A Villachiaviche una statua particolare: "Ha rappresentato in ferro battuto la sua storia di vita"

"Questo ultimo lavoro Carlo lo realizza per raccontare la sua storia". A raccontare la curiosa vicenda è don Daniele Bosi

"Non un oggetto per la vendita. Non un dono per la sua parrocchia. Questo ultimo lavoro Carlo lo realizza per raccontare la sua storia". A raccontare la curiosa vicenda è don Daniele Bosi.

Carlo Strada, abile artista del ferro battuto, che ha imparato l’arte da piccolo, dopo la 5° elementare andò a lavorare in via Casette a Porta Santi presso la bottega del fabbro Guido Santandrea specializzato nel ferro battuto. Rimase lì qualche anno, poi andò in un'altra bottega. A 20 anni, dopo il militare si è messo in proprio e continua ancora l’attività insieme ai suoi due figli ed è contento di avere trasmesso a loro questa arte.

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“Per amicizia, Carlo mi fece vedere la foto dell’ultimo lavoro che stava realizzando… qualcosa che riguardava la sua storia. E mi sono appassionato e gli ho fatto alcune domande in merito che qui sintetizzo. Strada ha voluto rappresentare con il ferro battuto le sue origini, secondo un racconto che il nonno paterno gli aveva tramandato. Che cioè il suo cognome, secondo il racconto antico, risalirebbe a 10 generazioni indietro, quando c’era l’usanza di lasciare bambini abbandonati in strada, e dall’abbandono di un orfanello in strada nacque il cognome Strada. L’opera, del peso di circa 40 kg, è un capolavoro d’arte. E non pensiate sia facile battere il ferro, io ci ho provato e vi assicuro che vedere realizzate le espressioni del volto o il bellissimo paio di pantaloncini del ragazzo è qualcosa di speciale. Strada ha realizzato come base la Romagna, per indicare la nostra terra. A sinistra si innalza un terno, i segnali antichi che indicavano a misurazione delle strade e i confini. Ha voluto riprodurre un terno in pietra originale che si trova a Pinarella. A destra il bambino, mancante una scarpa e con il calzino rotto, aspetta vicino al terno piangendo, e la lacrima si trova sul suo volto. In mano ha una mela e nell’altra una trottola. L’opera ha tantissimi particolari, specialmente nel corpo del bambino, con la scarpina slacciata e i laccetti al vento. Il bambino, con il piede quasi poliomielitico, perché c’era l’usanza di  abbandonare i bambini malati, quelli che non in erano in grado di lavorare bene in futuro. “Il bambino che ho raffigurato ha l’età di 3 anni e come modello ho usato la mia nipotina della medesima età. Mi ha dato forti emozioni”. 

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