Cesenatico, gli esperti rassicurano sul mar Adriatico: "Eutrofizzazione in declino"

I risultati emersi al secondo workshop del Progetto del Flag Costa dell’Emilia-Romagna svolto a Cesenatico, sono confortanti

Un progressivo decremento delle concentrazioni a mare del fosforo, come fattore limitante la crescita algale e riduzione della clorofilla, il principale indicatore della biomassa fitoplanctonica. In altre parole, la netta diminuzione degli apporti di fosforo dal bacino padano, ha comportato un significativo declino dei fenomeni di eutrofizzazione, e degli impatti da questi derivati, come le anossie dei fondali, in Adriatico.

In parole più semplici l'eutrofizzazione è un fenomeno causato dall'inquinamento, gli scarichi che contengono sostanze organiche forma sul fondo marino uno strato che consuma l'ossigeno marino disciolto nell'acqua. Quando l'ossigeno finisce si mette a serio rischio le specie marine che vivono in quell'area.

E’ questa una delle conclusioni più significative emerse dal secondo Workshop del progetto Flag Costa “Alto Adriatico: tendenze evolutive dello stato trofico e biologico con particolare riferimento all’abbondanza degli stock ittici”, che si è tenuto a Cesenatico nei giorni scorsi al CRM, Centro Ricerche Marine. Questo progetto – spiega Attilio Rinaldi, Presidente del CRM e coordinatore dei lavori - ha attivato un intenso dialogo tra ricerca scientifica e produzione ittica, in relazione soprattutto alle tematiche riguardanti lo stato trofico attuale, la sua evoluzione e i suoi impatti sulle risorse biologiche di interesse commerciale.

Qualche certezza, ma anche diversi punti non ancora chiari. Come ad esempio, ha spiegato Daniele Nizzoli dell’Università di Parma, la “presenza di variabili quali la modificazione degli alvei fluviali, la discontinuità e l’intermittenza idrologica delle portate padane, la progressiva impermeabilizzazione dei suoli e lo sviluppo urbano, fattori ovviamente implicati nella dinamica del trasporto a mare dei sali nutritivi”. O, ancora, la “necessità di valutare la reale capacità dei suoli di trattenere il fosforo, apparentemente uscito dal sistema per sedimentazione e/o precipitazione, in relazione soprattutto all’effetto di precipitazioni estreme, indotte con maggior frequenza dai cambiamenti climatici”.

I dati forniti da Michele Giani dell’Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste in relazione alla tendenza evolutiva dello stato trofico e delle ipossie nel Golfo di Trieste hanno permesso al gruppo di lavoro di valutare in termini quantitativi il fabbisogno complessivo di ossigeno necessario alla respirazione di plancton e benthos, evidenziando poi il ruolo della temperatura nel favorire il consumo di O2, e quindi le occasionali condizioni di ipossia, nelle acque profonde.

Particolarmente interessante la relazione di Adriano Sfriso dell’Università Cà Foscari di Venezia il quale ha spiegato come, da una situazione di estremo degrado dovuta ad acuti stati di eutrofizzazione da macroalghe e allo sviluppo incontrollato della pesca alle vongole (anni 1995-2005: distruzione dei fondali con intensi processi di erosione), si è passati al progressivo recupero ambientale e all’avvio di attività di rinaturalizzazione della laguna con il coinvolgimento della popolazione.

Il tema trattato da Edoardo Turolla, animatore Flag Costa dell’Emilia-Romagna, era invece attinente agli interventi di miglioramento idraulico della Sacca di Goro, finalizzati ad assicurare un adeguato ricambio a vantaggio della produzione di molluschicoltura. Gli ambienti costieri, soprattutto le lagune, sono caratterizzati da un’elevata trofia, che indubbiamente favorisce la molluschicoltura, ma li rende allo stesso tempo vulnerabili rispetto ad eventi di carenza o assenza di ossigeno sui fondali. “Paradossalmente – ha spiegato Turolla -  l’elevata trofia delle acque lagunari, rappresenta al contempo un punto di forza (elevata produzione), ma anche un fattore limitante. La proliferazione macroalgale, conseguenza diretta di questo stato, determina occasionalmente una sequenza di eventi che portano a situazioni di crisi ambientale (anossie) con morie di vongole veraci.

Il CNR di Ancona (Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine-IRBIM), ha presentato i primi risultati di uno studio su possibili effetti dei parametri ambientali sull’attuale calo della biomassa di alici e sardine nell’Adriatico nord-occidentale e sulla riduzione delle taglie medie e massime di queste specie in mare. “I dati prodotti – ha spiegato Alberto Santojanni - sembrano dimostrare che gli elevati livelli di trofia e la disponibilità di nutrienti, azoto in particolare, non determinano un corrispondente aumento nella biomassa di alici e sardine, anzi l’incremento di nutrienti dovuto ad esempio agli apporti da fiumi minori o da piene improvvise causate da eventi di pioggia intensa, sembra avere un effetto negativo sui livelli di sbarcato”.

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