Canone Rai, Confartigianato: "Sparano nel mucchio per far cassa"

"La Rai, insomma ci riprova" osserva il Gruppo di presidenza Confartigianato Cesena formato da Alessandro Naldi, Lorenza Fantozzi e Ivano Scarpellini

Non sono sufficienti il pagamento dell’Imu, dell’Irpef e delle altre imposte. In questi giorni caldissimi a livello contributivo anche sugli imprenditori cesenati e del comprensorio si sta abbattendo, per la seconda volta nell’arco di pochi mesi, un’alluvione di solleciti di pagamento del canone speciale Rai.

Richieste – segnala Confartigianato – che, nella maggior parte dei casi, sono  illegittime perché rivolte ad aziende che non possiedono apparecchi radio-televisivi e quindi non devono pagare alcun abbonamento. "La Rai, insomma ci riprova - osserva il Gruppo di presidenza Confartigianato Cesena formato da Alessandro Naldi, Lorenza Fantozzi e Ivano Scarpellini -. A febbraio aveva tentato di far pagare il canone alle imprese anche per il possesso di computer, tablet e smartphone, ma aveva dovuto fare dietrofront dopo la protesta delle Organizzazioni imprenditoriali e l’intervento del Ministero dello Sviluppo Economico".

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"Ora tenta di nuovo di ‘fare cassa’, imponendo il pagamento del canone indiscriminatamente a tutti gli imprenditori, dando per scontato che posseggano uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive. Un comportamento assurdo e illegittimo che costringe gli imprenditori a dover dimostrare alla Rai di non possedere radio e tv, con un ulteriore adempimento burocratico".

“Il pagamento del canone Rai – sottolinea il Gruppo di presidenza Confartigianato – è un obbligo per tutti coloro che in azienda posseggono radio e televisioni. Ma è inaccettabile il metodo di ‘sparare nel mucchio’ per rastrellare risorse. In questo momento di enormi difficoltà per i nostri imprenditori, di tutto si avverte la necessità tranne che di altri oneri e di adempimenti burocratici così assurdi, pesanti e ingiustificati”.

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