Calci, pugni e mazzate con l'ombrello all'ex, "Mi ha rifiutato"

Il Commissariato di Polizia è intervenuto per l'ennesimo caso di grave aggressione, violenza continuata e atti persecutori (stalking), aggravata nel caso specifico da rapina e porto d' arma bianca, a carico di un cesenate

Il Commissariato di Polizia è intervenuto per l’ennesimo caso di  grave aggressione, violenza continuata e atti persecutori (stalking), aggravata nel caso specifico da rapina e porto d’ arma bianca, a carico di un cesenate di 63 anni, con la complicità della convivente cinquantaduenne ucraina, regolarmente residente a Cesena, ai danni di una quarantanovenne anch’essa ucraina, domiciliata a Cesena, di fatto allo stato irregolare sul territorio italiano.

L’ennesimo episodio di inaccettabile violenza, aggressioni e minacce subite da una donna solo perché rifiuta di continuare una relazione sentimentale con un uomo che vuole accettare l’onta di tale rifiuto. Il personale di polizia è intervenuto nella serata del 16 maggio presso un’abitazione del centro città a seguito della chiamata di una donna che segnalava una lite in atto nel cortile dell’abitazione. Giunti sul posto gli operatori individuavano un sessantatreenne  che dichiarava di essere stato aggredito da un uomo, lì presente, senza riuscire però a dare alcuna motivazione.

L’uomo indicato come aggressore riferiva invece di numerosi e ripetuti episodi di percosse e minacce subiti da una ragazza ucraina da lui ospitata; la donna era ospite da qualche giorno a casa dell’uomo e della sua convivente, in cambio di un aiuto in loro favore nei lavori domestici. L’uomo riferiva di avere sentito e verificato personalmente lo stato d’ansia costante e le minacce subite dalla ragazza, che aveva il terrore anche di varcare la porta di casa per il timore di trovare ad aspettarla l’uomo che la stava perseguitando ormai da  oltre un anno. La ragazza, lì presente, riferiva di avere conosciuto l’uomo nel 2004 e di avere iniziato con lo stesso una relazione sentimentale durata di fatto pochissimo tempo poiché si era subito resa conto della loro incompatibilità.

Nonostante questo, lei era rimasta in contatto con l’uomo, mantenendo normali rapporti di amicizia, senza che si fossero mai verificati episodi di violenza, rapporti continuati anche quando, nel 2007, per problemi famigliari, la ragazza aveva lasciato l’Italia, facendovi poi rientro nel 2010. Soprattutto dal rientro in Italia l’uomo tentava ripetutamente di riallacciare il rapporto con la donna, nonostante convivesse già da tempo con un’altra donna, anch’essa ucraina. Soprattutto da quando la giovane aveva trovato un’occupazione fuori città, le richieste di incontri  dell’uomo si erano fatte sempre più insistenti, tanto da trovarselo tutte le mattine alla fermata dell’autobus che la donna prendeva per recarsi al lavoro.

Erano poi iniziate le telefonate e i messaggi minacciosi, sempre più pressanti, dove a frasi e messaggi d’amore eterno si alternavano insulti pesanti e minacce gravi, anche di morte. Un crescendo di violenze psicologiche fino a quando la mattina del 5, recandosi alla fermata era stata aggredita a sorpresa dall’uomo e dalla sua convivente di 52 anni. Dopo averla afferrata per un braccio, avevano tentato di caricarla a forza sull’auto dell’uomo e, essendosi la giovane opposta in tutti i modi, avevano iniziato a picchiarla violentemente, sferrandole calci e pugni,  utilizzando anche un ombrello che, per i colpi inferti, si era rotto sotto le loro mani.

Un‘aggressione durata ininterrottamente per oltre un’ora, posta in essere dall’uomo e, incredibilmente, anche dalla sua convivente, che infieriva sulla connazionale a sua volta con calci, pugni e, afferrandola per i capelli, la sbatteva più volte contro il muro, al termine della quale la donna veniva lasciata a terra inerte.

Dopo questo gravissimo episodio l’uomo aveva tentato ripetutamente di contattarla, alternando  richieste di perdono a minacce di morte. Poi il 15 l’ennesimo episodio di violenza inaudita: sempre la mattina presto, quando la donna si trovava alla fermata dell’autobus, si è presentato l’uomo, questa volta da solo, che l’ha “braccata”, prendendola per le braccia,  trascinandola vicino ai cassonetti dell’immondizia e ricominciando a picchiarla con una violenza inaudita, accompagnata da pesanti insulti e minacce di morte nel caso non fosse tornata con lui.

In quel frangente, le chiedeva addirittura di chiamare la sua attuale convivente per scusarsi e chiederle perdono. Poi la donna, ormai inerme, tentava di prendere il suo telefono cellulare per chiedere aiuto, ma  l’uomo glielo strappava di mano, portandoselo via. A seguito delle insistenze dell’uomo che la ospitava in serata la ragazza si era poi decisa a recarsi presso il locale Pronto Soccorso per le cure del caso.

Al termine del racconto il 63 enne cesenate veniva accompagnato presso il Commissariato e sottoposto a perquisizione personale; prima di procedere, l’uomo consegnava il telefono cellulare che era stato sottratto con violenza alla donna, fornendo diverse e contraddittorie versioni circa il suo possesso; oltre a questo, lo stesso veniva trovato in possesso anche di un coltello da cucina con lama seghettata ed appuntita, che teneva celato in una tasca interna del giubbotto e di un foglio riportante la tabella degli orari relativi alla linea di autobus che la donna utilizzava tutti i giorni per recarsi al lavoro, senza fornire una valida giustificazione, ma con il chiaro ed evidente intento di controllare gli spostamenti della donna.

In considerazione di quanto sopra, il 63 enne cesenate, con precedenti per inosservanza degli obblighi famigliari, veniva denunciato  per Atti persecutori (Stalking ), Violenza privata, Rapina, Lesioni e Porto ingiustificato di arma bianca. Il telefono e il coltello sono stati posti sotto sequestro a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente. La convivente dell’uomo è stata a sua volta denunciata per Atti persecutori, Violenza privata e lesioni personali in concorso.
 

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