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Cronaca

Da gennaio sfrattate 80 famiglie. 500 quelle in assistenza alimentare

Il Comitato di Difesa Sociale chiede alla pubblica amministrazione di bloccare immediatamente tutte le esecuzioni di sfratto

Sono dati gravi quelli reperiti dal Comitato di Difesa Sociale di Cesena sul dramma dell’impoverimento. In piena “cura austerity”, il territorio di Cesena deve vedere 500 delle sue famiglie in necessità di assistenza alimentare a cura di associazioni locali. Ancora più gravi sono i dati sugli sfratti: da gennaio a giugno 2012 sono quasi 80 le famiglie sfrattate e più di 60 hanno ricevuto la richiesta di sfratto e sono in attesa di perdere l’alloggio. La popolazione del cesenate subisce riduzioni di reddito e di salari e quindi si riduce la possibilità di far fronte anche alle spese ordinarie.

Segue una grave diminuzione del mercato locale, per cui le aziende chiudono e licenziano. La calamità della neve ha lasciato i segni sulle aree produttive. In tutto questo, che fine ha fatto il sostegno economico da parte dello stato e degli enti locali? Lo stato “leggero”, invocato dai “mercati” (lo stato che non “interferisce”) non è altro che lo stato alleggerito del suo portafoglio e impossibilitato a spendere per i cittadini che vengono così spinti verso situazioni di estrema difficoltà.

Il Comitato di Difesa Sociale chiede alla pubblica amministrazione di bloccare immediatamente tutte le esecuzioni di sfratto, come deciso in altre città, ad esempio Firenze, di trovare gli alloggi necessari agli sfrattati e di tornare alle politiche abitative delle case popolari anzichè dei P.E.E.P, con affitti ad equo canone e sostegni sociali. Parallelamente chiede la ri-pubblicizzazione dei servizi, così come da voluto dal referendum, e riconfermato dalla Corte Costituzionale il 21 luglio, in modo che i servizi necessari non siano merce a pagamento, ma un diritto.


Si tratta quindi strategicamente di adottare scelte politiche e macroeconomiche che ridiano alle istituzioni pubbliche la possibilità di spendere per i cittadini. La nostra amministrazione si liberi dal falso presupposto che lo stato sia virtuoso se non spende e guardi alle applicazioni esistenti di teorie economiche che restituiscono allo stato la possibilità di spesa. Prendano le distanze, i nostri amministratori, dalle politiche di austerity, dall’avanzo di bilancio in arrivo dal 2014, dal Patto di Stabilità e dal Patto dell’Euro concordati dai principali partiti con la Commissione Europea e con il Fondo Monetario Internazionale. Infine, in materia di immobili, denuncino la Commissione Europea per la rapina in corso del demanio locale e dei beni immobiliari comunali trasferiti di forza alla proprietà di un Fondo Immobiliare privatistico e controllato dalla stessa Commissione Europea e preposto alla svendita totale dei beni comuni.

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