Il futuro del Cesena presto nelle mani del sindaco? "Se così sarà, faremo un bando pubblico"

Lucchi dovrà quindi trovare il modo di affidare nelle mani di qualcun altro il "capitale" sportivo del Cesena, ben diverso dal capitale economico

Va allo stadio a tifare bianconeri dall'età di sei anni e come tutti i cesenati in questi giorni sta soffrendo le pene dell'inferno. Ma in più il sindaco ha anche il compito di stare alla finestra per capire meglio e prima degli altri cosa accadrà al Cavalluccio e poter intervenire immediatamente. Infatti se non si concretizzerà il miracolo di cui Giorgio Lugaresi sta ancora parlando, ovvero che la squadra del Cesena Calcio si iscriverà al campionato di serie B (c'è tempo fino a sabato pomeriggio - ma la questione non è certo quella dei tempi, ma è il fallimento incombente), Paolo Lucchi, davanti al rischio che la città di Cesena non abbia più una squadra di calcio, ha l'obbligo di intervenire. In caso di fallimento, la FIGC lo investirà del compito di gestire l'eredità sportiva dei bianconeri. 

Dovrà quindi trovare il modo di affidare nelle mani di qualcun altro il "capitale" sportivo del Cesena, ben diverso dal capitale economico. Capitale che significa una storia di oltre 70 anni, successi, entusiasmi, sconfitte (ma mai come questa...), rinascite, un pubblico speciale e, soprattutto, un affetto incredibile da parte dei tifosi di tutta la Romagna.

"Se si presenterà il rischio di non avere più una squadra iscritta a un campionato - spiega il sindaco - dovrò avviare una procedura a evidenza pubblica, un bando, per individuare qualche società che voglia proseguire portando il nome del Cesena allo stadio. Posso già anticipare che nel bando, se dovremo farlo, verranno indicati alcuni criteri tra cui, importantissimo, l'esistenza e la cura di un settore giovanile. Ovviamente, non di secondaria importanza, la solidità della società, un piano finanziario credibile. Purtroppo di spiacevoli fatti come quello che sta accadendo a noi, cesenati, in Italia ce ne sono già stati 146. Sono, infatti, 146 club falliti in Italia. Ma ancora noi non possiamo parlare di fallimento e comunque per pensare a un bando pubblico dobbiamo attendere sabato, termine ultimo per iscrivere la squadra al campionato".

Se l'aspettava?

"Anch'io leggo i giornali come voi e sapevo che non andava tutto bene - ha spiegato Lucchi - ma da molto tempo non sentivamo la dirigenza. L'altro giorno quando abbiamo saputo del rifiuto da parte dell'Agenzia delle Entrate di accordarsi per i 42 milioni di Iva non pagata, abbiamo chiesto alla dirigenza se poteva farci sapere qualcosa. E, infatti, ci hanno mandato la documentazione che hanno andato all'Agenzia". 

Impossibile pensare a una cordata di imprenditori, anche romagnoli?

"So che molti imprenditori hanno dato già una buona mano in questi anni - continua Lucchi - ma è altretttanto vero che il settore del calcio è un mondo un po' opaco. Non è come avere un'azienda e gli imprenditori se ne sono resi conto, sussistono logiche diverse. Un'azienda qualsiasi non arriverà mai ad accumulare 42 milioni di Iva non pagata".

L'unica possibilità è ripartire da zero?

"Intanto non possiamo dire nulla fino a sabato - conclude il sindaco - tecnicamente il Cesena ha una squadra ancora iscritta al campionato. Se sabato non rinnoverà l'iscrizione allora vedremo. Nel frattempo soffriamo tutti in silenzio. In questi giorni per strada sono stato fermato centinaia di volte dai cesenati tristi, arrabbiati, delusi. Ma non solo a Cesena. Sono andato a Rimini, a Al mèni, la bella iniziativa con Bottura, e anche i riminesi mi hanno fermato, chiesto informazioni, con una preoccupazione seria, autentica. Il Cesena Calcio, infatti, non è solo la squadra della città ma è della Romagna, un'identità che ci accomuna tutti sotto una stessa bandiera".

Si può ripartire anche dall'impegno del Romagna Centro?

"Verrà fatto un bando pubblico, valuteremo chi si presenterà. Ci sarà una commissione specifica, composta da sportivi, commercialisti e altri professionisti che faranno la loro valutazione".

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