Droga, sotto le arcate del viadotto Kennedy il ritrovo di chi "insegue il drago"

I due volti del cavalcavia Kennedy: se sopra è evidente il degrado della struttura, sotto spesso è il regno del consumo di droghe

I due volti del cavalcavia Kennedy: se sopra è evidente il degrado della struttura, sotto spesso è il regno del consumo di droghe. Il principale emporio del “paradiso artificiale” di Cesena è noto, l'area della stazione ferroviaria, ma non è altrettanto conosciuto il luogo dove spesso si intrattengono coloro che intendono raggiungerlo. Il posto non è molto lontano, anzi è prossimo al centro di acquisto: le arcate del viadotto Kennedy. 

Questo grande ponte sorge in prossimità della stazione ferroviaria e scavalca la linea ferrata collegando  le due parti della città malatestiana. Costruito verso la fine degli anni sessanta dello scorso secolo, dimostra per intero i suoi quasi cinquantanni che non sarebbero molti per un ponte, ma lo sono quando questo è stato costruito con materiali scadenti tanto che la parte centrale  fu necessario rifarla una ventina di anni fa, ma il resto è rimasto uguale e un intenso traffico veicolare che scorre su una striscia di asfalto che tra le fessure fa vedere il sotto non è certo un bel spettacolo. 

Comunque sia il “sopra” non è mai lontanamente paragonabile al “sotto”, dove degrado, sporcizia, escrementi e guano di piccioni la fanno da padroni nell'indifferenza generale se non di qualche addetto alle pulizie che ogni tanto fa capolino. Sotto il viadotto si svolgono due vite parallele pari nella tristezza, ma diverse nei fini. Mentre la parte est, al di là dell'asse ferroviario, che confina con il parco, orribilmente in degrado, in prossimità del complesso commerciale Montefiore è abitato da senzatetto, i tossicodipendenti hanno trovato il luogo ideale per intraprendere i loro “viaggi” sotto  le arcate proprio davanti all'istituto tecnico “Blaise Pascal”.

Dalle 22 in poi, ma anche prima in inverno, quei posti diventano il centro del consumo delle sostanze stupefacenti. Singolarmente o in gruppi non molto numerosi tra rifiuti di ogni genere ci si apparta per fumare o “farsi in vena”. Si consuma di norma eroina  preferendola aspirando il fumo una volta riscaldata. Il metodo, diventato di uso comune specie fra i più giovani  contro il rischio connessi alla somministrazione endovena (Hiv, epatiti, endocarditi etc), prende il nome di “Chasing the Dragon” ( Inseguire il Drago). L’eroina viene sistemata su un foglio di alluminio e viene scaldata utilizzando la fiamma di un accendino. La stagnola deve essere continuamente inclinata o agitata per evitare che l’eroina liquefatta, diventi una massa ingestibile. Il liquido inizia così ad emettere un filo di fumo, che viene aspirato lentamente, utilizzando una cannuccia o un foglio di carta arrotolato. Il movimento della stagnola provoca lo spostamento del punto di origine del fumo, che bisogna continuamente seguire e da qui appunto “inseguire il drago”, il termine con cui la tecnica è indicata.

Questo metodo è tipico, come già detto, dei giovani consumatori di eroina, mentre per i più “anziani” è ancora in uso la somministrazione via endovena ed infatti numerose sono anche le siringhe abbandonate assieme  alle confezioni di acqua distillata usata per diluire la sostanza stupefacente. A tutti questo si aggiungono i resti degli spinelli fumati, le bottiglie di alcol e birra oltre a residui organici che proprio di fronte ad una scuola e al passaggio obbligato degli studenti per andare  in altri istituti, rendono evidente l'abbandono di questi luoghi e il disinteresse di chi dovrebbe tenerli ordinati.

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