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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Cronaca Centro 

Cattedrale, torna a splendere la porta bronzea di Fioravanti. E spunta il dettaglio: incise il nome della moglie Adele

La bella e importante opera di Ilario Fioravanti è stata presentata nel suo ripulito volto, alla presenza del Vescovo

La porta bronzea della cattedrale, bella e importante opera di Ilario Fioravanti è stata presentata nel suo ripulito volto, alla presenza di Douglas Regattieri Vescovo di Cesena-Sarsina, don Walter Amaducci vicario per la Pastorale, don Giordano Amati delegato per la Cattedrale, Marino Mengozzi, direttore Arte sacra e Beni culturali della Diocesi, Adele Briani Fioravanti, vedova dell’Artista.

Questo intervento era fra le iniziative programmate dalla Diocesi per l’Anno ilariano: è stato eseguito da una specialista, Adele De Angelis (coadiuvata da Francesca Gattei), già fidata collaboratrice e consulente del Maestro. Si era reso necessario in quanto, dopo ventuno anni, il manufatto presentava numerosi depositi incoerenti di particellato atmosferico accumulatisi maggiormente sui bassorilievi e sulle statue; carbonati di rame che hanno effetto corrosivo, visibili soprattutto nella parte bassa delle due ante della porta ma in lieve entità presenti in altre zone della superficie bronzea. L’intervento ha visto in progressione: saggi di pulitura preliminari per stabilire la scelta del solvente idoneo e i tempi di contatto adeguati; pulitura di tutto il portone tramite impacchi utilizzando il solvente precedentemente individuato, supportato da polpa di carta, senza alterarne la patina originale; rifiniture a tampone ove necessario; lavaggio con acqua demineralizzata per la rimozione di tutti i residui chimici e di sporco; stesa a pennello della protezione finale, eseguita in due passaggi: una prima mano di resina acrilica e una seconda mano con cere microcristalline.

Nella circostanza i responsabili della Diocesi hanno informato che è in cantiere una monografia dedicata alla Porta bronzea della Cattedrale, con un atlante di immagini affidato a Gian Paolo Senni. L’importante arredo della chiesa madre – inserito in un portale marmoreo trecentesco proveniente dalla distrutta abbazia benedettina di San Lorenzo fuori le mura, nei pressi del Savio, e qui collocato e adattato nel 1497 – fu inaugurato dal vescovo Lino Garavaglia (1927-2020, vescovo di Cesena-Sarsina negli anni 1991-2003) il 17 febbraio 2001 quale memoria del grande giubileo del 2000.

"L’opera – che si deve alla munificenza dell’allora Banca di Cesena, oggi BCC Romagnolo – è una delle più significative dell’artista cesenate -  dichiara il prof. Mengozzi -  oltremodo pensata, ‘sofferta’ e studiata, come manifesta la complessa narrazione articolata su tre registri: la lunetta con I patroni della Chiesa di Cesena-Sarsina (Madonna del Popolo, san Vicinio, san Mauro), il registro mediano con Crocifissione di Gesù (derivata da Mathias Grünewald) ed Evangelisti (sovrastati dal rispettivo simbolo), quello inferiore con le due grandi ante centrali che raffigurano l’Incontro di Gesù con il Battista (le due figure fungono anche da battente) e ai lati otto formelle con Episodi della vita del Battista (da leggersi a sinistra dall’alto verso il basso e a destra dal basso verso l’alto). Due maniglioni interni hanno incisi i santi Ambrogio, Carlo, Francesco e Chiara (omaggio al vescovo Lino Garavaglia, 1991-2003, milanese e cappuccino)".

Ilario Fioravanti era nato cento anni fa e moriva dieci anni fa (Cesena, 25 settembre 1922 - Savignano sul Rubicone, 29 gennaio 2012): la concomitanza ‘rotonda’ è dunque la ragione delle celebrazioni che vedono coinvolte non soltanto la Diocesi ma anche l’Amministrazione comunale e il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna, perché gli interventi artistici e architettonici di Fioravanti sono alquanto numerosi e decorano città e circondario, fino a varcare la provincia. Il prossimo 25 settembre alle 18 in Cattedrale a Cesena mons. Douglas Regattieri presiederà una concelebrazione, mentre il 29 gennaio 2023 sarà ancora il Vescovo a chiudere l’Anno ilariano, stessi ora e luogo.

"Oggi Ilario – uomo veramente poliedrico e ‘rinascimentale’, di cultura eclettica: architetto, scultore, artista, disegnatore – gode di affermata notorietà nazionale, attestata e documentata da un elevatissimo numero di esposizioni, cataloghi e pubblicazioni", continua Mengozzi. "Né si contano le iniziative sorte da più parti per celebrare centenario e decennale. L’artista appartiene al consacrato pantheon dei facitori di bellezza, con autorevoli testimonianze: da Giovanni Testori a Vittorino Andreoli, da Antonio Paolucci a Vittorio Sgarbi; senza tacere i cesenati che in diversa misura hanno compreso, stimato e valorizzato l’artista: Davide Trevisani e la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, Maurizio Cecchetti (che per primo, negli anni 1986-1988, studiò e additò il talento di Fioravanti), Pier Guido Raggini, Marisa Zattini. La porta bronzea della Cattedrale di San Giovanni Battista è anche un documento eloquente dell’uomo di fede e del cristiano".

Come spesso accade nei restauri, che approfondiscono la conoscenza dell’opera mentre si trova “sotto i ferri”, non è mancata una piccola sorpresa, un dettaglio indubbiamente significativo: nella mano sinistra di san Vicinio (uno dei patroni della Diocesi con la Madonna del Popolo e san Mauro) l’artista – che ha firmato l’opera nell’anta centrale in basso a destra – ha inciso il nome della moglie Adele; un omaggio rimasto segreto sino a oggi, ignoto anche all’interessata. Un’ultima annotazione: a destra del portale è murata da oltre due secoli una piccola lapide in marmo rosa, illeggibile per i guasti recati dal tempo e dagli agenti atmosferici. Il prof. Mengozzi, che ben ne conosceva il testo per aver studiato la memoria epigrafica della cattedrale, ha chiesto e ottenuto dalla De Angelis il suo ripristino; così ora i passanti e i fedeli possono leggere: indulgenza plenaria quotidiana perpetua applicabile ancora per li defonti concessa da pio papa vi li ix luglio mdccxciii. È la memoria, che si era perduta, di uno speciale dono spirituale fatto da papa Braschi alla sua città.

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