50 anni fa "moriva" il Santuario di Mongiusto: "Nessuno più veniva a piedi o in schiena all'asino"

Veniva così solennemente spostata la statuetta millenaria, era l’8 dicembre 1967. A rievocare un pezzo di storia locale è don Daniele Bosi, parroco di Villachiaviche

Cinquant’anni fa veniva abbandonato il Santuario di Santa Maria in Montegiusto, presso Tavolicci. E veniva solennemente spostata la statuetta millenaria, era l’8 dicembre 1967. A rievocare un pezzo di storia locale è don Daniele Bosi, parroco di Villachiaviche: “Per anni ho cercato e cerco notizie su questo ameno santuario, oramai ridotto a rudere, che ha origini in un tempio pagano, poi adattato al culto cristiano, aggiungendo nel Mille l’abside e subendo rimaneggiamenti nel 1500. Nessuno dei paesani anziani ricordava di preciso quando il santuario venne chiuso”.

Poi don Daniele nel 2011, andando alla  Biblioteca Comunale di Faenza per cercare materiale fotografico e schedature realizzate da Antonio Corbara, il primo che visitò tutte le parrocchie della Diocesi di Sarsina facendo le prime foto e le prime schedature a tutti gli oggetti sacri, trovò una  fotografia dove si ammirava un fotogramma della processione in cui la Madonna venne asportata. Sempre don Daniele: “Sapevo che l’ultimo parroco che andò a celebrare messa la domenica a Montegiusto fu don Babini di Pereto, il quale abbandonò il servizio nel 1962. In quel frangente, subentrò don Paolo Raggi che però iniziò a celebrare la messa domenicale nel sacrario dei Caduti presso Tavolicci, in quanto le abitazioni nel frattempo erano sorte lì attorno ed era scomodissimo recarsi a Montegiusto. Ma la Madonnina era rimasta al suo posto, celebrando la messa solamente nelle uniche due feste dell’anno, maggio e 15 agosto. Nel 2013, avendo avuto in dono libri e documenti dai parenti di don Paolo Raggi, fino al 1969 parroco di Pagno e Tavolicci e morto nel 1994 dopo aver svolto decenni in Missione in Kenya, mi trovai tra le mani alcune lettere del sacerdote in cui motivava l’asportazione della piccola antichissima statua”.

“In questi fogli dattiloscritti, don Paolo dichiarava che “le due feste annuali a Montegiusto costano sacrifici inauditi ai priori della festa che devono riparare la strada, impiegare delle giornate per pulire chiesa e locali annessi, e portare a schiena d’asino tutto l’occorrente per il pranzo, cui partecipano di solito dalle dieci alle venti persone; che dalle parrocchie site oltre la Para non viene oramai più nessuno, compresi i sacerdoti; che dalle altre parrocchie confinanti, per es. Monteriolo i fedeli raggiungono con gravissima difficoltà Santa Maria con i bambini in braccio, a piedi, mentre ormai a piedi non va più nessuno, e invece numerosissimi verrebbero, per le facili comunicazioni, a Tavolicci; che la statua della Madonna viene talvolta manomessa dai roditori: è stato stabilito che la Statua della Madonna, oggetto di tanta venerazione da parte dei fedeli, venga trasportata a Tavolicci. Si partirà processionalmente l’8 dicembre 1967 alle 9.30 da Montegiusto, con la fiducia che la stagione sia clemente, per arrivare a Tavolicci alle 10.30 per la messa”.

E in un altro foglio dattiloscritto c’è il resoconto della giornata: “ Il gruppo di fedeli, in arrivo a S. Maria, è stato accolto dal suono dell’antica campana, prelevando poi la venerata immagine, ha formato una bella processione, che si è snodata per oltre un’ora per sentieri impervii e scoscesi, tra boschi e tratti ora cespugliosi ora pietrosi. Ognuna delle dieci poste del Rosario era alternata da un inno alla Vergine; si susseguivano, talvolta, brevi pause di silenzio e soste forzate nella faticosa marcia. Non mancava il fotografo a riprendere le scene più salienti. A Tavolicci, nella chiesa gremita di gente, ha avuto luogo la S.Messa. L’entusiasmo, la fede genuina, l’amore fraterno e lo spirito di sacrificio della nostra buona gente, rimasta ancora in montagna, hanno caratterizzato la suggestiva cerimonia, che resterà indelebile nel cuore di tutti”. Nel 1996 poi la statuetta subì un altro spostamento, andando definitivamente ad alloggiare nella nuova chiesa, costruita da don Vittorio Morosi, per accoglierla.

processione santa maria 1967-2

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