Angeli (Pli): "La crisi idrica? Romagna Acque e Hera hanno sbagliato"

"Ormai è ufficiale: la Romagna è in crisi idrica" esordisce Stefano Angeli in merito a ciò che riguarda lo svuotamento dell'invaso di Ridracoli

"Ormai è ufficiale: la Romagna è in crisi idrica" esordisce Stefano Angeli in merito a ciò che riguarda lo svuotamento dell’invaso di Ridracoli che costringe le società di gestione della risorsa idrica a ridurre drasticamente l’erogazione di acqua buona, proveniente dall’invaso, sostituita da maggiori afflussi dai vecchi pozzi di falda che, a detta di Angeli, “forniscono acqua di qualità assai scadente, con alti contenuti di Calcare e di Nitrati”.

“Insomma, anche quest’anno – continua la nota - si fa ricorso all’acqua di falda, di scadente qualità ed inquinata, perché Ridracoli non basta più e questo nonostante l’attuale non sia stato, nel complesso, un anno particolarmente siccitoso, anzi la diga è stata fatta tracimare per quasi quattro mesi consecutivi, da Dicembre ad Aprile, per l’abbondanza di precipitazioni, anche nevose, che si sono avute quest’inverno”.

Per quale motivo allora si arriva all’emergenza acqua in Romagna anche quando le piogge non mancano?
“A nostro avviso, come sosteniamo da anni, - continua Angeli -  il motivo principale è l’errata politica di gestione delle acque da parte di Romagna Acque-Società delle Fonti, e di Hera che dovrebbe gestirne solo l’erogazione, ma che è il vero attore delle politiche strategiche anche in questo settore”.

“Quando fu realizzato l’invaso di Ridracoli – sottolinea - doveva servire i comuni del comprensorio di Forlì e Cesena, circa 25 comuni, oggi invece l’acqua dell’invaso viene distribuita in tutta la Romagna ed anche oltre, in una zona che va da San Marino a tutto il ravennate, per oltre 50 comuni. Ovviamente l’acqua di Ridracoli non è più sufficiente per tutti, specialmente nel periodo estivo dove la popolazione romagnola aumenta notevolmente per il turismo e molte località della riviera godono di apporti quasi esclusivamente di provenienza da Ridracoli”.

“A Cesena e Forlì – continua -  sono quindi ancora molto utilizzati i vecchi pozzi di falda che però forniscono acqua di qualità assai scadente, con alti contenuti di Calcare e di Nitrati. L’uso dei pozzi, che tra l’altro è concausa del fenomeno della subsidenza che porta all’erosione rapida delle nostre spiagge, a nostro avviso, nasconde un interesse economico di chi gestisce l’erogazione dell’acqua, ma l’errore principale è strategico e riguarda principalmente Romagna Acque e la sua politica di investimenti”.

L'analisi del problema da parte del Pli porta anche una soluzione. “Negli ultimi anni la Società delle Fonti ha infatti indirizzato i suoi investimenti in Romagna alla realizzazione di grandi e costosi impianti di potabilizzazione di acque di falda e dell’acqua del canale emiliano-romagnolo, anziché pensare a realizzare un altro invaso di raccolta di acque appenniniche. La potabilizzazione spinta delle acque di falda e superficiali, ed il loro pompaggio, è un procedimento molto costoso ed energeticamente non vantaggioso, mentre gli invasi di montagna sono meno costosi da gestire e consumano meno energia distribuendo l’acqua a caduta”.

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“Se Ridracoli infatti fu una grande intuizione – conclude - che consente oggi di avere una grande riserva di acqua di buona qualità perché non si è pensato negli ultimi trent’anni a realizzare in Romagna almeno un secondo invaso montano? La proposta di utilizzare in tale senso l’invaso di Quarto è sul tavolo da decenni ed è stata sostenuta da tanti, me compreso, per molto tempo, ma ignorata da Romagna Acque che probabilmente deve sottostare ad interessi ed equilibri anche di carattere politico su come distribuire i propri finanziamenti, ed ecco che gli investimenti prendono la strada del potabilizzatore ravennate piuttosto che indirizzarsi al territorio cesenate, evidentemente politicamente più debole”.

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