Cronaca

Tre ex azionisti della Carisp la spuntano in tribunale e ottengono risarcimenti per 110mila euro: "Erano titoli illiquidi"

Il Tribunale di Forlì, sezione civile, ha accolto recentemente tre importanti ricorsi per un totale di 110mila euro di valore, relativi all'acquisto di azioni Carisp Cesena da parte di tre investitori

Il Comitato Difesa Risparmiatori ex Cassa Risparmio Cesena ha ottenuto sentenze  al Tribunale di Forlì a favore dei propri associati, che ha deciso la restituzione del capitale investito. Le cause sono state patrocinate dall'avvocato Simone Morigi dello Studio Abbondanza di Cesenatico e riguardano il doloroso passaggio, per molti risparmiatori cesenati, del passaggio della Cassa di Risparmio di Cesena in crisi a Credit Agricole, istituto di credito che poi ha incorporato l'ex Carisp. Il Tribunale di Forlì, sezione civile, ha accolto recentemente tre importanti ricorsi di investitori per un totale di 110mila euro di valore, vale a dire il controvalore dei titoli Carisp Cesena venduti e rivalutati ai giorni nostri. Spiega Davide Fabbri, coordinatore del comitato dei risparmiatori: "Le somme risarcite sono rispettivamente pari a 50.000 euro, 40.000 euro e 20.000 euro. A differenza di altri ricorsi vinti presentati in ACF (Arbitro Controversie Finanziarie) e a cui Credit Agricole non ha dato esecuzione, queste sentenze del Tribunale di Forlì sono vincolanti ed immediatamente esecutive".

Spiega la nota legale: "Le decisioni del Giudice si fondano sul mancato rispetto degli obblighi informativi da parte dell'istituto di credito (la vecchia Carisp, ndr). In particolare è stata accolta la tesi del mancato rispetto degli obblighi informativi conseguenti al carattere illiquido delle azioni". In sostanza, la banca cesenate avrebbe dovuto informare sul fatto che le azioni che andava vendendo erano prodotti finanziari illiquidi, cioè azioni per le quali sussistevano difficoltà, ostacoli o limitazioni allo smobilizzo. Questo però  nella sostanza riguarda solo la vendita di azioni degli ultimi anni della Carisp, quando mise in vendita i titoli proponendoli ai propri clienti negli anni 2011-2012-2013. Quelle precedenti, pur magari avendo astrattamente gli stessi requisiti di illiquidità, sono andate in prescrizione decennale se non è stata fatta comunicazione di interruzione dei termini.

Quello che rileva Fabbri è che il Tribunale nel dar ragione agli ex azionisti sancisce anche dei principi di carattere generale e quindi, almeno in teoria, estendibili ad altri casi analoghi. "Le decisioni del Tribunale sono importanti in quanto si fondano tutte sulle medesime argomentazioni, dettando un criterio che, in linea di principio, è applicabile a tutti gli acquisti delle azioni della ex Cassa di Risparmio di Cesena. Quanto sopra potrebbe, sempre in linea di principio, essere replicato anche in tema di acquisto di azioni della ex Cassa di Risparmio di Rimini (ex Carim, ora Credit Agricole) in quanto anch'esse rientrano nella categoria dei titoli illiquidi. Tuttavia hanno unicamente titolarità a presentare ricorso gli investitori che hanno interrotto, inviando specifica missiva, la prescrizione entro 10 anni dall'acquisto delle azioni", conclude Fabbri.

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