Cronaca

Donne in maternità, la Cgil la spunta in tribunale

Si tratta di una sentenza che interessa tutte le socie-lavoratrici di cooperative sociali, che hanno usufruito entro il 2010 della maternità anticipata pre-parto

In data 2 dicembre 2011 è stata vinta in primo grado presso il Tribunale di Forlì un'importante causa pilota promossa dalla categoria Funzione Pubblica Cgil di Cesena, e patrocinata dall'Avv. Claudio Giovanni Pozzobon. Si tratta di una sentenza che interessa tutte le socie-lavoratrici di cooperative sociali, che hanno usufruito entro il 2010 della maternità anticipata pre-parto e di quella fino al settimo mese di vita del bambino per mansione lavorativa insalubre (OSS, educatrici in asili nido, etc.).



La vertenza sindacale, partita nel 2008, non avendo raggiunto alcuna soluzione extrargiudiziale ha obbligato l'Organizzazione Sindacale, al fine di tutelare i diritti delle socie-lavoratrici in maternità, a promuovere una causa legale. L'Organizzazione Sindacale contestava il mancato riconoscimento dell'integrazione da parte della cooperativa all'indennità per i mesi di maternità ante e post partum, necessitata (vale a dire quella autorizzata dalla Direzione Territoriale del Lavoro).

 

Fino al 2010 i contributi Inps versati dalle cooperative sociali non erano calcolati sulla reale retribuzione mensile percepita dalla lavoratrice, ma su un cosiddetto “salario medio convenzionale”, inferiore a quello reale, di conseguenza anche le prestazioni Inps, come la maternità, venivano calcolate su un importo più basso.

Per questo motivo il Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali all'art. 62 in riferimento al pagamento della maternità dichiara: “La impresa cooperativa provvederà ad integrare il trattamento assistenziale a carico degli enti competenti, limitatamente al periodo di astensione obbligatoria, fino al raggiungimento dell'80% della normale retribuzione”.

 

La sentenza ha dato ragione alla lavoratrice e alla Funzione Pubblica Cgil, che chiedevano il riconoscimento da parte del datore di lavoro dell'integrazione prevista per la maternità cosiddetta obbligatoria, anche per i mesi di maternità necessitata disposta dalla Direzione Territoriale del Lavoro per raggiungere l'80% della retribuzione reale, non solo per i 5 mesi di maternità obbligatoria, bensì anche per i mesi precedenti e quelli successivi fino al settimo mese di vita del bambino, essendo anche questi mesi in cui la socia-lavoratrice è obbligata per legge a non svolgere determinate tipologie di lavoro considerate insalubri.



Con questo riconoscimento del diritto all'integrazione assistenziale si è posta la base per tutte le socie-lavoratrici in maternità di poter agire per i propri diritti, ponendo così fine ad un comportamento discriminatorio di alcune cooperative sociali nei confronti delle proprie socie madri.

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