Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

"Anni di studi su centinaia di chiese", patrimonio a disposizione dei fedeli

"Una delle mie passioni fin dalla fanciullezza, è stato lo studiare le chiese e territori della nostra Diocesi. Cosi, in questi giorni, mi sto impegnando a sistemare il tanto materiale raccolto"

Sospese le attività della Parrocchia a causa del Coronavirus, ci resta del tempo libero. Cosi don Daniele si è messo a sistemare tutto il materiale artistico e fotografico raccolto o prodotto da sè negli anni.

"Una delle mie passioni, - spiega il parroco - fin dalla fanciullezza, è stato lo studiare le chiese e territori della nostra Diocesi. Cosi, in questi giorni, mi sto impegnando a sistemare il tanto materiale raccolto, cominciando con l’ordinare i documenti creati da un medico, il dott. Antonio Corbara, appassionato e critico d’arte, il quale “Era dotato di memoria ferrea e istinto vivissimo, -ha scritto di lui Il “Piccolo” di Faenza in occasione della sua morte (17.2.84)- per cui i riferimenti e i collegamenti storici gli erano immediati e le scoperte frequenti. Corbara, di Castelbolognese, era medico condotto e ispettore onorario delle Belle Arti e aveva ricevuto dai Vescovi di Sarsina e Cesena il patentino per presentarsi ai parroci e chiedere la loro collaborazione per compiere la prima schedatura degli arredi artistici ed epigrafici delle parrocchie. Tale prima schedatura venne compiuta dal 1962 al 1967, quando ancora tutte le chiese della collina erano aperte e funzionanti. E proprio qui sta la ricchezza del suo patrimonio: i documenti di oggetti spesso successivamente venduti, o trafugati, e foto di chiese funzionanti che ora sono un ammasso di rovine. In lettere varie, racconta il suo viaggio compiuto con fatica nella zona delle montagne, quando ancora non c’erano strade, per esempio in una lettera scritta dopo 10 anni racconta che secondo lui “Corneto era la parrocchia di più difficile accesso di tutta la Romagna, a meno che non vi abbiano fatto una strada”. Il dott. Corbara, recandosi sul posto, analizzava quanto trovava nelle chiese o nei depositi e, delle cose principali, forniva schedatura compilando a mano dei piccoli foglietti che, successivamente, venivano trasferiti a Bologna per essere “battuti a macchina” dal funzionario delle Belle Arti e creare così la scheda singola per ogni bene. Le malacopia, da Bologna tornavano alla sua residenza a Castelbolognese per l’archiviazione, e venivano archiviate in scatole di cartone divisi per Comune. Morendo il dottore e la moglie, senza figli, tutto il materiale venne affidato alla biblioteca Comunale di Faenza e, molte volte negli ultimi 10 anni, don Daniele si è recato lì a Faenza, oppure alla Sovrintendenza di Bologna o Ravenna nel tempo libero dal ministero, per consultare e duplicare questo materiale rimasto sconosciuto da oltre 50 anni. Purtroppo relativamente poche sono le fotografie, specialmente dei primi anni, ma quelle poche hanno un valore inestimabile perché sono le uniche, a cose ed edifici, che abbiamo potuto trovare riguardanti quel periodo".

“Ho duplicato migliaia di schede, tanto da riempire 35 raccoglitori, e ho esteso il mio interesse non solo alla nostra Diocesi ma a tutto il territorio limitrofo, con parte della Diocesi del Montefeltro, della Diocesi di Rimini e della Valle del Bidente, con tutta la zona montana di Pietrapazza che visitò camminando a piedi. Ora, dopo aver fotografato uno per uno i foglietti manoscritti e successivamente stampato, posso consultare centinaia di chiese e studiare questo ricco patrimonio, in parte andato perduto dopo l’abbandono delle montagne e la vendita che ne seguì nel post-Conciliare Purtroppo, non so per quale motivo, il Corbara non visitò le chiese della città di Cesena ma si limitò alle sole frazioni”. Molto interessante è anche la raccolta epistolare tra Corbara e la Curia di Sarsina o i vari parroci, in merito alle decisioni da prendere o a problemi sorti in quegli anni che ci aiutano a ricostruire una storia non scritta in nessun libro (come, ad esempio, la vicenda di Giaggiolo in cui il parroco nel 1969 consegnò ad un restauratore di passaggio il Crocifisso del ‘300 di immenso valore per farlo restaurare, e questi ingannandolo riportò indietro un moderno Crocifisso sostituendolo a quello antico)".

Un patrimonio a disposizione per studi vari o appassionati, consultabile contattando don Daniele, alla Parrocchia di Villachiaviche.

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