Due anni di scavi per far emergere un pezzo di storia, anche il campo militare che ospitò Cesare

Si alza il sipario su una importante scoperta archeologica in prossimità del casello autostradale A14 “Valle del Rubicone”, a Gatteo

Scoperta archeologica sensazionale a Gatteo. I due anni di scavi su 5 ettari in prossimità del casello autostradale A14 “Valle del Rubicone” tra via Campagnola e via Mistadella, hanno permesso di far emergere, oltre a un sito articolato tra preprotostoria ed età romana, uno degli insediamenti militari più longevi di tutta la romanità (dal terzo secolo avanti Cristo al quinto/sesto secolo dopo Cristo).

Ma non solo. Secondo studi storici approfonditi quell'insediamento, proprio per la sua ampiezza e la particolarità in cui si trova (ovvero tra due assi viari importanti come la via Pompilia e la via Emilia) è molto probabile che sia il campo che ospitò Cesare la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 49 avanti Cristo. Da quel campo Cesare si alzò e si mise in cammino verso il Rubicone, che allora segnava il confine tra le terre dell'Impero Romano e la Gallia Cisalpina, e con cinquemila uomini e trecento cavalieri dichiarò guerra alla Repubblica romana. Una parte della nostra storia ha avuto origine proprio da lì, da quell'area in cui sono state ritrovate palizzate in legno difensive e fossati che cingono grandi areali, edifici e ambienti a strutture rettangolari, tipo caserme, ma anche srutture dirigigenziali, ambienti absidati, dal quale provengono frammenti di incensieri, come area di culto o legata alla direzione del castrum, dell'accampamento.

Una scoperta archeologica dalla ricaduta storica molto importante e che sembra poter porre fine a una diatriba che va avanti da secoli. "Il letto dell'antico Rubicone penso non ci sia più - spiega Christian Tassinari di Tecne S.r.l. di Riccione, la ditta incaricata di condurre lo scavo archeologico estensivo a Gatteo sotto la direzione scientifica della dottoressa Annalisa Pozzi, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna - Era un fiume che al tempo aveva un valore importante, di confine. Si può evincere dagli scritti dove all'incirca si trovasse ma, secondo me, a causa di sconvolgimenti geofisici il passaggio del fiume si è spostato o addirittura non esiste più".

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A parte l'infinita querelle sul Rubicone i rinvenimenti archeologici effettuati nell'area di Gatteo sono veramente d'importanza eccezionale. Gli scavi, iniziati ad ottobre 2018, si sono conclusi appena una settimana fa con l’esecuzione delle ultime indagini, per una durata complessiva di due anni. Una durata importante per uno scavo archeologico, determinata dall’importanza di quanto rinvenuto e dalla vastità dell’area indagata, con una superficie di 40.000 mq in corrispondenza del Piano Particolareggiato (Lotto 1), e di 10.000 mq per le verifiche fatte in corrispondenza del tratto di strada che collegherà al casello (superficie complessiva di 5ettari). Le attività in cantiere, interamente finanziate dalla TM Properties S.p.A. e con il supporto per la movimentazione terra dell’Impresa Mattei S.rl., hanno visto il coinvolgimento di diversi archeologi e di una restauratrice, coordinati dal dottor Cristian Tassinari della ditta Tecne S.r.l.

"Lo scavo archeologico - hanno spiegato Giorgio Cozzolino, Sovrintendente dei Beni Culturali di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e la dottoressa Annalisa Pozzi, funzionario archeologo della Sovrintendenza - ha portato alla luce importanti attestazioni, che documentano lo sfruttamento di un’area segnata dal percorso del Rubicone: un gruppo di ricche sepolture di età orientalizzante, un villaggio protostorico con tracce di attività legate alla vita quotidiana e alle produzioni artigianali, nonché attestazioni di un sistema difensivo particolarmente articolato che porta a collocare in questo punto l’organizzazione di un accampamento romano, frequentato dall’epoca repubblicana fino al periodo tardoantico. Il sito di Gatteo appare porsi in relazione con la rete itineraria, in cui costituiva un punto di riferimento il passaggio del fiume Rubicone e in relazione al quale lo scavo ha documentato un asse viario, segnalato dai fossi di guardia laterali, che collegava la costa verso l’interno, procedendo in direzione del Compito e quindi della via Emilia.

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Tali percorsi, che costituivano elementi di attrazione e poli aggreganti in funzione della circolazione di beni e persone, dovevano essere attivi fin dall’epoca pre-protostorica per essere poi ripresi nella rete viaria di età romana. Per questo motivo  - continua Cozzolino - è importante proseguire con la collaborazione che abbiamo con Forlì-Cesena per sviluppare un progetto di parco archeologico che preveda l'inserimento anche degli scavi di San Giovanni in Compito dove si ha attestazione di un insediamento databile allo stesso periodo e dove è venuta alla luce, nel 2018, una sepoltura principesca con carro. Con queste scoperte il parco archeologico fa un salto di qualità e in un qualche modo si chiude un cerchio cronologico."

E proprio sul parco archeologico l'assessore alla cultura, Stefania Bolognesi, e il sindaco Gianluca Vincenzi, si sono detti assolutamente convinti sul procedere col progetto. "Senza voler disquisire di cose meno culturali, come la ricaduta economica che può avere un parco archeologico sul nostro territorio - ha detto il sindaco - l'idea di voler mettere a disposizione dei cittadini e degli appassionati di storia e culturali la ricostruzione in sito di quello che è stato rinvenuto e un museo con tutto il patrimonio trovato, è assolutamente da non far cadere. Valorizzando la storia del territorio si creano anche le condizioni per richiamare turismo e mettere in modo vari settori dell'economia locali. Come amministratore appoggio in pieno questo tipo di proposta e da ora dico che faremo di tutto per realizzarla".
Nel frattempo tra gli obiettivi principali ci sono il restauro di buona parte del materiale archeologico, per il quale è stato richiesto un finanziamento al Ministero per i Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo, e la ricostruzione del sistema difensivo e di parte dell’accampamento romano e, in attesa di attivare il progetto di valorizzazione, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna, in collaborazione con il Comune di Gatteo e con la ditta Tecne S.r.l., ha organizzato per domenica 27 settembre, nell’ambito delle Giornate Europee per il Patrimonio, un pomeriggio dedicato alle nuove scoperte con una conferenza di divulgazione dei dati e con uno spazio dedicato alle ricostruzioni e alle rievocazioni della quotidianità nel villaggio protostorico e nell’accampamento romano, curate dall’Associazione Culturale Legio VI Ferrata.

Questi in particolare i rinvenimenti archeologici.

Il nucleo di sepolture villanoviane

Durante le operazioni condotte in cantiere è emerso un piccolo nucleo di 6 tombe a cremazione, databili tra la fine dell’VIII e la prima metà del VII secolo a.C., caratterizzate da corredi con materiali in ambra, in bronzo e in ceramica, nonché materiale organico come legno. Tra gli oggetti documentati, si annoverano elementi di ornamento per le sepolture femminili (fibule, orecchini e cinturoni) e armi per le sepolture maschili (punte di lancia in ferro e in bronzo). Di eccezionale rilievo è il recupero di un arredo ligneo, probabilmente un piccolo trono, utilizzato come supporto per l’urna cineraria della Tomba n. 3. Particolarmente interessante il collegamento con la documentazione archeologica di Verucchio e con le sue necropoli, considerato che i siti in questa fase appaiono collocarsi per lo più su luoghi di altura, mentre qui ci troviamo in un settore di pianura distante oltre 20 Km da quello che in questa fase è il centro egemonico del territorio.

Il villaggio protostorico

In prossimità del nucleo di tombe, è stato individuato un esteso ed articolato abitato, di cui è stato possibile definire i confini su tre lati, con una estensione ipotetica di circa 15.000 mq, ed un inquadramento cronologico, sulla base del materiale ritrovato, riconducibile all’età del Ferro, indicativamente tra VIII e VI sec. a.C. Numerose le tracce di strutture di tipo abitativo, che si presentano come capanne a pianta sub-rettangolare o circolare variamente dislocate, e le tracce di attività economico-produttive, legate alla filatura, alla realizzazione di vasellame ceramico e alla lavorazione delle pelli. In particolare quest’ultima lavorazione, cui sono riferibili numerosi pozzi, vasche per l’immersione e per l’affumicatura, sembrerebbe costituire una specializzazione dell’intero settore. Particolarmente importante la documentazione materiale, in quanto è stato possibile recuperare numerosi reperti archeologici, in buono stato di conservazione, che ne permetterà il recupero e il restauro.

L’accampamento romano

Il rinvenimento, a margine del Lotto 1, di un comparto con strutture a pianta rettangolare imperniate su pali lignei, confrontabili con edifici interpretati come caserme, aveva suggerito già dal 2019 la possibilità che in questo punto vi fosse un presidio militare, ipotesi avvalorata anche dal ritrovamento di una particolare fibula in ferro, frequentemente in dotazione all’esercito. Lo spostamento delle indagini nel settore della bretella stradale non solo ha confermato questa impressione iniziale, ma ha dimostrato come l’insediamento di tipo militare si distribuisse su un areale molto vasto, presumibilmente superiore ai 30 ettari, in cui si alternavano spazi protetti da lunghe recinzioni, apparati difensivi, latrine, edifici di tipo residenziale e dirigenziale. L’area della rotonda in esecuzione su via Molino Vecchio ha restituito le evidenze più significative in tal senso.

Verso est, le fondazioni di una torre a pianta poligonale e quelle di un edificio a pianta rettangolare, entrambi sorretti da imponenti montanti lignei di cui si sono riconosciute le fosse di fondazione, si saldavano a una palizzata lunga circa 150 m, che fungeva da elemento di delimitazione per un settore fortemente insediato posto ad ovest di essa. Qui, oltre a una caserma dalla consueta pianta allungata è venuta alla luce una schiera di ambienti associati a un cortile con piano in frammenti fittili e ciottoli, in cui si apriva la bocca di un pozzo. Questa area ha restituito anche abbondanti testimonianze materiali, come il vasellame legato all’assunzione del vino (coppe, bicchieri, anfore e brocche) e gli elementi in metallo che rimandano invece all’abbigliamento dei soldati (borchiette in bronzo, lamelle per corazze, chiodini in ferro per calzari). La presenza di un vano absidato e la qualità dei vasi ceramici suggeriscono che questo quartiere fosse connesso con le residenze dei generali o con il settore dirigenziale dell’accampamento (i cosiddetti Principia). Non mancano infine testimonianze relative all’esistenza di civili (artigiani) e di attività connesse alla sfera femminile (tessitura), che trovavano collocazione nelle parti esterne al campo. Sulla base dei materiali recuperati l’insediamento militare di Gatteo, impostatosi durante le prime fasi della romanizzazione (III sec. a.C.), dovette rimanere in esercizio fino al VI sec. d.C.

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