Un tuffo tra le origini di Cesenatico. Lo sapevate che...

"Queste sono le vere origini della città". Non ha dubbi Denis Sami il co-organizzatore degli scavi nel campo di via Reno ad un passo dallo Scolo Fossatone

una immagine degli scavi (ph Alessandro Mazza)

Forse non tutti sanno che la Cesenatico preistorica era un terreno paludoso in cui non c'era il pino marittimo, ma querce e lecci con relativo sottobosco. E i denti di cinghiale ritrovati proprio nel sito archeologico in via Reno, a un passo dallo Scolo Fossatone, è una delle tante prove che lo dimostrano. "Queste sono le vere origini della città". Non ha dubbi Denis Sami il co-organizzatore degli scavi.

In qualità di esperto, conosce alla perfezione l'importanza e il valore di quello che ha tra le mani e sotto ai piedi. Per questo rivolge un appello al sindaco per la nascita di un parco naturalistico in loco: "Non chiediamo soldi, solo più attenzione per un progetto che prevede minime spese e massimo ritorno anche dal punto di vista turistico". In base ai reperti individuati, Denis e lo staff, composto da studenti-volontari italiani inglesi e spagnoli, hanno ricostruito le origini della Cesenatico dell'età romano imperiale e bizantina.

"Era molto simile alla valli di Comacchio e a Venezia; era il punto più a sud di un importante via di collegamento fatta di canali interni che portava fino all'Istria. Era più sicuro trasportare merci in questo modo piuttosto che in mare aperto". Sotto quel campo c'è una strada larga nove metri, che per l'epoca romana è paragonabile ad una autostrada di oggi. E' riaffiorata invece un'abside di una struttura che richiama ad un edificio postale o un mercato di età romano imperiale. Accanto al suo perimetro gli esperti archeologi ritengono che ci siano le tracce di pali conficcati nel terreno argilloso. Con molta probabilità servivano all'attracco delle navi merci.

Le ultime novità consistono nel fatto che il sito è molto più ampio di quel che si pensava; solo un decimo di un'area da 150 metri quadrati è stata scoperta. Grazie al lavoro dei volontari di Romagna Metal Detector sono riaffiorate monete, pesi da bilancia, chiodi in bronzo e aghi per cucire le reti. "Senza il loro intervento e contributo sarebbe tutto materiale andato perduto perchè si confonde molto facilmente con il terreno" ha aggiunto Denis. Le ricerche si arricchiscono anche dei volontari di Paguro Sub che stanno battendo le sponde del vicino scolo Fossatone. Hanno rinvenuto molti frammenti dello stesso materiale argilloso presente nel sito archeologico simbolo di una continuità tra le due aree.

Gli scavi sono frutto di una proficua collaborazione tra Università di Leicester, museo della Marineria e della Soprintendenza a cui si aggiungono i contributi dell'associazione Carta Bianca che si occupa della didattica. Infatti l'idea che è alla base del progetto è quella di una “Archeolgia per la città”. "Grazie a Carta Bianca – continua Denis - 172 bambini hanno fatto visita allo scavo, hanno fatto lezione qui, si sono  “sporcati le mani” riscoprendo la storia del proprio territorio con grande entusiasmo".

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E non capita di rado che alcuni bambini facciano ritorno agli scavi per consegnare dei materiali rinvenuti sul posto. Li riconsegnano nelle mani di Denis che spiega il tesoro che hanno riportato alla luce. Denis è ottimista e propositivo anche se annota che quest'anno, a differenza dei precedenti, né il sindaco né un delegato è venuto a far loro visita.

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