Si chiude un ciclo di 178 anni: addio all'insegna 'Cassa di Risparmio' anche sulla sede centrale

L'istituzione della Cassa di Risparmio di Cesena, con questa denominazione, fu promossa nel 1840 da cinque eminenti cittadini cesenati

Spesso sono gli elementi simbolici e più visibili a far toccare con mano la fine di un ciclo, anche se la parabola è poi tutta ampiamente già nota. Rientra sicuramente in questo caso la rimozione dell'insegna 'Cassa di Risparmio di Cesena' sulla sede centrale della banca cittadina all'ex Zuccherificio e la sua sostituzione con l'insegna del nuovo proprietario dell'istituto di credito, il colosso francese 'Credit Agricole'. Il cambio di insegna è avvenuto progressivamente nelle filiali dislocate sul territorio ed ora la dicitura 'Cassa di Risparmio di Cesena' scompare anche dal tetto della sede centrale. La gru di una ditta specializzata ha portato gli operai sulla sommità dell'edificio e ha rimosso, una ad una, le lettere della grande insegna luminosa. Al suo posto è stata messa la nuova denominazione.

L'istituzione della Cassa di Risparmio di Cesena, con questa denominazione, fu promossa nel 1840 da cinque eminenti cittadini cesenati: il conte Galeazzo Fabbri, il cavaliere Giuseppe Galeffi, il canonico Giacomo Maraldi, l'avvocato Giambattista Nori e il marchese Melchiorre Romagnoli. Riuscirono a raccogliere il favore di 105 azionisti, formando così un primo capitale e costituendo l'associazione. La storia della banca – come evidenziata su Wikipedia – continua il 18 maggio del 1841 quando la banca riuscì ad ottenere l'autorizzazione papale (rescritto pontificio di Gregorio XVI); il 2 gennaio del 1842 avvenne l'apertura al pubblico. Il primo presidente della Cassa di Risparmio fu il conte Nicolò Chiaramonti. Successivamente acquistò un palazzo dove stabilì la sede storica in centro. Costituitosi il Regno d'Italia, con decreto reale del 17 marzo del 1861 si riconosceva nuovamente alla Cassa di Risparmio di Cesena le funzioni creditizie.

Durante le due guerre mondiali la Cassa di Risparmio svolse un'importante attività a favore della popolazione, duramente colpita da danni materiali, morali ed economici. A partire dagli anni anni sessanta del XX secolo, la Cassa di Risparmio ha aperto nuove filiali in città e dagli anni ottanta si è ampliata al di fuori del cesenate, prima in aree forlivesi e ravennati. Il 25 novembre 2013 diviene operativa la fusione con la Banca di Romagna, già entrambe appartenenti al Gruppo Bancario Cassa di Risparmio di Cesena, con conseguente semplificazione della struttura di Gruppo. 

Il resto è storia recente: il principale istituto di credito cittadino è entrato nel tunnel di una crisi, come molte banche locali, e su cui tuttora è aperto un processo in tribunale a carico dei vertici storici della Cassa. La banca è stata quindi salvata dal Fondo Interbancario, ristrutturata con grossi sacrifici dei dipendenti, delle migliaia di piccoli azionisti cesenati che nei decenni consideravano le azioni nella banca cittadina un investimento sicuro e di solido legame col territorio ed infine delle fondazioni bancarie che hanno sostanzialmente perso gran parte del loro ruolo, cioé reinvestire i proventi dell'attività commerciale in sociale e mecenatismo culturale a favore della comunità. Nel dicembre 2017 la Cassa di Risparmio di Cesena passa, insieme alla Cassa di Risparmio di Rimini e a quella di San Miniato, al gruppo Crédit Agricole Cariparma, ceduta dal Fondo Interbancario. Nel febbraio 2018 è approvato il piano di fusione per incorporazione di Cassa di Risparmio di Rimini, Cassa di Risparmio di Cesena, Cassa di Risparmio di San Miniato in Crédit Agricole Cariparma, quindi con la scomparsa progressiva anche della ragione sociale.

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