Casa selvatica, 60 cani al centro di una contesa: "Chiudiamo". Il Comune: "Rispettare le regole"

Circa 60 cani ospitati nella cosiddetta “Casa selvatica”, un rifugio in cui una donna, Dacia Manzoli, ha raccolto cani randagi, abbandonati e malati è al centro di una contesa

Circa 60 cani ospitati nella cosiddetta “Casa selvatica”, un rifugio in cui una donna, Dacia Manzoli, ha raccolto cani randagi, abbandonati e malati sulle colline di Roncofreddo è al centro di una contesa con le autorità, tanto che sono già state fatte delle multe e, a quanto pare, sono in arrivo pure le denunce, dopo una mobilitazione di animalisti su internet. Il caso è anche al centro di una petizione online che nel giro di pochi giorni ha visto oltre 4.000 sottoscrizioni.

L'accusa

Il problema deriverebbe dalla non corretta gestione dei cani in questo stabile piuttosto isolato. Spiega  Dacia Manzoli: “La Casa Selvatica è posto dove gli animali possono sentirsi liberi e non sfruttati, non fatela andare via, aiutatela a difendersi dalle bestie, quelle a due zampe che usano veleno e intimidazioni al posto delle parole, fate vedere che avete a cuore la vita e la salvaguardia degli animali oltre che quella degli uomini, aiutiamo chi aiuta gli animali, non chi li vessa e li uccide”. Tuttavia la stessa proprietaria spiega che “La Casa Selvatica chiuderà le sue porte e se ne andrà. Questa è l'unica cosa che riesco a pensare. Chi ha commesso questi reati feroci non subirà alcuna conseguenza, io sto ricevendo controlli, gravi sanzioni e ammonimenti perché ho aiutato i cani del Sud e trovato loro adozione. Perché li ho accolti nella mia casa, sfamati e curati e ho trovato casa a molti di loro. La Casa Selvatica , lo ricordo qui con forza , è una casa. Non è un canile e non intende diventarlo. Nasce come santuario per cani liberi, tolti da situazioni di privazioni , maltrattamento, reclusione. Nasce per incontrare le esigenze etologiche della specie: che non sono quelle di stare in un box asettico e chiuso, ma di vivere, in spazi il più possibile ampi ed aperti, facendo parte di una famiglia di esseri simili. Il cane è un animale sociale e cerca continuamente di costituire la sua 'famiglia'. La Casa Selvatica e' contro ogni forma di reclusione , prigionia, sfruttamento.  La Casa Selvatica odia le gabbie . Qui i cani nei box non li vedrete mai”. 

Tuttavia i controlli dei carabinieri forestali, assieme al servizio veterinario dell'Ausl, hanno individuato il mancato rispetto delle regole sulla detenzione degli animali. “Hanno semplicemente appurato quante cacche, tutte peraltro fresche , non erano ancora state raccolte. E quante mosche magari vi sostavano sopra. Non erano ancora le nove del mattino, quindi la raccolta giornaliera era appena iniziata. Poi hanno misurato case di legno e serre, da me con tanta cura costruite per i miei cani.  Sicuramente non hanno fotografato nessun prato, nessun albero ombroso, nessuna piccola piscina colma d'acqua messa a disposizione per il ristoro dal caldo, nessun cane felice che giocava e correva. È bastato per loro giudicare , non come stanno i cani (liberi , felici , in salute) ma tutto secondo i loro parametri già stabiliti. Si è detto che i miei cani sono 'pericolosi' . Nessuno dei miei cani, neppure uno tra quegli unici tre che malgrado i nostri sforzi saltano le recinzioni, ha mai provocato incidenti, ha mai morso animali, cose o persone. Nessuno dei cuccioli da me ospitato e' mai stato portatore di virus e tantomeno di virus letali , come la parvovirosi o il cimurro, nessun cucciolo o cane si è mai ammalato od e' morto , in un anno e mezzo, eccetto Filippa , morta di vecchiaia a 18 anni. Però ci sono stati Selva, Cosmo, Margot, Giada e Noa. E il gatto Marano. 
Tutti caduti per la mano dell'uomo. Io credo che ad essere pericolosi siano gli uomini. Per questo ho scelto di starmene lontana. Per questo ho scelto di abitare a 3 km da qualsiasi casa abitata. Dove , credevo , non avrei disturbato nessuno. E nessuno avrebbe disturbato noi.  invece non è bastato. Voglio solo andarmene a questo punto, non riesco più a pensare possa esserci una forma di dialogo tra me e queste persone. Caro Sindaco di Roncofreddo, non posso che decidere di lasciare queste terre , belle ed inospitali. Può stare tranquillo, io e i miei cani smetteremo di essere un pericolo per le persone e per la salute della comunità.  Questo continuerà ad essere il regno di cacciatori, allevatori, bracconieri”.

La replica

Tuttavia, in una nota pubblicata sul sito del Comune di Roncofreddo, il sindaco Massimo Bulbi ricorda che “siamo venuti a conoscenza da numerosi esposti e lamentele da parte di tanti cittadini ed utenti che regolarmente percorrono la Via Cereta (che, a differenza delle sue affermazioni da non residente, risulta molto frequentata anche da escursionisti, camminatori, ciclisti e motociclisti) del fatto che venissero inseguiti dai cani lasciati liberi, mettendo a rischio la loro incolumità. Oltretutto la situazione ci è stata segnalata dai Carabinieri del Corpo Forestale dello Stato e dall’AUSL competente – servizio veterinario, i quali ci hanno descritto lo stato di abbandono dei cani con i conseguenti rischi alla persona”. Il Comune ricorda inoltre che se l'Ausl procedesse al sequestro dei 60 cani presenti in loco con il trasferimento degli stessi presso il canile comunale di Cesena: il Comune stesso dovrebbe affrontare un costo pari a 7 euro per ogni cane ospitato, quindi 420 giornalieri, per un totale di 13.000 euro mensili.

Continua la nota. “Non sono stati quindi solo i cacciatori a segnalarci il problema e riguardo alla sua affermazione secondo cui “questi luoghi continueranno ad essere il regno di cacciatori, allevatori e bracconieri”, ci teniamo a precisare che è per noi una fortuna che siano presenti sul nostro territorio numerosi allevatori che, oltre ad adoperarsi per tenerlo manutenuto, danno lavoro a centinaia di persone; nel caso in cui lei, d’altra parte, fosse a conoscenza di eventuali soggetti che praticassero bracconaggio, sarebbe tenuta a segnalarli alle autorità competenti o, qualora volesse restare nell’anonimato, potrebbe fare la sua segnalazione presso gli uffici comunali che provvederanno alla denuncia del caso. Relativamente alle esche con veleno, possiamo solo dire che purtroppo questo gesto aberrante è stato riscontrato anche in diversi luoghi di altri comuni, persino nel centro cittadino ed attribuire quest’azione ai cacciatori è alquanto scorretto, tanto che, molte volte, sono loro stessi con i propri cani, vittime di questa atrocità. Concludendo, riteniamo che sia diritto di tutti detenere animali, ma che sia dovere di tutti occuparsene con le dovute accortezze, nel rispetto delle norme del benessere dell’animale e della sicurezza delle persone; l’incuria nella loro custodia non deve in alcun modo causare danni, disagi e pericoli a chicchessia; lasciare gli animali incustoditi è da irresponsabili e spesso va nella direzione opposta al loro benessere. In quest’ottica dunque è indispensabile rispettare anche le regole edilizie previste da leggi e regolamenti”.

Infine, conclude la risposta del sindaco, si andrà per le vie legali. Lo sfogo della donna, secondo il Comune, avrebbe causato “reazioni diffamatorie ed offensive (soprattutto da parte di persone che non conoscono la situazione né, tantomeno, il nostro territorio) nei confronti del sindaco e della sua amministrazione, fatti che ci hanno costretto ad incaricare un legale per agire nei confronti di queste persone, al fine di tutelare l’onorabilità del comune e dei suoi amministratori”.

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