Nuovo atto aziendale dell'Ausl Romagna, i sindacati approvano i progetti

Con il via libera all'Atto Aziendale dell'Ausl della Romagna da parte della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, si è concluso il confronto tra quest'ultima e CGIL CISL UIL dei territori di Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini

Con il via libera all'Atto Aziendale dell'Ausl della Romagna da parte della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, si è concluso il confronto tra quest'ultima e CGIL CISL UIL dei territori di Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini. Una nota dei sindacati esprime soddisfazione: “Il documento conferma una visione comune sulle modalità organizzative della nuova azienda, utili per applicare i principi condivisi relativi al nuovo ruolo di Distretti, Ospedali e Rete Oncologica. Infatti al testo presentato il 2 aprile dalla Direzione Generale, dopo un mese di confronto, sono state apportate importanti modifiche ed integrazioni richieste da CGIL CISL e UIL”.

Continuano i sindacati romagnoli: “L'Atto Aziendale, con le modifiche è stato reso coerente con i contenuti del protocollo di relazioni sindacali del 29.7.2013, del protocollo per la costituzione dell’AUSL del 18.11.2013. Viene previsto per i Distretti un nuovo e più incisivo ruolo nella risposta di salute ai bisogni dei cittadini (l’assistenza territoriale dovrà progressivamente prepararsi a integrare maggiormente l’assistenza ospedaliera e a sostituirla ogni qual volta il ricovero non abbia valore aggiunto per le condizioni di salute della persona) e sono state poste le basi per la costruzione di un sistema orientato da un lato sull’integrazione tra i servizi ospedalieri, dall’altro sull’integrazione della rete ospedaliera con la rete dei servizi territoriali”.

“L’Atto Aziendale ribadisce che il “reticolo” è il principio fondante del nuovo modello organizzativo e che i Presidi Ospedalieri dovranno essere visti come un unico Ospedale a rete. In questa impostazione le prestazioni sanitarie del reticolo ospedaliero rappresentano il punto fondamentale d’intervento della fase acuta, mentre il Distretto, inteso in questo caso come il luogo dove si garantisce tutta l’Assistenza Primaria (Case della Salute, gestione della cronicità, Sanità Pubblica, Salute Mentale e Dipendente Patologiche, specialistica ambulatoriale) deve essere il punto nodale della presa in carico del paziente che deve trovare nel territorio il primo e fondamentale elemento di risposta al bisogno di salute e la continuità assistenziale che spesso latita dopo le dimissioni dall’ospedale”.

“Nel Distretto il cittadino potrà accedere ad un’assistenza primaria qualificata, capillare quanto più possibile diffusa ed erogata con continuità. Per questo si prevede altresì una particolare attenzione nel potenziamento delle attività amministrative e di accoglienza a diretto contatto con i cittadini nonchè delle strutture di erogazione dei servizi e per il controllo della spesa, che non può rappresentare un’ attività oggi direttamente gestita da professionisti sanitari, a cui vanno richieste invece diagnosi, cure ed assistenza alla persona”.

“Vengono introdotti i concetti organizzativi di policentricità e di ambiti territoriali: il primo consono al territorio della Romagna, dove la distribuzione delle popolazione non permette di individuare un centro e una periferia e il secondo transitorio, per accompagnare, attraverso una fase intermedia, lo sviluppo di un nuovo modello organizzativo attento alla necessità dei servizi da garantire nella massima prossimità possibile della residenza dei cittadini. E’ ribadito il massimo utilizzo di tutte le risorse disponibili per uno sviluppo della tendenziale autosufficienza della Romagna per prestazioni oggi non garantite direttamente sul territorio da strutture pubbliche evitando, come succede oggi, che i cittadini debbano ricercare risposte in altri contesti regionali o extraregionali”.

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