Ultimo addio al Maestro Sughi. Anticipata la cerimonia funebre

L'ultimo addio al Maestro Alberto Sughi è stato volutamente anticipato per rispettare la forma privata della cerimonia

Addio al Maestro Sughi (foto Alberto Monti)

L'ultimo addio al Maestro Alberto Sughi è stato volutamente anticipato per rispettare la forma privata della cerimonia. Era previsto per le ore 15 di martedì pomeriggio, ma si è celebrato alle 11. Il feretro è stato spostato dalla camera ardente, allestita nella sala degli Specchi del Comune di Cesena, fino al cimitero di Ruffio dove, in forma privata, è stato sotterrato.

Alberto Sughi è nato a Cesena nel 1928. Pittore autodidatta, grazie a varie esperienze formative Sughi divenne ben presto uno dei maggiori artisti italiani della generazione che esordì agli inizi degli Anni Cinquanta.[senza fonte] Scelse con decisione la strada del realismo, nell'ambito del dibattito fra astratti e figurativi dell'immediato dopoguerra. I dipinti di Sughi rifuggono tuttavia ogni tentazione sociale; mettono piuttosto in scena momenti di vita quotidiana senza eroi. Non a caso Enrico Crispolti nel 1956 utilizzò per lui la definizione "realismo esistenziale".

La ricerca di Alberto Sughi procede, in modo quasi costante, per cicli tematici, che hanno il sapore della sequenza cinematografica. Prima le cosiddette "Pitture verdi", dedicate al rapporto fra uomo e natura (1971-1973); poi, il ciclo "La cena" (1975-1976); agli inizi degli Anni Ottanta appartengono i venti dipinti e i quindici studi di "Immaginazione e memoria della famiglia"; dal 1985 è in corso la serie "La sera o della riflessione".

L'ultima serie di grandi dipinti, esposta nel 2000, è intitolata "Notturno". In Senato, in apertura di seduta, la senatrice Laura Bianconi ha voluto ricordare Sughi, ripercorrendo le tappe principali della sua lunga carriera artistica, dallo studio che divideva con gli altri artisti cesenati in un torrione affacciato su piazza del Popolo, al periodo romano quando abitava vicino a Castel Sant’Angelo, dalla sua militanza politica, all’amicizia con i principali protagonisti della cultura del dopoguerra.

“Dopo Ilario Fioravanti e Domenico Cancelli, senza dimenticare Tonino Guerra che pur essendo di Santarcangelo a Cesena era di casa – commenta la senatrice Bianconi – Cesena ha perso un altro dei suoi figli illustri. Alberto Sughi è stato infatti uno dei protagonisti di quel fermento culturale e politico che nel dopoguerra animava il nostro Paese, un grande artista la cui pittura scarna e tagliente costringeva lo spettatore a interrogarsi”. Nel corso del suo intervento la senatrice Bianconi ha ricordato i principali riconoscimenti che sono stati tributati ad Alberto Sughi, dalla grande mostra alla Biblioteca Malatestiana per i suoi 80 anni, sino alla partecipazione all’ultima biennale di Venezia in cui era presente al Padiglione Italia.

"La figura di Alberto Sughi - ricorda invece Michele Bassi, della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena - è stata inscindibile dall’immagine artistica e culturale di Cesena, con la quale continuava a mantenere un rapporto costante pur non abitandovi più stabilmente. Fu protagonista della “scuola cesenate” insieme a Caldari e a Cappelli, e partecipò attivamente alla vita culturale e civile della città, la quale, in occasione della mostra del 2007, gli riservò manifestazioni di sincera affezione che lo colpirono e commossero, pur avendo ormai già percorso una carriera ricca di riconoscimenti ed importanti mostre, anche di livello internazionale".

"La pittura di Alberto Sughi - continua Bassi - desiderava mantenere un rapporto profondo con la realtà per testimoniare i problemi, le ansietà e la solitudine dell’uomo. Nelle figure silenti che mostrano i suoi dipinti e i suoi disegni, Sughi sapeva cogliere e coniugare il linguaggio più appropriato per suggerire, tramite un segno impetuoso e altamente espressivo, il nucleo di difficoltà della vita che ancora oggi attira il nostro sguardo e attenzione. Dal 1995 era socio della Fondazione che nel 2007 promosse, insieme all’Amministrazione comunale, la grande mostra antologica a lui dedicata nella sede della Biblioteca Malatestiana".

"Si trattò - continua - di una retrospettiva importante che illustrava il percorso di un artista instancabile sostenitore dell’arte, che con il divenire delle proprie ricerche aveva saputo anticipare esperienze della vita politica e civile dell’Italia, come nelle due tele che compongono il grande (3,50 x 2,80) e sorprendente “Teatro d’Italia”, acquistato dalla Cassa di Risparmio nel 1985 e da allora esposto al pubblico nella sede di Corso Garibaldi. Il dipinto è un capolavoro della produzione matura dell’artista nel quale si affacciano, in uno spettrale aspetto inquietante, alcuni dei protagonisti della vita politica e sociale degli anni Ottanta. A questa esclusiva opera la Cassa di Risparmio di Cesena dedicò nel 1991 una pubblicazione curata dal prof. Biagio Dradi Maraldi che ne illustrava la genesi, le varianti, i ripensamenti".

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"Anche per questo - conclude Bassi - la Fondazione esprime un sentito e profondo cordoglio per la scomparsa di un indiscusso protagonista dell’arte, che ha saputo onorare l’immagine di Cesena interpretando il nostro tempo con una sensibilità riflessiva, attenta ai valori civili e alle relazioni ufficiali, ma ancor più all'individualità della persona e alla solitudine della esistenza".

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