Blue Whale, il "gioco delle morte" tra gli adolescenti: segnalati 5 casi sul territorio

Anche sul nostro territorio è concreto il rischio "Blue Whale", il "gioco di morte" la cui conoscenza si sta diffondendo attraverso i social network tra gli adolescenti

Anche sul nostro territorio è concreto il rischio “Blue Whale”, il “gioco di morte” la cui conoscenza si sta diffondendo attraverso i social network tra gli adolescenti, e che nel mondo ha già mietuto oltre 150 vittime, dal momento che la fase finale prevede il suicidio. L'allerta delle forze dell'ordine è massima e nessuna segnalazione viene sottovalutata, tanto che – spiegano dalla Questura di Forlì-Cesena – si contano circa 5 casi su tutto il territorio provinciale, distribuiti tra l'area Cesenate e in quella Forlivese. In nessun caso, per fortuna, lo scellerato rituale è giunto fino al suo epilogo tragico, vale a dire la morte del “giocatore”.

Il “Blue Whale”, letteralmente la “Balena blu” - il simbolo di questa sorta di rituale che sta a cavallo tra i più primitivi riti di iniziazione e le più moderne tecnologie che entrano tutti i giorni nelle nostre case – è una procedura in 50 punti che l' “adepto” deve svolgere pedissequamente sotto il controllo di un “tutore”, nascosto da qualche parte schermato nelle parti più remote del Web. La procedura sembra studiata per innalzare la soglia del dolore e come rituale di avvicinamento alla morte e all'odio di sé stessi, attraverso autolesionismo crescente, privazione del sonno, visione di scene raccapriccianti e immagini psichedeliche. Un “gioco”, se così si può chiamare, divertente solo per la mente perversa che lo ha ideato e non sicuramente per le giovani vittime, che in verità finiscono loro malgrado solo in una trappola ben architettata e anzi non devono avere remore a denunciare il tentativo di violare l'adolescenza loro e dei loro coetanei.

Il fenomeno è attentamente e discretamente monitorato dalle forze dell'ordine. Lo conferma il questore di Forlì-Cesena Loretta Bignardi: “Il monitoraggio è continuo, purtroppo si sono riscontati alcuni casi anche in questa provincia che riguardano giovani tra i 13 e i 15 anni, maschi e femmine, che sono  entrati in contatto con questo rituale, ma che non lo hanno portato a termine”. Nessun caso estremo, a quanto pare, ma tutti stroncati sul nascere. Gli odiosi sostenitori di questo gioco puntano alla prima adolescenza, quando il carattere è in via di formazione e l'individuo è più fragile. Le segnalazioni sono giunte dal mondo scolastico, che ancora una volta si conferma una buona rete contro simili episodi.

“Ai genitori, come ho spiegato più volte nel corso di lezioni sul bullismo e il cyberbullismo nelle scuole, devono prestare la massima attenzione ad ogni eventuale 'stranezza' dei figli e non esitare a contattarci se hanno dei dubbi”, spiega il questore Bignardi. Sui casi in corso di trattazione il riserbo è massimo, anche per consentire la piena efficacia dell'azione giudiziaria, ma va detto che, codice penale alla mano, il reato almeno in questo caso è molto chiaro ed è l'istigazione al suicidio. Di questo si macchia chiunque agevola, sostiene e propone questo scellerato “gioco”. 

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