Omicidio Urbini: ritorno sul luogo del delitto a caccia di sangue

Non lasciare nulla al caso. E' questo l'imperativo degli inquirenti che indagano sul caso di Wally Urbini l'anziana barbaramente uccisa il 22 febbraio

Non lasciare nulla al caso. E' questo l'imperativo degli inquirenti che indagano sul caso di Wally Urbini l'anziana di 88 anni barbaramente uccisa il 22 febbraio nella propria abitazione di via Sostegni in pieno centro storico. Gli uomini del Commissariato di Polizia di Cesena e della Squadra Mobile di Forlì coordinati dal dottor Claudio Cagnini hanno arrestato la vicina di casa della donna: Amina Tourabe di 58 anni.

Secondo gli inquirenti è lei che avrebbe avuto prima una colluttazione per poi soffocarla. Per evitare di lasciare piste imbattute e con lo scopo di raccogliere tutti gli elementi del caso, gli uomini della Scientifica sono tornati in via Sostegni oggi, martedì. Hanno utilizzato il luminol, uno strumento che serve per individuare tracce di sangue nascoste. Gli accertamenti sono stati predisposti dal vice procuratore Alessandro Mancini.

Probabilmente c'è ancora qualcosa che non quadra nelle dichiarazioni fatte dalla donna che è stata fermata dalla squadra mobile a pochi giorni dal fatto compiuto mentre era in fuga in direzione dell'aeroporto di Bologna per recarsi n Marocco. Amina infatti ha confessato l'omicidio spiegando che l'insano gesto è scaturito da un rifiuto alla richiesta di denaro: 200 euro.



La questione quindi, a detta sua, sarebbe degenerata fino a soffocare la donna con le mani premute su quel foulard trovato poi stretto sulla bocca della donna. Ma l'accusa parla di premeditazione, una tesi ribadita dallo stesso figlio della vittima Franco Urbini in più circostanze.

Amina, che fino a pochi anni fa aveva lavorato come “badante” per molti anziani della Cesena bene, è stata fermata, sulla via per l'aeroporto, con in valigia indumenti di Wally. Secondo gli inquirenti il gesto dipenderebbe da una ossessione che la donna ha per ostentare in patria l'aver fatto fortuna in Italia. Altri oggetti della vittima sono stati ritrovati in un cassonetto della spazzatura nei giorni immediatamente successivi l'omicidio.

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Grazie alle intercettazioni, gli investigatori hanno capito che era stata proprio Amina ad ordinare ad una parente di disfarsi di quel materiale compromettente.
Per non tralasciare nessuna traccia, gli uomini della scientifica sono tornati in quella abitazione e con molta probabilità varcheranno la soglia dell'abitazione anche il giorno seguente.

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