Aids, quest'anno 9 nuovi infetti. Tutti per rapporti sessuali

Giovedì 1 dicembre si celebra la XXIV Giornata mondiale contro l'Aids, occasione per puntare i riflettori sulla patologia

Non abbassare la guardia nei confronti di una malattia che si può curare, ma dalla quale non si può ancora guarire. Giovedì 1 dicembre si celebra la XXIV Giornata mondiale contro l’Aids, occasione per puntare i riflettori su una patologia che si deve combattere attraverso un’informazione puntuale, la promozione di una sessualità responsabile e la diagnosi precoce.

Sono in aumento i casi attribuibili a trasmissione sessuale (80,1% del totale nel 2009), mentre un terzo delle persone che scopre di essere affetto da HIV, lo scopre quanto la malattia è in uno stato avanzato, ossia con una rilevante compromissione del sistema immunitario. In Italia sono presenti attualmente circa 150.000 persone HIV positive, di cui più di 22.000 in AIDS, ma circa una persona sieropositiva su quattro non sa di esserlo.

“Nel territorio cesenate – spiega il dottor Stefano Brighi, responsabile dell’unità operativa Malattie Infettive dell’Azienda Usl di Cesena – il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV è in riduzione: si è passati dai 20 nuovi casi del 2010 ai finora 9 nuovi casi del 2011, tutti a trasmissione sessuale”

In Italia, dall’inizio dell’epidemia nel 1982 a oggi sono stati segnalati oltre 62.000 casi di AIDS conclamato e, dopo il picco del 1995 con 5.500 casi di AIDS segnalati, l’incidenza della malattia conclamata sta diminuendo (1.299 nel 2008, 1.132 nel 2009 e 718 nel 2010).

“Anche a Cesena, fra i residenti della nostra azienda sanitaria – sottolinea il dottor Brighi – dal 2008 al 2011, i nuovi casi di Aids sono progressivamente diminuiti e sono passati rispettivamente dai 5 e 3 casi del 2008 e 2009 ai 3 casi del 2010 e 2 casi del 2011. “Sono dati, però, da leggere con attenzione – avverte il dottor Brighi – per evitare di sottovalutare il pericolo di una malattia ancora largamente diffusa.

Sul fronte della cura, negli ultimi anni la terapia antiretrovirale si è dimostrata efficace nel ridurre la progressione dell’infezione Hiv verso la malattia e verso la condizione di AIDS conclamato, l’ospedalizzazione e la mortalità (oggi le persone sieropositive muoiono meno e sopravvivono più a lungo) e nel contenere la trasmissione del virus. A sua volta la trasmissione del virus è favorita da quelle persone che, ignorando o conoscendo la loro condizione di infettività, mantengono lo stesso stile di vita che ha favorito l’acquisizione dell’infezione e non assumono la terapia.

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“L’informazione in grado di promuovere una sessualità responsabile a tutte le età, la prevenzione attraverso l’uso del profilattico e la diagnosi precoce effettuando il test prima possibile per poter iniziare tempestivamente la terapia che allunga la sopravvivenza – afferma il dottor Brighi –  sono i principali strumenti per il controllo della diffusione della malattia. Dopo 30 anni dalla scoperta del virus HIV, infatti, non esiste ancora una cura definitiva per l’infezione da HIV”.

“Le più recenti scoperte - continua il dottor Brighi - hanno dimostrato che il virus Hiv non può essere eliminato dall’organismo nemmeno dalla più potente combinazione di farmaci antiretrovirali. Seppur a livello ematico, non si evidenziano tracce virali, il virus HIV persiste nelle cellule di quegli apparati, cosiddetti “santuari”, come ad esempio il sistema nervoso centrale, l’apparato gastro-intestinale e genitale, determinando un cattivo funzionamento del sistema immunitario e alimentando una stato di infiammazione cronica che fa rimanere la persona pesantemente compromessa. Il sistema immunitario della persona HIV positiva, anche a fronte di una carica virale non rilevabile nel sangue, rimane sempre in una sorta di “allerta continua” definita “immunoattivazione”, che provoca malattie cardiovascolari, neurologiche, ossee, renali, epatiche, tumorali, configurando un quadro clinico di invecchiamento precoce. Oggi nel paziente con infezione da HIV/AIDS, non ci si accontenta più di controllare la replicazione del virus HIV coi farmaci antiretrovirali, ma al fianco di questi farmaci è necessario includere terapie complementari che riducono lo stato di infiammazione cronica e di immunoattivazione”.

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