Dietro quella lapide nell'aula del Nuti c'è veramente Malatesta Novello? Resti riesumati

Quando parliamo di riesumazione di cadaveri siamo abituati a pensare all'esame del Dna su persone uccise in modo violento, ma le indagini sulle spoglie di un cadavere si praticano anche per motivi storici

Testimonianze scritte e documenti raccontano gran parte della nostra storia, ma non tutto. Se potessimo compiere analisi scientifiche su resti, materiali e parti concrete relativi a quegli anni ne sapremmo sicuramente di più. Ed è proprio capire di più l'obiettivo del progetto di indagine archeologica antropologica promossa dalla Biblioteca Malatestiana in collaborazione con il dottor Francesco Maria Galassi (senior research Associate presso l'Università di Flinders in Australia e membro fondatore della scuola di storia della medicina dell'Ordine dei Medici di Rimini) sui resti di Malatesta Novello che riposano sulla parete di fondo dell'Aula del Nuti. 

Quando parliamo di riesumazione di cadaveri siamo abituati a pensare all'esame del Dna su persone uccise in modo violento finalizzato al recupero di prove utili a scoprire il colpevole, ma le indagini sulle spoglie di un cadavere si praticano anche per motivi storici, per capire se quei resti sono effettivamente quelli della persona indicata e, soprattutto, per saperne di più sulla sua salute, lo stato di salute, il motivo del decesso e addirittura sulla dieta. Successe così alcuni anni fa con Otzi, la mummia del Similaun, i resti di un uomo che aveva vissuto intorno al 3200 avanti Cristo ritrovati praticamente intatti grazie alle bassissime temperature dell'alta Val Venosta. Gli studiosi, attraverso i vari esami, riuscirono addirittura a capire cosa mangiò la sera prima di morire, la causa della morte e come viveva. 

Il sindaco Lucchi presenta l'intervento: IL VIDEO

Difficile pensare che si possa fare la stessa cosa con Malatesta Novello anche perché quelle considerate da sempre le sue spoglie sono state aperte e chiuse varie volte magari compromettendone il contenuto. C'è grande attesa, infatti, sul momento esatto in cui verrà aperta l'urna che dal 1465 dovrebbe custodire quello che rimane  del signore di Cesena. Ci saranno ossa? Gli stivali (di cui parla un documento storico in cui si racconta che una volta aperta la cassa in cipresso il cadavere a contatto con l'aria divenne cenere, facendo rimanere solo stivali e qualche ossa) ci saranno ancora? Si potranno recuperare parti importanti di tessuto per effettuare eventualmente anche una ricerca del Dna? 

Tutte domande a cui si risponderà tra giovedì e sabato, lasso di tempo in cui si effettueranno le prime concrete indagini. "La prima ispezione prenderà il via giovedì mattina - ha spiegato Elisabetta Bovero, dirigente della Biblioteca Malatestiana - Sempre sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Non sappiamo ancora se l'apertura dell'urna funeraria avverrà giovedì stesso o sabato mattina. Dipende da alcune variabili che riusciremo a capire meglio sul momento. Si procederà comunque all'inventario dei resti, la loro ricognizione fotografica e se possibile anche una tac. Durante queste operazioni saranno prelevati anche alcuni microframmenti per consentire l'esecuzione di ulteriori verifiche, prime fra tutte quella con il radiocarbonio che consentirà di stabilire con certezza l'epoca dei resti". 

"Prima di tutto - ha spiegato il dottor Galassi - vogliamo capire se c'è qualcosa dietro a quella parete. Poi, una volta che avremo aperto l'urna, avremo l'esatta idea di come procedere e che esami poter compiere". Ovviamente la speranza di tutti è che siano resti "chiacchieroni" e che, col solo fatto di aver resistito al tempo, possano raccontarci molte cose che ancora non sappiamo, regalando a tutti i cesenati, ma anche agli appassionati di storia, molte soddisfazioni. "E' un'indagine dovuta  - hanno spiegato l'assessore alla cultura Christian Castorri e il sindaco Paolo Lucchi - anche per togliere dal dubbio tutti i cesenati che, senza una certezza, hanno sempre pensato che lì dietro a quel muro ci fossero i resti di Malatesta Novello, custoditi proprio nella Biblioteca voluta da lui. Ora il momento di quel riesame è arrivato".

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