelle nostre mani perché noi siamo quei professionisti che monitorano il vostro stato di saluee e, grazie alla nostra competenza, agiscono tempestivamente salvandovi anche la vita qualora il quadro clinico cambiasse. L'emergenza inizia con una gestione infermieristica in attesa del medico: più si è tempestivi e meno il paziente riporterà danni. Ma non c’è solo la conoscenza scientifica e tecnica abbiamo una approfondita conoscenza anche di relazione. Continuare a relegarci in un ruolo di second’ordine ci porterà inevitabilmente ad essere sempre più ammalati e soli. Ecco perché io sciopero".

Francesca Batani, orgogliosamente infermiera

Le richieste del sindacato Nursing Up

Un alveo contrattuale autonomo, con risorse economiche dedicate ed avulse dal resto del comparto, che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti della categoria infermieristica, che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. Analogamente accada per le professioni sanitarie ostetrica e tecniche.

Risorse economiche dedicate e sufficienti per il riconoscimento di una indennità professionale infermieristica mensile che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, e che riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, rese ancor più evidenti, da ultimo, proprio dalla pandemia COVID-19.

Risorse economiche per il contratto della sanità finalizzate e sufficienti per conferire un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che si occupano ai vari livelli di funzione di assistere pazienti con un rischio infettivo.

Individuazione di uno specifico contratto/convenzione nazionale di lavoro per l’infermiere di famiglia, immediato adeguamento delle dotazioni organiche del personale operante nella generalità dei presidi ospedalieri e sul territorio, calibrato tenendo conto dei reali bisogni dell’assistenza con coevo aggiornamento della programmazione degli accessi universitari posto che, allo stato, mancano più di 53 mila infermieri. Nuove norme in grado di agevolare, concretamente, la mobilità del personale tra gli enti del servizio sanitario nazionale, anche eliminando il “previo placet” al trasferimento dell’ente di appartenenza in caso di disponibilità di posto vacante nell’ente di destinazione.

Superamento, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici, il vincolo di esclusività, riconoscendo loro il medesimo diritto già esistente per il personale medico, di svolgere attività intramoenia, anche per far fronte alla gravissima carenza di personale in cui versano le strutture sociosanitarie, le RSA, le case di riposo, di cura e le strutture residenziali riabilitative.

Direttive e risorse economiche finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti sanitari oggetto della presente, riduzione del debito orario settimanale degli stessi (orario di servizio) pari ad almeno 4 ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici.

 Direttive e nuove risorse economiche finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento degli infermieri specialisti e gli esperti in applicazione della Legge 43/06 e per la valorizzazione economico giuridica della funzione di coordinamento, valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali degli interessati;

Riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di infezione, con o senza esiti temporanei o permanenti.

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