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Ben 18 anni per catalogare i beni culturali della diocesi: censiti 13mila oggetti

Un lungo e faticoso lavoro: la diocesi di Cesena-Sarsina ha completato l'inventario informatizzato dei propri beni culturali mobili. Il progetto, avviato dalla CEI diciotto anni fa, ha visto la partecipazione di quasi tutte le diocesi; il risultato è impressionante

Un lungo e faticoso lavoro: la diocesi di Cesena-Sarsina ha completato l’inventario informatizzato dei propri beni culturali mobili. Il progetto, avviato dalla CEI diciotto anni fa, ha visto la partecipazione di quasi tutte le diocesi; il risultato è impressionante: quasi quattro milioni i beni inventariati fino ad oggi a livello nazionale. L’Ufficio diocesano che ha condotto l’impresa (in primis l’allora direttore Pietro Turci e la segretaria Monica Zignani) ha la possibilità ora di dare una conoscenza sistematica e circolare di un patrimonio storico, artistico e culturale generato dalla fede nei secoli e destinato alla sua alimentazione.
 

Questo è, in cifre, il bilancio dell’impresa: avviato nel 1996 e concluso nel 2014, l’inventario informatizzato dei beni culturali mobili della diocesi di Cesena-Sarsina consta di 13.185 schede e 13.361 immagini. Per realizzare l'archivio è stata sostenuta una spesa totale di 278.000 euro in 18 anni (160.000 provenienti dalla CEI, fondo ottoxmille; 118.000 a carico della diocesi).
 

Ecco un’eloquente elenco nel gran campo degli oggetti inventariati: 595 dipinti, 165 affreschi, 220 crocifissi, 294 croci, 390 calici, 202 pissidi, 160 ostensori, 1.684 paramenti (111 piviali, 321 pianete, 253 stole, ecc.), 573 reliquiari, 2.142 candelieri, 186 tabernacoli, 756 via crucis, 367 campane, 137 acquasantiere, 51 fonti battesimali, 15 organi, 1.859 oggetti di ebanisteria.
 

I dati arrivano a margine dell'incontro tra i media e il vescovo Douglas Regattieri. Spiega il curatore del servizio Marino Mengozzi: “La lunga e complessa realizzazione è stata resa più difficile anche dalla natura territoriale di buona parte della superficie diocesana (collinare e montagnosa, con numerosi e sparsi oratori, con chiese non più officiate o dismesse causa spopolamento e rarefazione abitativa). È dunque comprensibile la soddisfazione per aver portato a termine un’operazione avveduta e necessaria, da molti anni invocata, giustamente, e perseguita tenacemente, realizzata con fatica ma con frutto”.
 

Il valore dell'opera è prima di tutto storico. Infatti, nelle migliaia di pezzi inventariati solo pochi e noti sono i pezzi di grande valore artistico. Restano tuttavia moltissimi altri pezzi che appartengono ai ricordi e alla vita parrocchiana delle comunità. L'archivio è informatizzato e non è accessibile al pubblico. A tutti i parroci, per il tramite dei vicari di zona, sono stati consegnati gli strumenti necessari per accedere al sito della CEI, ove sono confluiti tutti i beni nazionali informatizzati. Allo stesso archivio ha accesso il Comando Carabinieri per agire tempestivamente in caso di furto, purtroppo molto frequenti nelle chiese di campagna.

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