'Armati' di metal detector e pala a caccia di reperti nell'area archeologica: denunciata la coppia

La coppia di Gatteo è stata sorpresa mentre stava effettuando ricerche nell’area di scavi archeologici governata dalla Soprintendenza di Ravenna

L’Italia è un Paese ricco di storia che custodisce buona parte del patrimonio culturale, architettonico ed archeologico del pianeta. Per tale motivo si è dotata di istituzioni per la conservazione e la protezione di questo patrimonio e di una legislazione particolarmente severa che regola la materia. 

Forse non tutti sanno che laddove sono in essere scavi archeologici, la disciplina normativa (d.lgs. 22.1.2004, n. 42) prevede l’assoluto divieto per chi non sia espressamente autorizzato, di effettuare ricerche, scavi e ricognizioni in genere, e soprattutto di prelevare reperti. Anche il solo scavo, senza alcun prelievo, può determinare peraltro un grave danno al valore scientifico delle ricerche e degli studi effettuati dalle soprintendenze. 

Probabilmente non lo sapeva la coppia di cinquantenni che lo scorso marzo, a Gatteo, è stata sorpresa da una pattuglia della polizia locale dell’Unione Rubicone e mare mentre, armata di metal-detector e pala, stava effettuando ricerche nell’area di scavi archeologici governata dalla Soprintendenza di Ravenna ove sono in corso i lavori preparatori per la costruzione di una nuova strada. 

I due, residenti in zona, sono stati peraltro trovati in possesso di frammenti metallici, prelevati dal sito, che sono stati successivamente analizzati dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, coinvolti nell’indagine, e dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Ravenna, risultando non essere di interesse archeologico. 

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Resta a carico dei due, a cui sono stati sequestrati il metal-detector e le attrezzature utilizzate per lo scavo, l’accusa di avere effettuato ricerche archeologiche abusive, reato per il quale sono stati deferiti a piede libero all’Autorità Giudiziaria. 

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