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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca

L'ambulanza ci mette 70 minuti in città, la protesta: "Servizio da terzo mondo"

Sanità impreparata all'emergenza caldo, con un'ambulanza che arriva in soccorso di una 84enne dopo un ora e dieci minuti dalla chiamata al 118. E' il caso ancora una volta di cattivo funzionamento dei servizi di emergenza

Sanità impreparata all'emergenza caldo, con un'ambulanza che arriva in soccorso di una 84enne dopo un ora e dieci minuti dalla chiamata al 118. E' il caso ancora una volta di cattivo funzionamento dei servizi di emergenza di cui è stato protagonista l'esponente politico di Progetto Liberale Stefano Angeli, politico di lungo corso a Cesena.

Il caso segnalato viene a pochi giorni di distanza di un caso simile, segnalato al Pronto Soccorso di Forlì, dove un'attesa è arrivata a durare 12 ore, in un caldo asfissiante e con le barelle ammassate nelle corsie. Questo caso è stato segnalato da un'esponente di Sel di Forlì, Marisa Fabbri che è sbottata quando il medico ha detto che “ci eravamo abituati troppo bene”.

Racconta invece Angeli: “Purtroppo questa notte ho sperimentato direttamente una situazione di tilt quasi totale della sanità cesenate, almeno a mio avviso per livelli da considerare accettabili in un Paese moderno e industrializzato. Poco dopo le 21 ci troviamo a Cesena, in una zona abbastanza centrale della città con una persona anziana in casa vittima di una crisi che ci pare piuttosto seria, la signora 84enne non riesce più a reggersi sulle gambe, fatica a stare dritta anche da seduta, non riesce a coordinare le parole, farfuglia, fatica a restare sveglia e a rispondere, respira a fatica, suda freddo. Considerata l’età e il fatto che ha una cardiopatia piuttosto importante decidiamo di chiamare subito il 118, ci è infatti impossibile trasportarla da noi dato che non collabora minimamente e si trova al secondo piano di un condominio”.

“Alle 21.30 circa parte la prima telefonata al 118, operatrice ci dice che “manderà una ambulanza appena possibile”. Nei successivi 45 minuti di attesa facciamo altre 3 telefonate, alla terza, mentre sono io al telefono, l'operatrice della centrale operativa mi dice testualmente: “Su Cesena purtroppo abbiamo solo 2 ambulanze e sono entrambe già impegnate, appena se ne libera una la mandiamo”. A questo punto sbotto. Come è possibile che in un periodo estivo, con l’emergenza caldo eccezionale di questi giorni che provoca un aumento esponenziale di crisi gravi, specie nelle persona anziane, una città di oltre 90mila abitanti sia servita da solo 2 autoambulanze? Mi sembra una cosa da terzo mondo e lo dico in modo forse anche troppo colorito sia con l’operatrice, che con l’operatore che risponde alla mia 4° chiamata una decina di minuti dopo. Nel frattempo le condizioni della signora peggiorano visibilmente”.

“La prima auto medica, con medico a bordo, arriva dopo un’ora e dieci minuti dalla prima chiamata, l’ambulanza arriverà cinque o sei minuti dopo. Non sto poi a soffermarmi troppo sul caos che troviamo al pronto soccorso del Bufalini, dove noi peraltro aspettiamo relativamente poco, solo qualche ora in tutto, date le condizioni della persona che accompagniamo, ma abbiamo testimonianza di persone in attesa, nelle due piccole e sovraffollate all’inverosimile salette di attesa, dal primo pomeriggio e qualcuno di loro è ancora lì quando noi ci allontaniamo verso le due di notte”. Questo il commento amaro di Angeli: “Se questa è l’efficienza di Area Vasta nella nostra sanità credo ci sia davvero da preoccuparsi moltissimo, perché ciò che ho visto coi miei occhi è al di sotto di qualunque standard di efficienza non dico europeo, ma di un qualunque Paese civile. Concludo solo dicendo che non posso che elogiare e provare ammirazione per gli operatori sanitari intervenuti, sia del 118 che del Pronto Soccorso, dato che li ho visti lavorare al limite delle possibilità umane, in numero evidentemente insufficiente, ma con grande professionalità e umanità. Se la sanità locale ancora regge in una parvenza di funzionalità lo si deve solo ed esclusivamente a loro, finché ce la fanno”.

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