Assistenza agli stranieri, l'Ausl: "Nessuna istigazione, ma rispetto della Salute

L'azienda risponde alla nota del consigliere Bartolini del Pdl: "Una mancata presa in carico possono determinare ricorsi inappropriati ai servizi di emergenza e ricoveri, con conseguente aumento della spesa dedicata"

"Il materiale informativo di cui parla il consigliere Bartolini è affisso nelle strutture sanitarie dell’Azienda non per “istigare gli irregolari ad usare il servizio sanitario” bensì allo scopo di informare gli stranieri temporaneamente presenti (STP) che la legislazione italiana garantisce loro le cure mediche nel pieno anonimato. E’ la stessa Regione Emilia Romagna ad aver invitato le Aziende Sanitarie a dare ampia diffusione a questa informativa, anche al fine di non ostacolare il ricorso degli immigrati non regolari alle strutture del SSR, garantendo così la tutela della salute, secondo quanto previsto dalla normativa nazionale".

Infatti, senza bisogno di richiamare l’art.32 della nostra Costituzione, in base al quale “la Repubblica tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività….”  le leggi più recenti ribadiscono questi concetti, disciplinando l’assistenza agli stranieri temporaneamente  presenti nel nostro paese, non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno, più comunemente conosciuti come irregolari, (Testo Unico di cui al D.Lgs. n. 286/1998 e relativo Regolamento di attuazione, di cui al D.P.R. n. 394/1999).

La stessa Legge “Bossi-Fini”, il 30 luglio 2002, non ha modificato le modalità dell’assistenza agli irregolari.

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Prescindendo dall’aspetto etico, è di fondamentale importanza ribadire ancora una volta che una mancata presa in carico o una mancata prevenzione possono determinare ricorsi inappropriati ai servizi di emergenza/urgenza e ricoveri, con conseguente aumento della spesa dedicata. Senza considerare l’importanza di tutelare la salute pubblica, soprattutto in riferimento a malattie infettive trasmissibili che potrebbero diffondersi se a queste persone venisse negata l’assistenza sanitaria.

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