Cancro all'utero, in calo i casi nel cesenate

Sono in calo i carcinomi all’utero nel cesenate – dove si registrano in media 6 nuovi casi all’anno – grazie all’impegno portato avanti dall’Ausl di Cesena sul fronte della prevenzione

Sono in calo i carcinomi all’utero nel cesenate – dove si registrano in media 6 nuovi casi all’anno – grazie all’impegno portato avanti dall’Ausl di Cesena sul fronte della prevenzione e della diagnostica precoce, orientata a identificare le neoplasie fin dalle loro forme iniziali. Il carcinoma alla cervice uterina è causato da un’infezione persistente di uno o più dei circa 15 tipi oncogeni del Papillomavirus umano (HPV).  L'infezione da HPV è la più comune infezione tra quelle trasmesse sessualmente e può avvenire anche per semplice contatto nell'area genitale.

Si calcola che il 75% degli uomini e delle donne sessualmente attivi si infetta nel corso della vita, ma l’infezione raramente evolve verso forme tumorali: su un milione di donne infettate, solo 1.600 sviluppano un carcinoma della cervice uterina.
 
“Lo screening per il tumore del collo dell’utero, attivo dal 1996, si rivolge alle circa 60.000 donne residenti o domiciliate nel cesenate con età compresa tra i 25 e i 64 anni – spiega il dottor Mauro Palazzi, responsabile del Centro Screening Oncologici dell’Azienda Usl di Cesena – invitandole a effettuare il Pap test con periodicità triennale. Nel 2010 l’adesione all’invito è risultata pari al 54%, ma l’effettiva copertura delle donne per la diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero è più elevata: sulla base dei dati del sistema di sorveglianza PASSI si stima infatti che l’88% delle donne 25-64enni abbia eseguito un Pap-test nei tempi raccomandati, in linea col dato regionale, che è dell’86%. Sul fronte della prevenzione, la diffusione della vaccinazione contro il virus HPV attualmente rivolta alle bambine in età prepubere (12 anni) porterà nel tempo a ulteriori miglioramenti nella lotta a questo carcinoma”.
 
Negli ultimi anni particolare attenzione è stata rivolta alle donne provenienti da paesi stranieri: la prevalenza dell'infezione da HPV oncogeni è infatti 5 volte più alta nell'Africa Sub-Sahariana rispetto all'Europa, con una prevalenza intermedia in Sud America e Asia, mentre l’adesione al Pap test è minore.

“Per ridurre queste diseguaglianze d’accesso, in parte causate da difficoltà di comprensione della lingua o scarsa conoscenza del programma di screening – sottolinea il dottor Palazzi – sono state realizzati incontri con donne nei corsi di alfabetizzazione e in altri luoghi di aggregazione e attivati Educatori alla Salute di Comunità (ESC), cioè donne straniere adeguatamente formate che agiscono nelle comunità di immigrati per far conoscere lo screening e favorire l’accesso. A questi interventi, grazie al sostegno dell’Associazione Romagnola Ricerca Tumori (ARRT), dal 2009 si è aggiunta anche la chiamata telefonica attiva da parte di mediatori linguistici per le donne straniere non aderenti. I dati riportati nel grafico mostrano il buon risultato ottenuto da queste iniziative: nel biennio 2009-10, l’adesione allo screening nelle donne straniere provenienti da paesi a forte pressione migratoria è passata in due soli anni dal 32% al 49%”.
 
Il Pap Test viene eseguito dalle ostetriche presenti nei consultori di Cesena, Cesenatico, Savignano sul Rubicone, Mercato Saraceno e San Piero in Bagno; i test sono esaminati dall’unità operativa di Anatomia Patologica dell’Ospedale Bufalini di Cesena. In caso di positività o sospetto, la donna viene richiamata a una visita di controllo presso l’ambulatorio ginecologico di 2° livello, per eseguire le ulteriori indagini diagnostiche e gli eventuali trattamenti. Sono circa il 3% le donne richiamate per approfondimenti e quasi tutte accettano la visita con il ginecologo (97%). Questo dato, tra i più alti in Regione, dimostra un alto indice di fidelizzazione delle donne cesenati al programma. Nel 2010 le indagini condotte al 2° livello hanno diagnosticato la presenza di 55 patologie pre tumorali o tumorali. La detection rate (rapporto tra il numero di donne con diagnosi pre tumorali o tumorali, identificato allo screening e il numero di donne sottoposte a tale esame) è pari a circa il 6 per mille, dato superiore a quello regionale (4,3 nel 2009) e nazionale (3,1 nel 2009). Questo valore nelle donne straniere è tre volte più alto, perché provengono da Paesi dove il virus HPV è più diffuso e i programmi di prevenzione sono assenti o poco presenti.
 
Ausl di Cesena tra le aziende sanitarie sperimentatrici di un nuovo screening
Dal marzo del 2010, nel programma di screening cesenate è stato introdotto anche il test in grado di svelare la presenza del Papilloma Virus umano (test HPV). Questo esame è più sensibile del Pap test nell’identificazione delle lesioni pre-neoplastiche e attualmente è al centro di un’ampia ricerca a livello nazionale finalizzata a comprendere quale possa essere il suo impiego migliore e se possa diventare il test primario dello screening.
“Al momento attuale, in accordo con quanto suggerito dalle linee guida nazionali e regionali – precisa il dottor Evandro Nigrisoli, direttore dell’Unità Operativa Anatomia Patologica – il test HPV viene utilizzato per la verifica delle diagnosi citologiche incerte che prima prevedevano un invio diretto alla visita ed esami ginecologici di 2° livello. Le donne con un Pap test con lievi alterazioni sono richiamate a eseguire il test HPV: nelle donne positive al test è opportuno effettuare nel breve periodo un esame di controllo non doloroso del collo dell’utero (colposcopia), mentre le donne con test HPV negativo saranno richiamate dopo un anno per effettuare nuovamente un Pap test di controllo presso il consultorio. Il test HPV si effettua con un prelievo vaginale simile a quello del Pap test, che  rimane attualmente il primo test di screening”.
 

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