Poste Italiane chiude uffici in 6 frazioni del Cesenate

In tempi di vacche magre, anche Poste Italiane avviano una pesante cura dimagrante. Che colpisce in maniera pesante soprattutto i territori già svantaggiati come quelli di montagna e collina

In tempi di vacche magre, anche Poste Italiane avviano una pesante cura dimagrante. Che colpisce in maniera pesante soprattutto i territori già svantaggiati come quelli di montagna e collina, lontani dai centri urbani o comunque dai paesi già dotati dei servizi più importanti per una comunuità.
Nel caso del territorio forlivese si tratta degli uffici di San Benedetto in Alpe (nel comune di Portico di Romagna), di Tontola e Predappio Alta.

Non sono gli unici uffici postali del territorio provinciale che vengono messi a repentaglio, poichè nel piano rientrano anche - sul versante cesenate - Calisese e Gattolino (Cesena), Linaro (Mercato Saraceno), Pieve di Rivoschio (Sarsina), Selvapiana (Bagno di Romagna) e Villamarina di Cesenatico.

> Il Piano di Poste italiane per la chiusura e la riduzione degli uffici postali

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“Non posso nascondere la mia preoccupazione per un provvedimento così drastico”, ha evidenziato il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi. “Si tratta di un vero e proprio errore di valutazione che mi auguro venga corretto nei prossimi giorni, per evitare di penalizzare i residenti delle località interessate, e soprattutto le fasce più deboli, come gli anziani, per i quali il servizio postale è particolarmente importante e che più di altri hanno difficoltà a spostarsi – si sofferma il primo cittadino -. Ed è proprio questo il punto fondamentale: l’impegno a fornire servizi laddove servono agli utenti”.

“Noi, a Cesena come negli altri Comuni, siamo quotidianamente impegnati per continuare a garantire ai cittadini servizi - scolastici, sociali, aggregativi – costanti, cercando di dare risposte adeguate a tutto il territorio, nella convinzione che chi abita in una frazione ha pieni diritti e piena dignità. Invece, c'è evidentemente chi, come Poste italiane, si rifà solo a principi di economicità, fra l'altro tutti da dimostrare”, chiosa il sindaco.

“Certo, molte cose sono cambiate da quando, 150 anni fa, subito dopo l’unità d’Italia, nacquero le Poste come azienda autonoma, chiamata a gestire in regime di monopolio i servizi postali e telegrafici per conto dello Stato – ricorda Lucchi -. Ma ancora oggi stiamo parlando di una società per azioni il cui capitale è detenuto al 100% dallo Stato italiano, attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Senza dimenticare che la società è posta sotto il controllo e la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico e, a quel che mi risulta, ha un utile netto di poco inferiore al miliardo di euro”.

Secondo Lucchi, “una società di proprietà e sotto il controllo dello Stato non ha solo l’obbligo di far quadrare i conti, ma ha il dovere morale di continuare a presidiare il territorio anche in frazioni come Calisese e Gattolino per Cesena (ma la mia preoccupazione si estende anche a Pieve di Rivoschio, Linaro, Selvapiana, Villamarina, per restare al territorio cesenate), che attorno ai servizi di base, come quelli postali appunto, mantengono viva una rete sociale equilibrata, alla quale attribuiamo una grande importanza”.

L’auspicio di Lucchi p “che i nostri parlamentari vogliano intervenire fin da subito presso i Ministeri interessati per fermare questa operazione e almeno fare in modo che qualunque scelta da attuare parta solo a seguito di una fase di confronto e verifica caso per caso con il territorio. Credo che tanti cittadini inizino a stancarsi di operazioni fatte sulla testa di tutti noi (come questa delle Poste o quella che pare riguardare la sede del Tribunale e del Giudice di pace di Cesena, solo per restare alle più recenti)”.

“Ogni volta i  provvedimenti vengono spiegati sulla base di supposti principi di efficientamento, che guarda caso partono sempre da statistiche romane e non riescono mai a distinguere tra i territori virtuosi e quelli che non lo sono – conclude il sindaco -. Io, personalmente, ritengo che questa deriva sia totalmente sbagliata: noi cesenati siamo pronti ad accettare qualunque sfida di confronto con il resto del Paese, siamo invece stanchi di questa serie ormai infinita di diktat improvvisi.

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