"I signori degli anelli", operazione anti-bracconaggio della Forestale: liberati 2mila uccelli

E’ l’esito dell'operazione dei Carabinieri Forestali del Gruppo Forli-Cesena, coadiuvati da ornitologi della Lipu e dai veterinari dell’Asl, hanno effettuato a gennaio

Oltre 2mila uccelli sequestrati e cinque persone denunciate all’autorità giudiziaria. E’ l’esito dell'operazione dei Carabinieri Forestali del Gruppo Forli-Cesena, coadiuvati da ornitologi della Lipu e dai veterinari dell’Asl, hanno effettuato a gennaio in tre distinti allevamenti nelle zone di Cesenatico, Gambettola e Cesena. Del caso se ne è occupato anche il tg satirico di Mediaset "Striscia la Notizia", con l'inviato Edoardo Stoppa che ha fatto un'incursione in un capannone di un allevamento di uccelli, col sospetto che qui finiscano esemplari provenienti da attività di bracconaggio, che include anche la cattura di volatili vivi da utilizzare come richiami per la caccia. A guidare Stoppa nel Cesenate sono state le chat e le attività di promozione su internet, che conducono appunto ad un'azienda agricola del territorio cesenate.

L'operazione

Gli uccelli sequestrati appartenevano alle specie tordo bottaccio, tordo sassello, merlo, cesena e allodola.  Nello specifico i militari della Forestale hanno passato al setaccio diversi allevatori di avifauna selvatica accertando che numerosissimi uccelli detenuti per la vendita erano sprovvisti degli anelli identificativi chiusi che, per legge, devono essere apposti alle zampe degli animali entro 10 giorni dalla nascita diventando inamovibili con la crescita dell'animale, attestando così l'origine lecita degli esemplari in virtù del codice identificativo univoco impresso su ogni anello. Altri animali erano provvisti di anelli di dimensioni superiori al consentito, che erano amovibili e pertanto non idonei a garantire che gli esemplari fossero nati negli allevamenti.

E altri ancora avevano anelli manomessi, allargati per poter essere inseriti alle zampe di animali adulti catturati illegalmente in natura con reti o trappole, e poi ristretti attorno alle zampe per restituire all'anello le forme originarie ed ingannare i controllori. "Un’ulteriore pratica illegale - informano i Carabinieri Forestali - si ottiene applicando alla zampa degli animali degli anelli genuini ma di misure superiori, destinati cioè a specie avifaunistiche di dimensioni corporee maggiori: in tal caso i diametri maggiori interno ed esterno facilitano l’inserimento dell’anello ad animali già adulti. Gli animali così illegalmente marcati vengono falsamente registrati come “nati in allevamento” sui registri di carico e scarico in uso ai singoli allevamenti e poi avviati alla vendita a scopo ornamentale, come richiami vivi nell’esercizio venatorio da appostamento, come soggetti riproduttori per altri allevamenti oppure per essere utilizzati nelle mostre ornitologiche a fini espositivi. Nel corso delle perquisizioni svolte sono state trovate e sequestrate anche pinze e presse, una ancora sporca di sangue, impiegate per le illecite operazioni di restringimento degli anelli nonché anelli alterati.

"Alla base di queste prassi illecite ci sono precisi interessi economici - spiegano ancora i Carabinieri Forestali -: allevare e svezzare pullus di uccelli di specie selvatica in cattività risulta particolarmente oneroso in termini di tempo e risorse e quindi è diffusa fra alcuni allevatori la prassi illecita di acquisire esemplari adulti sul mercato nero degli uccelli selvatici, illegalmente catturati in natura con reti, trappole ed altri strumenti illeciti, per poi marcare gli animali già adulti con i contrassegni identificativi del proprio allevamento con le modalità illecite sopra descritte, registrarli come “nuovi nati in allevamento” sui registri di carico e scarico e come tali venderli. Tale commercio risulta particolarmente redditizio a livello economico con prezzi di singoli esemplari che raggiungono anche diverse centinaia di euro; il valore complessivo degli esemplari sottoposti a sequestro è stimato attorno ai 150mila euro. Gli uccelli sequestrati durante i controlli sono stati in parte già reintrodotti in natura ad esclusione di quelli che risultavano temporaneamente inabili al volo: questi ultimi sono stati portati al centro di recupero "Il pettirosso" di Modena per le cure riabilitative e il successivo reinserimento in natura".

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