A Cesena è il weekend di "Contemporanea": ma Vittorio Sgarbi non ci sarà

La manifestazione si svolgerà sino a lunedì dalle 10 alle 19.30 con una proposta che spazia tra tutti i linguaggi espressivi e le molteplici sfaccettature dell’arte

Vittorio Sgarbi non sarà presente alla Fiera Contemporanea di Cesena. La visita, annunciata per sabato, è stata cancellata "per motivi riferibili a inadempenzie altrui", viene spiegato in una nota. Sulla questione Romagna Fiere, attraverso una nota, "ritiene che ci sia stato un refuso da parte dell’assistente personale del professor Sgarbi nello scrivere “inadempienze altrui” a motivazione della sua mancata presenza. Questo in quanto non è riferibile alla società organizzatrice, alcun tipo di inadempienza. Crediamo che l’assistente dell’onorevole Sgarbi volesse scrivere “impedimenti altrui”, cosa che Romagna Fiere capisce perfettamente in quanto il professore è impegnato attivamente in più ambiti. Siamo dispiaciuti della sua mancata presenza, ma rinnoviamo sin d’ora il nostro invito ad avere presente in futuro il professor Sgarbi alle nostre manifestazioni d’Arte".

Il programma

La manifestazione si svolgerà sino a lunedì dalle 10 alle 19.30 con una proposta che spazia tra tutti i linguaggi espressivi e le molteplici sfaccettature dell’arte. Prospettiva che saprà attirare l’attenzione non solo degli esperti, ma anche dei curiosi e di chi per la prima volta si avvicina al mondo del collezionismo così come oggi ha suscitato il vivo interesse dell’assessore alla Cultura del Comune di Cesena, Christian Castorri che ha ufficialmente inaugurato la rassegna.

Nella ricca proposta di stimoli culturali che “Contemporanea” offre, spiccano gli eventi collaterali che ne qualificano ulteriormente l’offerta consentendo al pubblico di scoprire nuovi talenti o di riscoprire grandi maestri del Novecento focalizzando la propria attenzione su aspetti peculiari e a volte insoliti, della loro produzione artistica. E’ il caso di Mario Schifano, uno dei geni della Pop-Art che Eidos Immagini Contemporanee e Raffaella A. Caruso presentano in fiera con una retrospettiva dal titolo “Mario Schifano: Tele-Visioni”. La mostra collaterale getta uno sguardo attento sull’opera di uno dei maggiori intellettuali del secolo scorso. Musicista e cineasta (pochi sanno che nel 1967 Le stelle di Mario Schifano dettero vita a un esperimento di sound alla Velvet Underground ancora oggi insuperato), viveva tra musica e televisori accesi, e se Andy Warhol (cui è dedicata un’altra esposizione a Cesena Fiera) è ritratto con l’immancabile Polaroid in mano, Schifano ha l’occhio costantemente alla cinepresa, sino a deformare il gusto della sua visione. E questo lo porta a intuizioni che anticipano di decenni i pop up della cultura digitale: ma le finestre che lui apre nulla hanno di meccanico se non la tecnica del riporto fotografico, riuscendo incredibilmente a mantenere la poesia dello still-life e il fascino contemporaneo del work in progress.

Così dagli anni Sessanta, cominciò a riportare su tela emulsionata le immagini televisive: ogni immagine è occasione “d’arte” per diventare icona. L’uso della tela emulsionata  dalla metà degli anni ’60 sino  alla fine degli anni ‘80 (quando il materiale fotosensibile non fu più prodotto) dà vita nella storia dell’arte italiana e non solo a esperimenti interessantissimi. Eppure è forse proprio Schifano a rendere meglio la morbidezza di un mondo che sta diventando “liquido”. Fotografa immagini di ogni tipo che scorrono ininterrotte sui suoi schermi televisivi sempre accesi. E quel che gli interessa non è tanto l’immagine quanto appunto il suo scorrere. Quel che gli interessa non è la televisione, ma il modus cogitandi et operandi che si svilupperà a partire dall’immagine televisiva, riuscendo in questa rielaborazione a percorrere in un lampo la strada dalla figurazione all’astratto.Un processo ardito per l’epoca, che anticipa il concetto di flusso di informazioni che solo un visionario poteva annusare trent’anni prima dell’avvento di internet. Ma Schifano rimane pur sempre un artista pop e un tormentato, così nel processo di trasferimento dell’immagine mischia in velocità fotografia e pittura, lasciando a vantaggio dell’anima vintage dei posteri, il bordo arrotondato dello schermo. In questa mostra inedita, pensata e prodotta in esclusiva per Contemporanea, è esposto un corpus di opere tutte appartenenti agli anni ‘70, quindi assolutamente centrali di questo tipo di produzione.

Protagoniste anche le grandi installazioni e opere decisamente non convenzionali in due situazioni distinte della rassegna cesenate. Una di queste è un appuntamento ormai consolidato: “Spazio allo Spazio”, la sezione curata da Oscar Dominguez, artista argentino che dal 1999 vive e lavora a Faenza da dove sviluppa progetti artistici personali di grande levatura e opera da vero e proprio “talent scout”. Artisti che si confrontano tra loro e con uno spazio aperto, di grandi dimensioni, a 360 gradi in un allestimento studiato per fare sì che gli artisti non siano limitati da pareti e possano quindi interagire tra loro e con l’ambiente circostante. Per il 15° anno di collaborazione con la rassegna organizzata da Romagna Fiere, Dominguez arricchisce ulteriormente un progetto che può già vantare oltre 160 presenze di artisti in questi anni. Nove di loro proporranno le proprie installazioni anche alla 22ª edizione della fiera. Quest’anno saranno presenti con le proprie opere: Maria Cristina Ballestracci, Luca Costa, Matteo Lucca, Mauro Pipani, Paolo Poni, Francesco Selvi, Mattia Vernocchi, Silvia Zagni, Abdon Zani.

Un’altra area di “Contemporanea” ospita poi Mario Fresu e la sua opera “Come le Foglie”. L’installazione proposta dallo scultore cagliaritano che da anni collabora con le rassegne d’arte di Romagna Fiere (tra cui anche Vernice Art Fair) vuole rappresentare il tema della fragilità della vita umana, ma anche del suo ciclo morte-nascita. Il tutto attraverso la caducità delle foglie che spuntano dai rami e che poi, attraverso il ciclo delle stagioni, seccano e cadono per diventare humus e nutrimento per quelle che verranno. E’ la metafora della vita umana e del suo corso. Vita e morte nei loro opposti sono una cosa sola. Nell’installazione “Come le foglie” il tempo si è fermato, tutto è immobile, come di pietra.  L‘opera è il fotogramma statico in bianco e nero di un’immagine in dissolvenza tra la morte e la vita. In essa, insieme alla fragilità dell'esistenza umana, c’è la rinascita: in mezzo alla distesa di foglie dove la caducità e la brevità dell'esistenza è mostrata nell'imperturbabilità ciclica della Natura, accanto ad una panchina con sopra un vecchio paltò abbandonato e un libro illuminati dalla fioca luce di un lampione, una carrozzina per neonati. Qui ritroviamo il senso della Bellezza, di una bellezza simbolica che mette in relazione il sensibile con lo spazio descritto.

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Dal punto di vista tecnico l’installazione si compone di migliaia di foglie realizzate in resina e granulati di pietra che coprono un’ampia superficie di dimensione ambientale. Le foglie sono disposte a terra in modo da permettere ai visitatori di passeggiare tra di esse. La pietra rappresenta l’immortalità, si tratta di un’eternità apparente provocata dall'interruzione dello scorrere del tempo. All'interno di questa distesa di foglie, realizzata con gli stessi materiali, un lampione, una panchina con sopra un vecchio paltò e un libro ed accanto una carrozzina vuota. La scena suggerisce che tutto sia stato abbandonato all'improvviso. L’assenza, in questa natura morta, è colmata dai visitatori, i veri protagonisti dell'installazione, che nel loro interagire vivono il continuo divenire.

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