Caporalato, Cgil Cisl e Uil: "Le imprese utilizzatrici non possono più far finta di non sapere"

"Si fa riferimento alle solite false cooperative che da tempo conosciamo e denunciamo, costituite appositamente per la gestione di somministrazione illecita di manodopera"

Gli inquirenti della Guardia di Finanza

Un'altra operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica, questa volta nel centro di Borello e a Bora, con l'arresto di altre 4 persone (di cui una ancora latitante) accusate di caporalato e di sfruttamento di lavoratori stranieri. Per Francesco Marinelli, Arturo Zani e Alessandro Scarponi, sindacalisti di FAI-CISL FLAI-CGIL UILA-UIL si tratta di “persone senza scrupoli che approfittano dello stato di bisogno per compiere una attività criminale di mercato delle braccia”.

L'operazione è la prosecuzione dell'indagine che qualche settimana fa aveva portato all'arresto di 5 persone per gli stessi reati. Questa volta si aggiungono anche atti di violenza e di intimidazione verso i lavoratori che si lamentavano del mancato pagamento e delle condizioni disumane di sfruttamento, fino ad arrivare a minaccia di morte. Rilevano i tre sindacalisti: “Ancora una volta sono gli allevamenti il punto più critico, i luoghi nei quali questi lavoratori venivano portati a lavorare a condizioni inaccettabili e vergognose. Ma anche nelle aziende agricole e nel lavoro dei campi. Lo avevamo detto. La precedente operazione aveva scoperchiato solo la punta dell'iceberg di questa attività criminosa ed illegale”.

“Si fa riferimento alle solite false cooperative che da tempo conosciamo e denunciamo, costituite appositamente per la gestione di somministrazione illecita di manodopera, in Romagna, nelle altre province della regione e nelle regioni limitrofe. Anche i circa 60 lavoratori trovati a lavorare in nero nella prima operazione, senza contratto e senza diritti, erano solo una parte di quelli gestiti. Nell'esprimere il nostro ringraziamento alla magistratura e alle forze dell'ordine protagoniste di queste inchieste, in particolare alla Guardia di Finanza di Forlì e Cesena, chiediamo che le indagini e l'impegno per sconfiggere queste pratiche sia costante e continui nel tempo. Chiediamo che la magistratura verifichi fino in fondo anche le responsabilità delle imprese utilizzatrici che non possono più dire di non sapere. La nuova legge sul caporalato prevede una responsabilità penale anche di queste ultime”.

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“Noi presenteremo alcune proposte concrete e precise alla prossima riunione del tavolo contro il caporalato ed il lavoro nero in agricoltura costituito in Prefettura. A  tal proposito riteniamo assolutamente indispensabile giungere rapidamente alla costituzione della cabina di regia presso l’Inps, nata per accertare il possesso dei requisiti per l’iscrizione alla Rete del Lavoro agricolo di qualità e orientare in modo collegiale le ispezioni.  Naturalmente, concludono i segretari Marinelli, Zani e Scarponi -  continueremo il nostro lavoro quotidiano di difesa di questi lavoratori senza diritti, di ascolto delle loro storie e di assistenza alle denunce agli organi preposti. E' necessario però un impegno anche delle Organizzazioni datoriali delle aziende agricole. Non ci deve essere né copertura, né comprensione, né sottovalutazione di questi comportamenti e di questi fenomeni.
Ormai però è chiaro a tutti, il caporalato è presente e si sta radicando anche nel nostro territorio. 
Se abbiamo a cuore il futuro della nostra agricoltura, ognuno deve fare la sua parte”.

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