Ancora due cani uccisi da bocconi avvelenati a Bagno di Romagna

Nella mattinata di martedì, in una zona boscosa nella località Batocco-Campodonicato-La Croce, nel comune di Bagno di Romagna, si sono verificati due decessi di cani

Prosegue purtroppo anche nell’anno appena iniziato il fenomeno dell’avvelenamento di cani attraverso l’utilizzo di bocconi avvelenati. Nella mattinata di martedì, in una zona boscosa nella località Batocco–Campodonicato–La Croce, nel comune di Bagno di Romagna, si sono verificati due decessi di cani, appartenenti a due distinti proprietari, che hanno ingerito involontariamente alimenti contenenti sostanze tossiche lasciati sul posto volutamente per colpire gli animali.

Un primo esame delle carcasse effettuato dal personale del Servizio Veterinario dell’AUSL di Cesena ha confermato la sintomatologia da avvelenamento. Dell’accaduto, il Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione Forestale di Bagno di Romagna ha informato l’Autorità Giudiziaria attraverso l’inoltro di una denuncia, al momento contro ignoti. Le carcasse dei due animali deceduti sono state poste sotto sequestro penale per essere inviate presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna–Sezione di Forlì, presso i cui laboratori verranno effettuate le ricerche tossicologiche per determinare la natura della/e sostanza/e utilizzata/e per l’avvelenamento. La natura del materiale impiegato costruisce sempre un fondamentale elemento dell’attività investigativa per poter addivenire all’individuazione del/i responsabile/i.

Quella dell’impiego di bocconi avvelenati costituisce un’attività illegale che trova spesso origine in contrasti tra raccoglitori di tartufi per eliminare i cani o nell’ambito di attività di bracconaggio tendenti ad eliminare i predatori selvatici.  È doveroso ricordare come l’uso di bocconi avvelenati costituisca, oltre che una pesante violazione della legge penale, punita ai sensi dell’articolo 544 bis del codice penale con la pena della reclusione da quattro mesi a due anni, anche un inequivocabile atteggiamento di arretratezza culturale oltre che un grave pericolo non solo per i cani impiegati per la ricerca dei tartufi e/o per l’attività venatoria ma anche in maniera indiscriminata per molti animali selvatici  (quali lupo, volpe, gatto selvatico, tasso, istrice, rapaci diurni e notturni) i quali possono inavvertitamente cibarsi degli alimenti avvelenati con conseguente morte. Può costituire, seppur in rari casi, pericolo indiretto per la salute umana in particolar modo nel caso che i bocconi tossici o che gli animali deceduti siano nelle vicinanze di corsi d’acqua.

La tematica dei bocconi avvelenati – ai fini della tutela della salute pubblica, della salvaguardia e dell’incolumità delle persone, degli animali e dell’ambiente – è oggetto di una specifica Ordinanza del Ministero della Salute del 10 febbraio 2012 “Norme sul divieto di utilizzo e detenzione di esche o bocconi avvelenati” che dispone un protocollo procedurale sulla materia; anche la Regione Emilia-Romagna, considerata la pericolosità derivante da tale problematica, ha emesso la specifica Delibera della Giunta regionale 469/2009 “Approvazione linee giuda regionali per la lotta agli avvelenamenti degli animali” con la quale vengono determinate specifiche attività in capo alle strutture coinvolte a diverso titolo nei vari ambiti”. Il personale del Corpo Forestale dello Stato è impegnato costantemente sia nel controllo del territorio sia nel settore delle attività investigative al fine di prevenire e/o reprimere questo preoccupante e deprecabile fenomeno che, purtroppo, non manifesta segnali di regresso o diminuzione.

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Per il caso specifico sono prontamente iniziate da parte del personale del Comando Stazione Forestale di Bagno di Romagna, in stretto raccordo con l’Autorità Giudiziaria, le attività info-investigative per risalire all’identificazione del/i responsabile/i dell’accaduto; inoltre prosegue l’attività di controllo preventivo dei siti sensibili per verificare un puntuale rispetto delle norme vigenti in materia e per reprimere ulteriori eventuali episodi di illegalità. Il Corpo Forestale dello Stato ricorda che per eventuali segnalazioni su emergenze ambientali è sempre attivo il numero verde “1515” cui il cittadino può rivolgersi gratuitamente per comunicare attività illecite condotte in danno dell’ambiente.

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