A 40 anni dalla strage Tavolicci ricorda le vittime nel luogo della memoria

Tutti hanno ribadito l'importanza di mantenere viva la memoria di quanto è accaduto perché non debbano ripetersi altri avvenimenti del genere in Italia, soprattutto in questo momento caratterizzato da violenti conflitti

Tavolicci, piccola frazione situata in Comune di Verghereto, è il luogo della memoria più importante della Romagna. In questa piccola località, isolata allora ancor di più oggi, si consumò la più tragica delle rappresaglie nazifasciste dell'ultima guerra mondiale nelle nostre zone. Le vittime della furia omicida furono 64, diciannove avevano meno di 10 anni. Durante la cerimonia rievocativa, che si è svolta domenica, sono intervenuti di fronte a numerose persone e amministratori in rappresentanza dei Comuni romagnoli: il sindaco di Verghereto Guido Guidi, la presidente del Coordinamento provinciale per i Luoghi della Memoria Monia Giovannetti, il vicepresidente della Provincia di Forlì - Cesena Maurizio Brunelli e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Sandro Gozi.

Tutti hanno ribadito l'importanza di mantenere viva la memoria di quanto è accaduto perché non debbano ripetersi altri avvenimenti del genere in Italia, soprattutto in questo momento caratterizzato da violenti conflitti in diverse località del mondo che potrebbero innescare pericolose escalation di carattere militare. Molto significative sono state le riflessioni di alcune ragazze che hanno partecipato al campeggio organizzato dal Centro Pace di Cesena e hanno seguito il laboratorio storico-culturale su "Tavolicci e le stragi dei civili sulla Linea Gotica".


Così tre mesi dopo don Giovanni Babini, all'epoca parroco della vicina frazione di Pereto, descrisse quanto avvenne a Tavolicci: "La sera del 21 luglio 1944 una squadra di 5 agenti della polizia italo-tedesca si portava a Tavolicci ( piccola borgata di 80 abitanti). Perlustrarono tutto il paese, penetrarono in tutte le case, simulando grande gentilezza e cortesia ed assicurando alla popolazione che contro di essa non sarebbe stato fatto nulla e che quindi dormisse nella propria abitazione. La mattina seguente un'ora avanti il giorno, mentre gli abitanti di Tavolicci dormivano ancora tranquilli così vigliaccamente ingannati, una squadra di agenti di polizia italo-tedesca (in numero di circa 40) come belve feroci irrompevano nel paese. Alcuni circondandolo con mitragliatrici ed altri penetrando con violenza nelle abitazioni, imponendo a tutti gli abitanti di alzarsi e vestirsi immediatamente. Intanto gli uomini validi e giovani venivano legati con funi e tratti sulla piazzetta del paese affinché fossero spettatori del massacro e del martirio delle loro donne e dei loro bambini. Gli uomini vecchi ed invalidi furono barbaramente uccisi sulla soglia delle loro abitazioni, tutte le donne e i bambini furono con spinte e minacce, rivoltella alla mano,come radunati in un piccolo ambiente e fu loro intimato di stendersi a terra: erano madri urlanti e stringenti al petto i loro neonati, erano ragazze nel fiore della vita che imploravano pietà e misericordia, erano piccoli fanciulli atterriti che attaccati alle gonne delle loro madri piangevano e chiedevano pane. Il boia che aveva la faccia mascherata e che parlava benissimo l'italiano, sulla soglia della porta, atteso il momento opportuno, sparò varie raffiche di mitragliatrice su quel cumulo di vittime innocenti che inutilmente imploravano misericordia. Poi si ritirò chiudendo la porta, ma sentendo ancora delle grida, dei gemiti, ritornò per ben due volte sparando vari colpi di rivoltella sulle persone che accennavano ancora qualche segno di vita. Alcune donne e bambini che tentavano di fuggire furono barbaramente uccisi e massacrati. Una piccola fanciulla di cinque anni che forse aveva tentato di darsi alla fuga fu trovata completamente sventrata. Per coprire in parte il massacro e non lasciare tracce dell'orrendo delitto venne appiccato il fuoco al locale sottostante, adibito a stalla, unitamente ad un paio di vacche, e così molti di quegli innocenti furono bruciati vivi. Intanto altri agenti si erano versati contro le abitazioni e quindi rubavano ciò che faceva a loro comodo e poi appiccarono fuoco a tutte le case. Gli uomini arrestati venivano trascinati a Campo del Fabbro (Comune di Sant'Agata Feltria) a circa due chilometri di distanza e quivi venivano tutti orrendamente massacrati e uccisi. Qualche donna e qualche fanciullo anche feriti riuscivano ad evadere alla vigilanza delle guardie e mettersi in salvo; altri riuscirono alla partenza degli agenti a fuggire dalla prigione in mezzo alle fiamme ed al fumo".

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