"Anziani in Terapia intensiva, nessuna discriminazione: solo i medici decidono"

I Popolari per Cesena: "Non suscitare inutili e falsi allarmismi, gli anziani stanno pagando il prezzo più alto"

"Da molte parti si parla della sindrome Covid-19 come di una guerra. Purtroppo, ha le stesse conseguenze di una guerra sia nei riguardi della popolazione che dell’economia. Però è una guerra contro un nemico invisibile, sconosciuto e subdolo e che soprattutto si accanisce contro i più deboli e indifesi. Fra questi chi sta pagando il prezzo più alto è proprio la popolazione anziana". E' la riflessione dei Popolari per Cesena.

"Gli anziani sono la fascia di popolazione che sta pagando più duramente anche le conseguenze del lockdown. Spesso perché soli o comunque privati del contatto di figli e nipoti che per loro sono linfa vitale. Proprio per questo ci fa inorridire, che per mere opportunità politiche, si alimentino ingiustificate paure che vanno a pesare ulteriormente nei loro confronti. Ci riferiamo alle accuse, che alcuni esponenti politici cesenati hanno rivolto all’AUSL, di voler compiere discriminazioni nei loro confronti per l’accesso alla terapia intensiva. Cosa che da noi non è mai successa. Lo stanno a testimoniare i numerosi ultrasettantenni, alcuni ben noti, che hanno potuto usufruire della terapia intensiva. Essi fanno riferimento ad un documento dell’AUSL che altro non fa che riportare i criteri definiti dalla SIAARTI (cioè la società italiana degli anestesisti e rianimatori) nel caso si debba ricorrere al “ceiling of care” ovvero alla limitazione di accesso alle cure in caso di indisponibilità di posti in terapia intensiva. In quel caso, e solo in quel caso, valgono le ‘regole di guerra’ scegliendo chi più ha speranza di poterle sopportare. Da noi sono sempre i medici a scegliere chi far accedere alle terapie, non sono mai imposte dallo stato come succede in Olanda o in alcuni stati americani. Grazie alla loro abnegazione e straordinario supporto, anche con metodologie innovative nella terapia sub-intensiva, non ci siamo mai trovati in queste condizioni". 

"Al Bufalini, nella fase pre-covid, - spiegano i Popolari per Cesena - erano a disposizione 17 posti di terapia intensiva, che alla fine di marzo erano più che raddoppiati diventando 35. Questo ha permesso di andare in soccorso ad altre strutture ospedaliere, come ad esempio i malati giunti dal piacentino, senza mai saturare le risorse UTI e rimanendo sempre con disponibilità per ulteriori emergenze. Tanto che, ad oggi, alcuni posti sono già stati restituiti all’uso per terapie no-covid. A questo proposito deve andare il plauso all’Azienda Sanitaria di aver permesso ai medici di riorganizzare la struttura ospedaliera nella maniera più ottimale per rispondere all’emergenza. Probabilmente sono state queste considerazioni che hanno portato alla modifica del documento iniziale ritenendolo non necessario e opportuno vista la situazione.  In tutta la regione Emilia-Romagna, pur partendo da una situazione in regola secondo i suggerimenti del sistema sanitario nazionale in tempi normali, i posti disponibili in terapia intensiva sono più che raddoppiati con un incremento del 109,9 per cento. Per altre regioni è stato più difficile perché partivano da situazioni in sé già svantaggiate. Per queste considerazioni riteniamo non eticamente corretto, soprattutto nella situazione che stiamo vivendo, suscitare inutili e falsi allarmismi". 

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