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Terza operazione in 4 giorni per la vittima di Igor: rimossi tutti i proiettili

Terzo intervento chirurgico al "Bufalini" per Marco Ravaglia, la guardia provinciale di 54 anni che sabato sera scorso è stato gravemente ferito da Igor

Terzo intervento chirurgico per Marco Ravaglia, la guardia provinciale di 54 anni che sabato sera scorso è stato gravemente ferito da Igor, come è stato ormai ribattezzato il killer di Budrio e Portomaggiore, prendendo come standard uno dei suoi tanti alias. Mercoledì sera, dopo quattro giorni dal ferimento, Ravaglia, ha subito il terzo intervento chirurgico, per l'estrazione dell'ultimo proiettile che si è fermato nel suo corpo, quello che lo ha attinto alla spalla. In totale tre colpi in diverse parti del corpo, una sventagliata che lo poteva uccidere e che solo per puro caso non l'ha preso in un organo vitale. 

Dopo l'operazione, il 54enne che si è trovato a tu per tu con l'assassino -  su cui è ancora in corso l'imponente caccia all'uomo - è stato riportato nel suo letto del Reparto di Rianimazione, dove si trova ricoverato ancora con prognosi riservata, al Trauma Center dell'ospedale Bufalini di Cesena. Il peggio, però, è passato: i tre proiettili al braccio, all'addome e alla spalla sono stati tutti eliminati.

Intanto continuano a fioccare le segnalazioni su presunti avvistamenti di Norbert Feher-Igor Vaclavic, l'omicida serbo di Budrio e Portomaggiore. Le ricerche proseguono senza sosta anche in territorio romagnolo, con battute lungo l'argine del Reno. Gli inquirenti stanno facendo i conti anche con una psicosi collettiva che porta i cittadini a segnalare ogni sospetto. In particolare mercoledì i Carabinieri hanno ricevuto in giornata diverse chiamate di cittadini che hanno riferito di aver visto un uomo in cammino per le stradine di campagna con uno zaino scuro sulle spalle, apparentemente dell'Est europeo.

L'uomo, fermato per controlli una decina di volte dalle pattuglie che monitorano il territorio, si è rivelato essere un giovane viandante originario della Repubblica Ceca, in viaggio a piedi per l'Europa, malauguratamente per lui, diretto verso la zona di paludi dove è in corso la caccia all'uomo. Davide Fabbri è stata la prima vittima dell'omicida, durante un tentativo di rapina avvenuto il primo aprile. Poi il killer è riapparso una settimana dopo (sabato scorso) a Portomaggiore, ha ucciso la guardia volontaria Verri e ha ferito l'agente di polizia provinciale Ravaglia.

Impegnati nelle ricerche ci sono anche gli elicotteri dei carabinieri del 13° Elinucleo, che si trova di stanza all'aeroporto di Forlì. La caccia all'uomo non conosce sosta: mercoledì è stato battuto l'argine del Reno, in particolar modo dopo la sparizione di una zattera. La barchetta era di un contadino e la sparizione è emersa durante il perlustramento in corso da parte delle squadre di carabinieri nei casolari della zona. Era utilizzata dal proprietario per piccoli spostamenti nel dedalo di canali e acquitrini dell'area non bonificata. La suggestione è che il killer in fuga possa spostarsi via acqua, nei canali tra Marmorta e Campotto, dove continuerebbe a nascondersi. E' solo un'ipotesi, ma a questa conclusione porta la sparizione di una piccola imbarcazione, poco più che una zattera.

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