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Giovedì, 26 Maggio 2022
Cronaca

Azienda agricola riconvertita alla cannabis: stangata in tribunale

Nelle serre furono poi sequestrati altri 710 chili di piante e droga per un valore di circa 200mila euro. Tutta la sostanza stupefacente e le piante sono state incenerite

Gli affari con l’agricoltura tradizionale non andavano così bene e quindi aveva deciso di “riconvertirsi” ad altre colture, scegliendo di produrre in grandi quantitativi nientemeno che la pianta della marijuana. Le sue serre e la sua abilità di agricoltore erano finiti al servizio dello spaccio, dopo aver coltivato in passato ravanelli e altri ortaggi. Non poche piante, ma intere serre. Per quest'azione è arrivata la condanna in tribunale: Aldo Zavalloni, l'agricoltore di Sala di Cesenatico che fu protagonista di un maxi-sequestro di stupefacenti nello scorso gennaio, è finito condanato, con rito abbreviato, a tre anni e 4 mesi di carcere e 3.000 euro di multa. 

> MAXI-SEQUESTRO DI MARIJUANA: IL VIDEO

Zavalloni, che si trova agli arresti domiciliari è comparso per l'udienza davanti al giudice Poilucci (pm Sara Posa). In un remoto casolare in campagna i detective dell’Anticrimine del Commissariato di Polizia di Cesena lo avevano arrestato con l’accusa di coltivazione, produzione e detenzione ai fini di spaccio di ingente sostanza stupefacente. Nella sua disponibilità,  alla fine sono stati conteggiati ben 88 chili di cannabis, in diversi confezionamenti, dalle cassette con le piante essiccate ai sacchi di prodotto già “finito” e tritato ed infine ben 7 chili e mezzo di semi. La produzione era in grossi quantitativi e destinata, spiegano dal Commissariato, non tanto a piccoli spacciatori, quanto invece ad ulteriori intermediatori e rivenditori.

Maxi-sequestro di 88 chili di marijuana (Foto Davide Sapone)

Gli inquirenti, comandati dal dirigente del Commissariato Michele Pascarella, lo definiscono non a caso un “grossista”. D’altra parte, se le serre erano piene di piante coltivate, il sottotetto era adibito a laboratorio con speciali macchinari, costati migliaia di euro e di fabbricazione canadese, appositamente ideati per ripulire il fogliame dallo scarto e triturarlo. Spiega il dirigente Pascarella: “Alla presenza dell’interessato sono state visionate le serre all’interno delle quali si è riscontrata la presenza di numerosissimi residui essiccati di piante di verosimile sostanza stupefacente. La ricerca ha portato al rinvenimento di diversi contenitori contenenti residui ed elementi erbacei di cannabis, nonché un sacco contenente 7,5 chilogrammi di semi della stessa cannabis. Sempre nel corso della perquisizione, all’interno di un sottotetto dell’abitazione è stato  rinvenuto un vero e proprio laboratorio di essicazione e confezionamento di marijuana”.

In particolare, all’interno delle stanze del sottotetto erano presenti diverse cassette in plastica ricolme di infiorescenze essiccate di cannabis, nonché otto sacchetti sigillati sottovuoto contenenti la stessa sostanza ridotta in polvere pronta per la vendita. Il valore dello stupefacente ritrovato ammonta, stima la Polizia, a 50-60mila euro. Nelle serre furono poi sequestrati altri 710 chili di piante e droga per un valore di circa 200mila euro, secondo la stessa stima. Tutta la sostanza stupefacente e le piante sono state poste sotto sequestro penale e l'ufficio Anticrimine, diretto dall’ispettore superiore Paolo Di Masi, e smaltite all'inceneritore di Forlì.

Distrutte 710 chili di piante di marijuana

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