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Bagno, alcune famiglie fanno causa al Comune per le rette alla casa protetta

Spiega il suo punto di vista David Camagni, consigliere comunale a Bagno: "Si tratta di cittadini anziani con gravi patologie ai quali dovrebbe essere riconosciuta la gratuità"

Alcuni giorni fa un gruppo di ospiti ha citato in giudizio davanti al Tribunale di Forlì la Casa Protetta comunale “Camilla Spighi”, Istituzione del Comune di Bagno di Romagna, per vedere riconosciuto il loro diritto a non corrispondere la quota di retta mensile pari a circa 1.500 euro e il rimborso per il pregresso per un importo complessivo di 508.008 euro. La causa vedrà la prima udienza il 10 settembre 2018.

Spiega il suo punto di vista David Camagni, consigliere comunale a Bagno: "Si tratta di cittadini anziani con gravi patologie ai quali la Costituzione della Repubblica, la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, la legge 730/1983 art. 30 e le costanti sentenze della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato, da oltre venti anni riconoscono il diritto di fruire gratuitamente della assistenza sanitaria e socio-assistenziale loro erogata: tale diritto è stato ignorato per decenni nel più assoluto silenzio di partiti, sindacati, associazioni. Quale Consigliere comunale di minoranza ho iniziato ad occuparmi della vicenda a partire dal mese di aprile 2017 presentando richiesta di accedere alle cartelle personali degli utenti previo impegno al rispetto della privacy sui dati personali: solo dopo tre mesi ho avuto accesso alla corposa documentazione riferita a 17 soggetti previo oscuramento di nome, cognome e codice fiscale accertando che per essi esistono le condizioni previste dalla legge per l’esonero dal pagamento della retta di degenza il cui costo deve essere posto a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Ho anche presentato una apposita mozione in Consiglio comunale, non approvata".

E conclude: "In Consiglio ho precisato che avrei formalmente richiesto nominativo ed indirizzo dei famigliari di riferimento per informarli personalmente quale atto dovuto. Sempre con difficoltà e non poche polemiche ho finalmente ricevuto quanto richiesto incontrando poi alcuni famigliari che hanno infine deciso di agire legalmente. Ora al tribunale di Forlì viene richiesto sia il riconoscimento del diritto a non corrispondere la somma di 49,50 euro al giorno (pari al 53,2% della retta giornaliera) pretesa con un onere di circa 18.000 euro per ogni anno di degenza, sia il diritto al rimborso di quanto corrisposto in passato con interessi e rivalutazione".

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