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Adozioni, l'odissea di una coppia per diventare genitori. E poi alla fine la gioia di Bezawit

Laura e Fabrizio sono una coppia di Cesena che nel 2011 decide di adottare un bambino. Ma la loro avventura presto si trasforma in un incubo.

Laura e Fabrizio sono due ragazzi che gestiscono una piadineria a Cesena. Nel 2008 vanno a vivere insieme e dopo tre anni, sempre più innamorati l'una dell'altro, decidono di allargare la famiglia: ma Laura non può avere figli, quindi la coppia decide di adottare un bambino.

Da quel lontano gennaio 2011 passano sei anni prima che Laura Sirotti (45 anni) e Fabrizio Cellini (38 anni) riescano finalmente a realizzare il loro sogno di diventare genitori: sei anni fatti di attese, sofferenze, crisi personali e di coppia, ripensamenti, esasperazioni. Un inferno di burocrazie estenuanti, che in molti casi diventano talmente sfibranti da portare la coppia a rinunciare all'adozione.

"Quando a gennaio 2011 abbiamo iniziato il procedimento di adozione - racconta Laura -  abbiamo dovuto passare attraverso una serie di controlli: la visita del medico legale, che è presente a Cesena solo una volta al mese (cosa che fa allungare notevolmente le tempistiche), perchè per poter adottare un bambino bisogna essere in perfetta salute, senza alcun tipo di problema medico. Poi c'è il corso con psicologo e assistente sociale che viene organizzato ogni tre mesi e che abbiamo potuto frequentare solo a ottobre, perchè a marzo i posti erano già finiti mentre a giugno non c'erano abbastanza coppie e il corso non è stato attivato. Dopodichè siamo passati agli incontri con gli psicologi, che dopo 5 o 6 colloqui hanno dato l'idoneità per l'adozione a me e a Fabrizio. Il passaggio successivo è stato il tribunale dei minori, e anche qui altri rallentamenti burocratici: in estate in tribunale non c'è nessuno, e per ottenere una sentenza definitiva ci vogliono quasi 3 mesi". Tutti passaggi che dovrebbero cercare di snellire e facilitare il processo di adozione, che invece viene rallentato. "Il CAI, la Commissione per le Adozioni Internazionali che dovrebbe occuparsi di snellire le procedure di adozione tra Italia ed estero, negli ultimi due anni si è riunita solo una volta: è una cosa scandalosa".

Una volta ottenuta l'idoneità dal tribunale dei minori di Bologna a fine 2012, Laura e Fabrizio si rivolgono all'adozione nazionale (a cui si resta iscritti per 3 anni), tramite cui si può adottare un bambino in maniera gratuita (a differenza dell'adozione internazionale): sembrerebbe molto semplice, ma non lo è affatto. "Non ci sono criteri di selezione trasparenti, non ci sono graduatorie o liste d'attesa: a noi, nel giro di 3 anni, non è stato affidato nessun bambino. Con quale criterio un bambino viene abbinato a una coppia piuttosto che a un'altra? Nessuno ha mai voluto spiegarcelo".

Laura e Fabrizio non si arrendono, il loro desiderio di diventare mamma e papà è più forte delle difficoltà burocratiche: così i due ragazzi avviano i procedimenti per la richiesta di iscrizione all'adozione internazionale (tramite l'associazione CIFA) e, a giugno 2013, spediscono tutta la documentazione per poter adottare un bambino in Etiopia: una documentazione che, per essere pronta, richiede più di due mesi, tra spese notarili e giornate intere passate nei tribunali.

LA STORIA DI LAURA E FABRIZIO ==> continua

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