Bancarella nelle scuole, ecco le recensione che hanno vinto nell'edizione 2018

Il “Bancarella nelle scuole” organizzato da Confesercenti Cesenate e dall’assessorato alla scuola del comune di Cesena  è giunto a conclusione

Il “Bancarella nelle scuole” organizzato da Confesercenti Cesenate e dall’assessorato alla scuola del comune di Cesena  è giunto a conclusione. La  giuria  è stata chiamata a valutare le recensioni degli studenti che hanno preso parte ell'edizione 2018 del concorso, questi i vincitori.

Prima classificata:

La Regina del silenzio, di Paolo Rumiz

Un intreccio di parole e musica, una fiaba senza tempo nata per essere letta ad alta voce e dedicata al bambino che è in ognuno di noi.  “La Regina del Silenzio” nasce dalla penna di Paolo Rumiz, scrittore e giornalista triestino, sulle note eseguite da un’armata di giovani musicisti europei, la European Spirit of Youth Orchestra, diretta dal maestro Igor Coretti Kuret. Originale e brillante l’idea di accompagnare ciascuno dei venti capitoli con il suggerimento di un brano da ascoltare, a conferma dell’esistenza di una particolare sinergia tra parola e musica.

Nella pianura dei Burjaki, solcata da fiumi d’argento e armoniose sinfonie della natura, incombe l’orda del Malvagio re Urdal portatrice di tristezza e silenzio. La Regina Ubidaga ordina il sequestro di tutti gli strumenti musicali, abolisce l’uso delle vocali e sostituisce “Selma”, il dolce e carezzevole nome della capitale, con il freddo e stridulo “Bardar”.

Prima che la musica venga definitivamente bandita, tuttavia, una bimba ancora in grembo impara a cantare; cullata dalla melodiosa tambùriza del bardo Tahir, apprende l’arte dell’ascolto. Il suo nome rappresenta la fusione delle note che più ama: Mi-la. In nome della musica, la linfa vitale di cui è composta , Mila occhi di bosco vuole abbattere il dominio del silenzio e riportare la Terra di Passo all’antica gioia di un tempo in nome della libertà che porta nel cuore e per suo padre Vadim, vittima degli spietati invasori.

Come sottofondo del lungo viaggio che la attende, scricchiolii di stelle, trilli di cinciallegre e fruscii vengono evocati dal magico spartito delle parole composto dall’autore. Spirali di note e vortici di emozioni trapelano dalla carta e raggiungono l’anima del lettore, suscitando talvolta calma e serenità, talvolta ansia e irrequietezza. Anche le parole non lette ad alta voce e sussurrate alla nostra anima possono rompere il silenzio della mente; per poter assaporare al meglio le mille sfaccettature di questa fiaba, occorre, quindi, imparare ad ascoltare se stessi e le proprie emozioni e capire che ognuno porta dentro di sé un mondo velato, un luogo sospeso dominato dai propri sogni, la realtà della propria fantasia. Saper trovale la chiave di violino giusta per percepire e comprendere la propria melodia, non è da tutti, ma è possibile.

Letizia Degli Angeli (3°F Liceo Scientifico Righi) 

Gli altri premiati:

I fantasmi dell'impero

Addis Abeba, Etiopia, 31 ottobre del 1937. Quando l’avvocato militare Vincenzo Bernardi viene convocato nell’ufficio del Vicerè d’Etiopia Rodolfo Graziani, non ha idea di cosa tratti l’incarico che lo impegnerà per i successivi mesi. Il Goggiam, regione a nord-ovest dell’Africa Orientale Italiana, è teatro di una delle più forti ribellioni avvenute dalla nascita dell’Impero, proclamata dal Duce poco più di un anno prima. Pare che un ufficiale, un certo Corvo, si sia abbandonato a una vita di eccessi fatta di furti e massacri al danno della popolazione indigena. Il compito del colonnello Bernardi è quello di partire per una missione di assoluta segretezza e indagare sui crimini dell’ufficiale. Il viaggio porterà alla luce le atrocità avvenute durante il periodo del colonialismo italiano. I crimini di guerra compiuti da comandanti, Carabinieri e Camicie Nere faranno però soltanto da cornice a un disegno più ampio, composto da complotti e congiure.

“I fantasmi dell’Impero”, tuttavia, non tratta soltanto di guerra: oltre all’accuratissima indagine di carattere storico svolta dai tre autori Marco Consentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella, il romanzo racconta anche di altre piccole vicende che trovano una perfetta collocazione nella narrazione. Come la storia di Bruna, una Giovane Italiana, le cui giornate nonostante trascorse nel prestigioso collegio senese vengono periodicamente scosse dalle lettere che l’amato Vittorio spedisce segretamente dall’Africa. O quella di Zehude Asfau, che combatte al fianco del figlio contro gli invasori occidentali. O, ancora, Welè, il soldato etiope assoldato dall’esercito italiano, che insegnerà ai suoi “Gwaitana”, i superiori italiani, il vero significato di fedeltà e dedizione.

Gli autori, con una scrittura scorrevole ed estremamente realistica, riescono con successo a delineare un periodo storico e critico e spesso ignorato. Lettere e telegrammi, quasi tutti autentici, rappresentano parte integrante della narrazione e fanno entrare il lettore in una realtà caotica: un clima di guerra fatto di ordini e “Precedenze Assolute”. Dialoghi solenni, spesso ricchi di espressioni militari, lasciano spazio a conversazioni semplici e ironiche. Particolare attenzione è rivolta anche ai dialetti regionali italiani e alle tradizioni locali; spesso infatti i dialoghi vengono affrontati utilizzando espressioni e parole della terra di provenienza dei personaggi. “I fantasmi dell’Impero”, infatti, non tratta soltanto di colonnelli di alto grado, ma mostra anche l’Italia del pre-guerra e i suoi italiani, il Duce, i cineregionali, le Giovani Italiane... Il romanzo mostra fino a che punto possa spingersi la crudeltà umana. Con descrizioni crude racconta di massacri, battaglie sanguinose e stragi che, come fantasmi, resteranno sempre nella memoria di coloro che le hanno viste coi loro occhi.

Maria Silvagni (3°Be Liceo Statale V.Monti)

Anna che sorride alla pioggia

Anna la bellezza ce l’ha già in quel suo nome, semplice e speciale al tempo stesso, che può essere letto a partire da destra o da sinistra senza perdere significato. A raccontarci di lei è il romanzo Anna che sorride alla pioggia (Sperling & Kupfer, 2017) di Guido Marangoni, che dopo la laurea in Ingegneria Informatica e anni di lavoro in tale ambito, si occupa disabilità, da quando nella sua vita è arrivata la piccola Anna, sua figlia. Il libro narra proprio la storia di come sia avvenuto quell’incontro tanto inatteso quanto travolgente, e di come allora l’autore abbia imparato a guardare il mondo da punti di vista del tutto impensati.

G. Marangoni ripercorre i giorni, i mesi a partire dal concepimento fino alla nascita della bambina, rivivendo la sorpresa, le gioie, ma anche le preoccupazioni e le paure che hanno accompagnato lui, la moglie Daniela (tanto forte quanto capace di farlo innamorare ogni volta delle sue fragilità) e le due figlie Marta e Francesca.
Il lettore assiste in punta di piedi – perché la delicatezza di certe situazioni impone discrezione - a tutti i momenti della vicenda, sentendosi coinvolto e partecipe, ma sempre in modo indolore, perché ogni tensione viene a dissolversi nel corso della narrazione. Così, la notizia che la nascitura sarà affetta dalla Sindrome di Down viene letta nella sua versione più sorprendentemente positiva dalle sue due sorelline: Anna ha un cromosoma in più. E in un istante quello che era difetto si trasforma in ricchezza.

E’ proprio questo lo spirito del romanzo: “promuovere la parola diversità alla bellezza e positività che merita” scrive l’autore; e, giocando con le parole, nota come proprio nel nostro essere di-versi consista la poesia della nostra umanità. Bisogna solo accantonare i luoghi comuni, imparare a scoprire la potenza della fragilità e condividerla per farla diventare magicamente “la nostra parte più forte”. E’ per darci questa buona notizia che G. Marangoni dal 2015 ha aperto una pagina Facebook ormai diventata punto di riferimento per tutti coloro che con lui intendono liberare la disabilità dai pregiudizi che la mortificano. Ed è per il medesimo scopo che ora ci racconta la storia di Anna, perché guardandola dritto in quegli occhi dal taglio vagamente orientale impariamo a vedere la persona e non la sindrome.
Il romanzo si legge d’un fiato, esile per l’esiguo numero di pagine (192) e lieve per la leggerezza con cui G.Marangoni affronta il tema. Ci lascia infine un sorriso, quello spiazzante e contagioso di Anna, che dice gioia di vivere.

Filippo Ferrari (1°Cs Liceo Scientifico Righi)

L’Assassinio di Florence Nightingale Shore

Debutto interessante per l’autrice Jessica Followes che con “L’Assassinio di Florence Nightingale Shore” esce dai retroscena di scrittura di trame per serie televisive e si dedica alla composizione di qualcosa di più vero ed articolato.
Il romanzo, nella cui trama risultano da subito evidenti le eredità da una parte della giallistica europea di Agatha Christie e dall’altra opere segnatempo della letteratura inglese tra le quali spicca senza dubbio “Pamela” di Samuel Rchardson e le grandi odissee dei poveri senza nome di Dickens, è un’accattivante lettura giallo-rosa ma non solo, infatti all’appassionante storia d’amore tra la serva Louisa e il poliziotto Guy si intreccia una ben architettata detective-story che la protagonista, Louisa, domestica della famiglia aristocratica dei Mitford, riuscirà a smascherare grazie all’aiuto dell’amica Nancy, sorella maggiore delle ben note sorelle Mitford, realmente esistite nella prima parte del ventesimo secolo.

Non potrete fare a meno di appassionarvi alle ambientazioni fuligginose di una Londra dei primi del Novecento, dove la Grande Guerra appena combattuta ha lasciato una ferita ancora sanguinante, alle calde atmosfere delle case da tè e ai salottini aristocratici di snob della alta nobiltà. Con un ritmo narrativo non necessariamente incalzante avrete tutto il tempo di godervi le intricate storie di palazzo dei nobili, così come le atmosfere di estrema povertà di una Londra indigente e disastrata. Nello sfondo prendono risalto le prime forme di emancipazione femminile, le sofferenze patite dalla gente di umili origini e le privazioni dovute alla guerra. Unica pecca del romanzo è il fatto che descriva questo periodo storico con un metodo pieno di richiami formali e con uno stile eccessivamente retorico, che mette in luce, magari anche in modo ironico, tutte quelle che furono le grandi contraddizioni sociali del tempo, ma che si limita semplicemente a descriverle minuziosamente.

Pur rimanendo una lettura emozionante è una trama che, come ci ha già dimostrato la Followes, probabilmente darà il meglio di sé nell’adattamento per il grande schermo o magari per una nuova appassionante serie tv, anche dal momento che questo è solo il primo dei sei libri messi in cantiere dall’autrice, ognuno dei quali avrà come protagonista una delle sei sorelle Mitford. Si potrà giudicare così se questa brillante autrice ha la stoffa della vera scrittrice o se sarebbe meglio che si limitasse allo scriver trame per adattamenti cinematografici.

Eugenio Pieri (4°Dc Liceo Scientifico Righi)

Nostalgia del sangue

E’ un noir italiano, romanzo di esordio di una coppia di autori anonimi, che si celano dietro lo pseudonimo di Dario Correnti. Un libro corposo che si srotola in brevi capitoli che si susseguono velocemente. La lettura è rapida, scorrevole e incalzante, grazie ad una suspense creata in maniera sottile e a personaggi ben delineati. Marco Besana, è un giornalista disilluso, che ha vissuto pienamente gli anni d’oro del giornalismo e che ora è prossimo al prepensionamento, ma ha ancora voglia di fare bene il suo lavoro, di capire gli assassini, di arrivare al centro della notizia. E’ coscienzioso e capace, si diverte a ironizzare e apprezza sempre la buona tavola e il buon bere. Appare inizialmente disilluso e trascurato, a volte un po’ sfiduciato; grazie a Ilaria, però troverà un nuovo rispetto verso sè stesso e la vita. Ilaria Piatti – soprannominata “Piattola” – è una giovane stagista, goffa, impacciata, mal vestita, ma dalle intuizioni formidabili. E’ lei che capisce che l’assassino emula un killer del passato, ed ancora è lei che si espone in prima persona per catturarlo.

Besana e Ilaria sono due generazioni a confronto, due modi di approcciarsi al lavoro e alla vita diversi, ma che interagiscono e combaciano perfettamente. Due personaggi che impariamo ad amare e apprezzare singolarmente, ma ancor più come coppia, descritti in maniera talmente attenta e dettagliata che al lettore sembra di essere in auto con loro mentre si avventurano nella Bergamasca o seduti al tavolo di un ristorante.

La lettura è intensa e appassionata, gli amanti del genere troveranno tutti gli elementi che cercano: scene del crimine, indagini, presunti colpevoli e analisi del DNA. I luoghi spaziano della convulsa Milano alla Bergamasca, zona degli omicidi, in cui il Besana afferma che “non potrebbe mai vivere”, dove la gente si rinchiude in villette a schiera tutte uguali e si cela dietro una presunta riservatezza, che forse è solo omertà o indifferenza. Qui si svolgono gli omicidi di un serial killer che imita il primo serial killer italiano di fine 800, Vincenzo Vergeni.

La “Nostalgia del sangue” è quella che Besana prova pensando che quello che sta affrontando sia il suo ultimo caso: è quindi nostalgia per la vita vissuta fino ad oggi e dedicata quasi interamente al lavoro. Ma il lettore, che conoscerà la coppia investigativa Besana-Piatti, spera assolutamente rivederli alle prese con altri casi.

Camilla Casadio (3°Ac Liceo Statale V.Monti)

Tutto questo ti darò

Manuel pensava di conoscere bene Alvaro, quel ragazzo sorridente e ben educato, che gli aveva chiesto di autografare più volte lo stesso libro, l’uomo che lo aveva salvato dalla solitudine, suo marito. Ma la morte improvvisa del compagno in un incidente stradale e i tanti dubbi che la circondano lo proiettano in un’altra vita di un altro Alvaro, l’erede dei marchesi Muniz de Davila, la famiglia da cui era stato allontanato senza un motivo evidente fin da ragazzino, per poi essere richiamato dal padre, in punto di morte, come suo successore.

Manuel, destinato ad ereditare a sua volta la proprietà del marito, si reca nella villa di cui ormai è il proprietario, dove inizia una sua indagine privata, convinto che dietro la morte di Alvaro ci sia qualcosa di sospetto e di legato al passato. Aiutato da Nogueira, poliziotto in pensione, e da padre Lucas, amico e confidente di Alvaro, viene a conoscenza di una famiglia dal passato oscuro, dove i segreti e le violenze portano a galla un mondo corrotto e di sofferenza, dove tutti sembrano colpevoli e vittime.

Manuel conosce così la famiglia del marito, di cui nessuno gli aveva mai parlato: la madre, fredda e crudele, il Corvo, come tutti la chiamano; il fratello Santiago, debole ed insicuro, ma anche prepotente ed arrogante, con la moglie Catarina, bella ed elegante, perfetta padrona di casa; Elisa, la compagna del fratello minore Fran, trovato morto sulla tomba del padre, dopo essersi iniettato una dose fatale di eroina, con il figlio Samuel, affettuoso e sincero nei confronti dello zio Manuel, diligente esecutore dell’ultimo compito affidatogli da Alvaro; e poi una serie di figure minori, ma ben tratteggiate, dalla governante Herminia, che ama i “suoi bambini” più della stessa madre, al giardiniere Vicente, pedina ignora delle trame della famiglia, fino all’enologo Daniel, che insieme a Manuel porterà avanti la creatura di Alvaro, la sua azienda vinicola “Heroica”. Tra continui colpi di scena, la vicenda si snoda in modo incalzante, disseminando indizi che solo alla fine troveranno il loro posto nel complesso puzzle della vicenda, che fa emergere un mondo crudele, fatto di corruzione, ambienti equivoci, personaggi disposti a tutto per salvare i loro privilegi, ma capace di lasciar emergere anche sentimenti buoni, valori come l’amicizia e l’amore, che a volte trovano uno spazio inaspettato in cui inserirsi e creano soluzioni impensate.

Motore di tutta la vicenda è l’esigenza di Manuel di conoscere, di eliminare quei sospetti che all’inizio lo portano a dubitare di quell’uomo che fino ad un attimo prima era il suo faro, il suo critico obiettivo ed esigente di ogni libro, quello che leggendo l’ultimo lavoro del marito l’aveva trovato ben costruito, ma privo di sincerità. Ecco che allora Manuel decide di riprendere a scrivere, ma per iniziare un altro romanzo, più vero, quello che Alvaro avrebbe amato, il romanzo della sua vita. “Tutto questo ti darò” è il suo ultimo dono a quell’uomo che prima di morire aveva impostato sul suo Tom Tom la destinazione “casa”. Dolores Redondo, con il suo quarto romanzo, già vincitore in Spagna del prestigioso Premio Planeta, avvince il lettore con una trama intricata ed intrigante, che lo conduce attraverso un’indagine serrata e dai risvolti psicologici ad un finale in cui la verità, per quanto crudele, emerge, aprendo a prospettive di un futuro migliore.

Lorenzo Marchetti (3°E Istituto Tecnico Agrario)

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