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Complotto contro Pantani a Campiglio? Definitivamente archiviata l'inchiesta bis

L'inchiesta ha il merito di aver acceso una luce su una verità potenzialmente diversa, di aver consegnato, se non ad un'aula di giustizia, almeno alla storia, alcune testimonianze

Cala la parola "fine" sull'inchiesta bis della Procura di Forlì sul giro di scommesse clandestine della malavita che secondo le accuse avrebbe bloccato Marco Pantani nel 1999, nella maledetta tappa di Madonna di Campiglio. Il giudice per le indagini preliminari di Forlì Monica Galassi, che si era riservata la decisione alla fine ha emesso il suo verdetto: inchiesta definitivamente chiusa, archiviata, come chiedeva la stessa Procura.

Che questa inchiesta non avrebbe portato ad individuare delle responsabilità era largamente scontato fin dall'inizio (anche perchè gli eventuali reati in ogni caso sarebbero stati coperti da prescrizione), tuttavia quest'indagine, aperta oltre 15 anni dopo il fatto, ha il merito di aver acceso una luce su una verità potenzialmente diversa, di aver consegnato, se non ad un'aula di giustizia, almeno alla storia, alcune testimonianze e alcuni indizi che senza un'inchiesta di tipo giudiziario non si sarebbero mai potuto acquisire in carte ufficiali, vale a dire le confidenze che nel 1999 girarono tra alcuni malavitosi della Camorra che di lì a poco Pantani sarebbe stato "incastrato" a causa di forti scommesse che lo volevano perdente al Giro d'Italia.

Con quest'ipotesi ha lavorato la Procura di Forlì nella persona del procuratore capo Sergio Sottani e del pm Lucia Spirito, raccogliendo elementi e indizi, primo fra tutti una parziale ammissione del boss Renato Vallanzasca. Ma troppo poco per individuare dei colpevoli e sostenere un'accusa in tribunale. Per questo la Procura alla fine ha chiesto l'archiviazione e dopo l'udienza in cui la famiglia Pantani ha presentato opposizione, all'inizio di luglio, ecco la decisione del giudice: archiviazione. Lo stesso esito dell'altra inchiesta "bis", quella aperta a Rimini sulla morte del Pirata (che ipotizzava l'omicidio), che è stata anch'essa definitivamente chiusa con un provvedimento di archiviazione un mese e mezzo fa.

L'INCHIESTA - A Forlì era stato riaperto il caso, archiviato a suo tempo a Trento: l'ipotesi era che di un complotto con lo scopo di alterare le analisi del sangue di Pantani a Madonna di Campiglio per poi escluderlo dal Giro d'Italia che stava dominando.  Perno dell'inchiesta bis è una dichiarazione del boss Renato Vallanzasca, che spiegò che in carcere gli venne fatta una confidenza su un'uscita imminente del Pirata  dalla competizione sportiva. Il tutto perché contro di lui si erano concentrate della scommesse clandestine gestite dalla Camorra. Anche un'intercettazione telefonica avvalorerebbe tale tesi. 

Secondo l'ipotesi iniziale del Procuratore capo Segio Sottani fu la camorra a fermare il "Pirata" il 5 giugno del 1999, alla vigilia della penultima tappa del Giro d'Italia, che prevedeva la scalata del Mortirolo. Secondo quanto scritto dal procuratore capo Sottani, "un clan camorristico minacciò un medico per costringerlo ad alterare il test e far risultare Pantani fuori norma". Un controllo antidoping effettuato a Madonna di Campiglio trovò il pirata con un ematocrito al 51,9% contro il 50% consentito dalle norme dell'Uci, la federciclismo mondiale. Da quel momento cominciò la caduta, non solo sportiva, ma anche della persona, del Pirata conclusa con la sua morte, il 14 febbraio del 2004.

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