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Al via il processo agli ex vertici di CRC: le difese chiedono di portare il processo a Roma

Si è tenuto lunedì, in tribunale a Forlì, il primo round del processo agli ex vertici storici della Cassa di Risparmio di Cesena

Si è tenuto lunedì, in tribunale a Forlì, il primo round del processo agli ex vertici storici della Cassa di Risparmio di Cesena che devono rispondere dei reati di falso in bilancio e ostacolo all'attività di vigilanza della Banca d'Italia.  Si tratta di ex amministratori, ex membri del Cda, ex sindaci revisori ed ex direttori della Cassa di Risparmio di Cesena, quelli che governarono l'antico istituto di credito cesenate prima della crisi che lo ha travolto e che ha successivamente comportato un risanamento "lacrime e sangue" per gli azionisti grandi e piccoli. 

Ammessi a partecipare al processo, in qualità di danneggiati, tutti gli oltre 630 soggetti, una vera e propria class action dal momento che la stragrande maggioranza di queste persone sono rappresentate in aula dagli avvocati delle associazioni di consumatori. Spiccano alcune parti civili non rappresentate da risparmiatori "traditi": la Banca d'Italia e la Fondazione Cassa di Risparmio e Banca del Monte di Lugo, una delle tre fondazioni bancarie grosse azioniste fino a quando la banca era autonoma. Tra le questioni preliminari,  è stato ribadita degli avvocati degli imputati la tesi che la competenza territoriale non sia Forlì ma Roma, sede della Banca d'Italia, contro la quale eventualmente sarebbe stato commesso il reato più importante. Anche le parti civili hanno formalizzato l'estensione della loro costituzione al reato di ostacolo al'attività di vigilanza della Banca d'Italia. Di questo e dell'altra questione sollevata dai legali degli imputati, se ne discuterà il 5 febbraio.

 A processo si trovano Germano Lucchi (ex presidente), Adriano Gentili (ex direttore generale), vari membri di Cda e del collegio sindacale dell'epoca. In particolare, nel mirino c’è il bilancio consolidato del 2012 della banca, nel quale per la Procura non sarebbe stato correttamente rubricato il credito che la banca vantava nei confronti del gruppo immobiliare Isoldi, classificato come “ristrutturato” nel bilancio quando invece per le accuse doveva essere inserito tra i crediti in sofferenza, anche su indicazione della Banca d'Italia che chiedeva maggiori accantonamenti. Questo avrebbe permesso di non esporre in bilancio maggiori perdite per 15 milioni di euro. 

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