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Abusivismo negli alloggi turistici: "In Italia un fenomeno da 3 miliardi e mezzo di euro"

La Prefettura di Forlì ha previsto l'avvio di iniziative volte all'azione di contrasto al fenomeno dell'abusivismo commerciale, come nel caso del settore ricettivo. A tale scopo è stato costituito un Tavolo permanente antiabusivismo

La Prefettura di Forlì ha previsto l’avvio di iniziative volte all’azione di contrasto al fenomeno dell’abusivismo commerciale, dalla contraffazione dei marchi, al commercio abusivo nelle aree pubbliche, alle diverse forme di attività economiche non regolate, esercitate con modalità che possono ledere alla concorrenza commerciale, come nel caso delle forme di abusivismo nel settore ricettivo. L'attività è stata inserita nell’ambito del Patto per la Sicurezza sottoscritto con gli enti locali territoriali e le Forze dell’Ordine.

A tale scopo è stato costituito un “Tavolo permanente antiabusivismo”, composto dai rappresentanti degli enti locali territoriali, delle associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali, dell’Ausl, dell’Inps, della Direzione territoriale del lavoro e delle Forze dell’Ordine al fine di definire concrete misure volte a scoraggiare i fenomeni in argomento. Nel corso dei lavori del tavolo si è posta l’attenzione sulle locazioni brevi per uso turistico, ossia sui contratti di locazione a uso abitativo stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online. Al riguardo la legge regionale n. 16 del 28 luglio 2004 ha regolato tale modalità di locazione prevedendo la locazione di appartamenti ammobiliati per uso turistico concessi per un periodo non superiore a sei mesi, in numero non superiore a tre, senza la fornitura di servizi aggiuntivi, con obbligo di comunicazione al Comune della locazione dell’immobile; oltre a questo anche l’attività saltuaria di alloggio e prima colazione nell’abitazione di residenza o abituale dimora, garantendo la compresenza con gli ospiti, senza la fornitura di servizi aggiuntivi, con un massimo di sei posti letto per un massimo di centoventi giorni nell’arco del periodo di disponibilità all’accoglienza, con obbligo di segnalazione certificata di inizio attività. Queste attività devono essere esercitate nel rispetto delle vigenti norme di pubblica sicurezza, che prevedono l’obbligo di comunicare alla Questura le generalità delle persone alloggiate. Di recente, al fine di assicurare il contrasto all’evasione fiscale, il decreto legge n.50 del 24 aprile 2017 ha previsto che i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on line, qualora incassino i canoni o i corrispettivi relativi ai contratti di locazione breve, operino, in qualità di sostituti di imposta, una ritenuta del 21% sull’ammontare dei canoni e dei corrispettivi all’atto dell’accredito e provvedono al relativo versamento all’erario.

Per favorire l’emersione dell’area del sommerso nell’ambito del settore delle locazioni brevi, evitando che si generi un mercato parallelo dell’ospitalità che si sottragga a qualsiasi obbligo nei confronti della comunità, è stata richiamata dal Prefetto l’attenzione delle autorità locali, dei dirigenti degli uffici finanziari nonchè dei responsabili delle forze di polizia affinché il fenomeno, soprattutto quello gestito dalle piattaforme elettroniche venga assoggettato agli occorrenti controlli per il rispetto di quelle regole minime previste dalle vigenti disposizioni normative, sanzionando i trasgressori. Il fenomeno ha un'imponenza non trascurabile e necessita il massimo rigore da parte delle pubbliche autorità per prevenire il diffondersi di forme di illegalità anche nel settore ricettivo e di concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici professionali: secondo l’inserto economico “Affari e Finanza” del quotidiano “La Repubblica”del primo maggio 2017, nel 2015 l’impatto economico complessivo in Italia sarebbe stato pari a 3,4 miliardi di euro e nel medesimo anno sarebbero arrivati nelle case italiane 3,6 milioni di ospiti, generando entrate medie annuali di 2.300 euro per ognuno degli 83.000 host sparsi su tutto il territorio nazionale.

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