Omicidio Blotti: "Chiesto risarcimento a sei zeri allo Stato"

«Non arrivi al 27 che ti uccido prima ovunque ti trovi. Voglio fare una cosa eclatante». Gaetano delle Foglie aveva avvisato Sabrina Blotti. Così è stato

«Non arrivi al 27 che ti uccido prima ovunque ti trovi. Voglio fare una cosa eclatante». Gaetano delle Foglie aveva avvisato Sabrina Blotti. Così è stato. Il 31 maggio, l'uomo l'ha freddata con due colpi di pistola mentre lei era in macchina. Poi si è rifugiato nel Duomo di Cervia. L'irruzione delle forze dell'ordine e le ore di trattativa si sono concluse con uno sparo. Quello con cui Gaetano delle Foglie si è suicidato. La tragedia poteva essere evitata? Dopo mesi riaffiorano importanti elementi, tutti raccolti dall'avvocato Raffaele Pacifico, che assiste i familiari della vittima. «Potrebbe esserci stato un errore di valutazione circa le minacce subite e rese note dalla donna».

Così ha deciso di procedere chiedendo un risarcimento a «sei zeri» allo Stato. «Sbagliare è umano – ha detto l'avvocato – ma in questo caso siamo davanti a due bambini che non possono riabbracciare la madre e che dovranno crescere senza di lei». Ancora nessuna risposta nonostante due solleciti. E se la richiesta sarà scartata, i fascicoli andranno nelle aule di tribunale. Gli elementi che hanno spinto i familiari a intraprendere con convinzione questa scelta non sono pochi. Il primo è la querela che Sabrina ha presentato ai Carabinieri di Cesena il 19 aprile. Spiega con dovizia di particolari le minacce e le pressioni subite dal carnefice.  

In più occasioni l'aveva insultata e minacciata. «Il 17 aprile – si legge nella denuncia di Sabrina - mi ha detto di essersi procurato un'arma con la quale mi avrebbe ucciso. Non mi avrebbe fatto soffrire e dopo si sarebbe ucciso anche lui». Ancora: «L'ultima telefonata è di questa mattina, “trascorri tranquilli questi ultimi due o tre giorni perché saranno gli ultimi. Ho bisogno di sistemare delle cose poi vengo su”».

I Carabinieri, raccolta la querela, l'hanno inoltrata alla Procura della Repubblica chiedendo di valutare l'opportunità di vigilare sulla donna. Da quanto si apprende, negli uffici di Forlì la pratica è stata catalogata come minacce gravi e ingiurie. «Se fosse stato contestato il reato di stalking – ha aggiunto l'avvocato Pacifico – potevano essere prese misure cautelari come l'obbligo di dimora». Ma non finisce qua, c'è anche un nuovo elemento.

Delle Foglie aveva confidato alla propria psicologa che “si sarebbe procurato un'arma e l'avrebbe uccisa”. Un'affermazione talmente grave che la professionista ha deciso di avvertire Sabrina. Le aveva suggerito di fare subito denuncia “perchè lui può uccidere”. L'uomo sempre in quel periodo è stato denunciato da uno dei figli per percosse. Insomma Delle Foglie, che era già noto alle forze dell'ordine, non era uno stinco di santo. «C'erano tutti gli elementi e i connotati del reato di stalking – aggiunge Pacifico – i due avevano avuto una breve relazione che ha lasciato il posto a minacce, vessazioni reiterate nel tempo».

La legge sullo stalking è del 2009, è quindi recente. Se questa triste vicenda non fosse un fatto accaduto, ma un film, sarebbe a puntate. Una di quelle pellicole che iniziano dalla fine per andare a ritroso e man mano che prosegue il racconto riaffiorano elementi inquietanti. Questo passo sarebbe il prequel, quella fase in cui si scopre cosa ha portato al clou; manca invece l'ultimo pezzo che, comunque sia, non sarà il lieto fine.

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