"Alcune province più avanti, altre più indietro", il ritorno alla normalità sarà graduale

Le misure per frenare la diffusione del coronavirus saranno estese almeno fino al 12 aprile. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza

Con i timidi segnali di rallentamento del virus, si moltiplicano gli interrogativi su quando si tonerà alla normalità. Lunedì il sindaco Lattuca ha spiegato in diretta Facebook che come "sono state graduali le misure restrittive, sarà graduale anche il ritorno alla normalità".

Le misure per frenare la diffusione del coronavirus saranno estese almeno fino al 12 aprile. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza, specificando che "nella riunione del Comitato tecnico scientifico svoltasi lunedì mattina è emersa la valutazione di prorogare tutte le misure di contenimento almeno fino a Pasqua. Il governo si muoverà in questa direzione". Se da un lato si cominciano a vedere gli effetti del decreto "Italia Protetta" - annunciato il 9 marzo scorso e seguito poi dalla chiusura dei negozi "non essenziali" 48 ore più tardi - con un contenimento dei contagi, dall'altro il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è pronto a prorogare le misure ristrettive. L'annuncio potrebbe arrivare tra mercoledì e giovedì.

Che le misure di restrizioni stiano "dando i loro effetti" lo ha segnalato anche Sergio Venturi, commissario straordinario all'emergenza coronavirus in Emilia-Romagna. "A Piacenza domenica ci sono stati 57 servizi in ambulanza per il covid - ha portato come esempio Venturi - per trovare un dato così basso bisogna tornare al 4 marzo. Il picco era stato il 16 marzo, con 157 servizi in ambulanza. Significa che siamo a un terzo rispetto a due settimane fa. E' un dato davvero positivo, dopo tanti lutti e sacrifici a Piacenza".

Allo stesso modo, il calo si registra negli altri territori. A Parma i servizi in ambulanza domenica sono 75, rispetto al picco del 16 marzo scorso di 172 viaggi. A Reggio Emilia domenica sono stati 74, rispetto al picco di 119 servizi del 23 marzo. E ancora, domenica a Modena gli interventi delle ambulanze per il coronavirus sono stati 36, a Bologna 82, a Ferrara 16, a Ravenna 34, una quarantina a Forli'-Cesena e a Rimini. Tradotto, "c'e' un trend di calo generalizzato - ha spiegato Venturi - Lunedì abbiamo una crescita, ma non sostenuta, solo su Bologna, Modena e Reggio Emilia. Ormai le misure di contenimento stanno dando i loro effetti. Dobbiamo controllare soprattutto i malati a domicilio e le case protette". 

La Regione Emilia-Romagna ha raccolto l'appello per l'ora d'aria ai bambini, "ma non e' ancora il momento per aprire le porte di casa". "Ci stiamo ponendo il problema dei bambini - ha confermato Venturi -, ma siamo ancora in una fase in fase preliminare. Servono conferme e un calo sensibile dei nuovi contagi". Bambini e ragazzi, ha ammesso l'ex assessore regionale alla Salute, "stanno facendo il sacrificio piu' grande e dovremo trovare le modalita' per dare uno sfogo alle loro energie. Speriamo che questo possa avvenire il prima possibile".

L'Emilia-Romagna sta inoltre lavorando ad un sistema di allerta rapida per quando l'emergenza sanitaria sarà finita, in modo da segnalare subito eventuali nuovi casi di coronavirus. Quando questa fase di emergenza sarà passata, ha illustrato Venturi, "avremo bisogno di uno strumento di avviso rapido per i medici di famiglia e per le aziende sanitarie". In questo modo, nel momento in cui dovesse sorgere qualche nuovo caso o preludio di focolaio, "lo andiamo subito ad annaffiare come si fa con gli estintori".

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Dal commissario regionale un invito alla prudenza. Da Piacenza a Rimini, infatti, "abbiamo ancora fasi differenti" dell'epidemia. "Alcune zone sono più avanti, altre piu' indietro. Non avremo un giorno in cui in tutte le province magicamente avremo zero casi- avverte il commissario- ci arriveremo, ma in maniera scaglionata". E ha aggiunto: "C'e' una previsione secondo cui l'Emilia-Romagna sarà casi zero il 28 aprile. Se quel momento viene prima, io sono anche piu' contento. Ma se così fosse, tireremo comunque un bel sospiro di sollievo". Questo pero' "non vuol dire che rimettiamo il fucile in armeria - ha messo in guardia Venturi - ce lo teniamo bene imbracciato, perche' sappiamo che un qualche caso si puo' ripresentare. E stiamo già lavorando per quel giorno". 

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